Confimprese Italia lancia il Giubileo bancario: “Come salvare banche, famiglie e imprese”. Guido d’Amico: “Politica sorda. Faremo questa battaglia”
Confimprese Italia alla Camera di Commercio di Viterbo per parlare del Giubileo Bancario. L’appuntamento della settimana scorsa, organizzato da Confimprese Viterbo, si è incentrato sull’opportunità di escogitare soluzioni finalizzate a comprimere l’ammontare delle sofferenze bancarie, cioè quei crediti che, a causa di difficoltà del debitore, difficilmente saranno rimborsati, ma restano a gonfiare i bilanci delle banche, in contrasto anche con le norme europee che vorrebbero eliminarli dai documenti economico finanziari degli istituti di credito. Il Giubileo bancario si inserisce in questa problematica con il proposito di avanzare una soluzione che vada bene per le banche, che devono pulire i bilanci dai crediti deteriorati, ma soprattutto per le famiglie che, a volte, rischiano di perdere la prima casa per un mutuo non pagato, e per le piccole e medie imprese, che sono quelle maggiormente sfiancate dalla perdurante crisi economica. La soluzione spesso percorsa dalle banche è quella di cedere i crediti in sofferenza a dei fondi specializzati, in alcuni casi veri e propri fondi “avvoltoio”, a prezzi fortemente ribassati, circa il 10 – 15% del valore nominale. La proposta del Giubileo bancario, invece, è quella di una rinegoziazione del credito bancario direttamente con il debitore (famiglia o impresa), a valori più alti del netto contabile, oggi mediamente pari a circa il 40% del nominale, e comunque superiori al prezzo di cessione a terzi. La soluzione permetterebbe alle famiglie esposte di avere una boccata di ossigeno e alle banche di cancellare, da subito, queste partite dalla centrale rischi del sistema, escludendo i debitori dall’elenco dei cosiddetti “cattivi pagatori”, che spesso impedisce loro di rientrare nel circuito bancario, esigenza particolarmente sentita nel caso di imprese.
Si tratta di una proposta win – win, vale a dire tutti ci guadagnano, gli unici che vedrebbero tagliati i loro profitti, peraltro portati all’estero ed all’estero tassati, sarebbero i fondi speculativi.
L’incontro della scorsa settimana si è aperto con i saluti di Domenico Merlani, presidente della Camera di Commercio di Viterbo, di Gianfranco Piazzolla, presidente Confimprese Viterbo e Giuseppe d’Angelo, di presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Viterbo.
È subito entrato nel vivo dell’argomento Vincenzo Perrotta, presidente Confimpree Napoli e delegato Confimprese Italia al credito di usura. “La crisi perdurante ha messo a dura prova le imprese di tutte le dimensioni – ha detto – anche se il tessuto economico italiano è formato prevalentemente da quelle medio piccole. Le grandi imprese, oramai, sono andate tutte all’estero. Per il sistema bancario siamo solo numeri. Poco importa se dietro a un numero ci sono persone e famiglie. Oggi con la cartolarizzazione del debito la banca vende ai fondi esteri le proprie sofferenze ricavando una percentuale di 20 su 100 di valore nominale del credito. Una volta che il credito è stato acquistato dal fondo estero i soggetti debitori non hanno più un rapporto con la banca e finiscono in un tritacarne, da cui non se ne esce più. Nella prossima legge di bilancio, inoltre, stiamo per ricevere un altro regalo: si sta cercando di interrompere la prescrizione delle cartelle esattoriali. La vecchietta sarà trattata alla stessa stregua dell’impresa. Stiamo vendendo la nazione al sistema finanziario. Si potrà verificare l’aggressione della prima casa anche per un debito di 2 mila 3 mila euro. Possiamo subire anche questo? Confimprese è l’unica che si sta ribellando e sta portando avanti questa battaglia”. “Con questa proposta di legge – aggiunge nel suo intervento l’avvocato Biagio Ricco dell’associazione Favor Debitoris – stiamo cercando di dare maggior potere contrattuale al debitore. Le banche, purtroppo, per velocizzare le procedure, mettono tutto a disposizione dei fondi, e non ci guadagnano nemmeno, come, invece, potrebbe avvenire mantenendo il rapporto con l’originario debitore che potrebbe rimborsare loro un importo maggiore di quello riconosciutole dal fondo”.
Ma l’intervento più incisivo è stato quello del presidente di Confimprese Italia, Guido D’Amico: “La problematica del credito deteriorato è sentita dal territorio”, ha detto, mettendo in rilievo l’importanza dell’impresa familiare nel comporre la gran parte del tessuto economico italiano. “Noi faremo questa battaglia con onestà intellettuale e con la convinzione di stare nel giusto. Dobbiamo tutelare le nostre imprese. Questa politica purtroppo è sorda, sembra fare un po’ il gioco delle tre scimmiette, perché pensa solo ad auto conservarsi. Noi, in questa battaglia, non siamo per la conservazione. Sarà una lotta che porteremo avanti con una consapevole solitudine, perché solo le associazioni che non hanno nulla da perdere possono combatterla.