Consulta del volontariato, feroce scontro, Frontini: “Nomine per tenere buono qualche consigliere”.
Viterbo – Feroce scontro in commissione tra maggioranza e opposizione sulle nomine di natura politica del direttivo della consulta del volontariato che riunisce in sé numerose associazioni del territorio. Il nodo della questione emersa nella seduta di ieri, riguarda la presenza di un presidente e due membri che sono consiglieri comunali, quindi figure politiche. L’attuale presidente è Sergio Insogna in quota a Fondazione, i due consiglieri sono, Valter Merli (Lega) nominato dalla maggioranza di centrodestra e Lina delle Monache per la minoranza di centrosinistra e civici. È stata quest’ultima ieri a sollevare in commissione la questione. “La consulta non deve avere un politico dentro – ha detto Delle Monache – chi dirige è il presidente, e il presidente è un consigliere comunale. È qui che c’è la politica dentro l’associazionismo. La consulta del volontariato deve essere uno strumento a parte e deve potersi regolare da sé anche attraverso la nomina in autonomia del suo presidente che, invece, con questo regolamento viene deciso dal consiglio comunale. Questa è una richiesta che le associazioni stanno facendo da circa dieci anni“. “Le associazioni sbagliano“, replica Santucci, mentre la discussione sale di tono. “Questa è una sua opinione”, ribatte Delle Monache. La richiesta delle associazioni di poter nominare loro il proprio presidente deve essere affrontata in consiglio comunale, dove ogni si prenderà le proprie responsabilità“. A questo punto la discussione si scalda. Parecchio. A buttare benzina sul fuoco ci pensa Merli: “Lina se non sei d’accordo che la politica sia dentro il direttivo della Consulta del volontariato, dovresti essere la prima a dimetterti dal direttivo. Se lo farai, lo farò pure io“. Delle Monache risponde piuttosto seccata:”Ma di cosa stiamo parlando?“. La rissa è nell’aria, e a spargere altra benzina arriva pure Chiara Frontini (Viterbo 2020): “Parliamoci chiaro, si tratta di affibbiare un posto a un consigliere comunale per, in qualche modo, metterlo buono”. Santucci sbotta: “Ma cosa dici?”. E la rissa è servita. Da una parte e l’altra dei banchi di maggioranza e opposizione volano urla, insulti, grida, con tanto di gestualità. Santucci stigmatizza: “State offendendo Sergio Insogna”. E Insogna entra in campo. Urlando verso la minoranza: “Cosa stai dicendo – dice all’indirizzo di Chiara Frontini – io sono una persona seria. Io non ti permetto. La consulta non è un centro di potere, ma un centro di servizi. E questi servizi li stiamo implementando. Stiamo lavorando. Le associaizoni si autogestiscono, non accetto l’ accusa che io starei portando la politica nella consulta”. Il clima è piuttosto surriscaldato. Frontini continua per la sua strada: “La consulta è stata ferma, non ha potuto lavorare per oltre sei mesi perché il consiglio comunale non raggiungeva l’accordo sulle nomine del direttivo“, attacca ancora. Ma la sua accusa si tramuta in un boomerang rinviato nella età campo avversaria dalla maggioranza di centrodestra. “Voi – grida Santucci – avete bloccato la nomina per 40 giorni perché non riuscivate a mettervi d’accordo su chi mandare nel direttivo“. In pratica, secondo Santucci: “il bue dice cornuto all’asino”. Frontini non risponde in modo diretto, ma taglia corto sull’argomento : “Oramai ho capito quando la volete mandare in caciara. Poiché nella consulta di volontariato ci sono le associazioni, non ci devono essere dentro figure politiche“, rimarca Frontini. “Se la maggioranza delle associazioni chiedono una modifica, vediamo se Santucci dice che sbagliano. Noi raccogliamo questo disagio che emerge anche dai verbali e lo rappresenteremo in consiglio comunale“. Santucci (Fondazione), da parte sua, ieri ha rivendicato con forza l’opportunità di avere un direttivo composto da tre consiglieri comunali. “La consulta ha il suo regolamento – ha detto – ed è pienamente legittimo, non necessita di essere cambiato. È stata costituita nel 1998. Poiché è un ente strumentale al Comune, deve rispondere a sindaco e giunta“. Funzione che sarebbe assicurata, secondo Santucci, proprio dalla presenza di un direttivo politico. “Se cambiamo questa fisionomia – dice – diventa un’altra cosa, non è più strumentale all’amministrazione comunale, ma diventerà una delle tante associazioni che vengono qui a fare la fila per chiedere qualcosa. La consulta sta funzionando, per la prima volta nella storia ha una sua sede. Ha dei fondi in bilancio. Sergio Insogna sta facendo un ottimo lavoro. Stamattina lo avete offeso. La forza della consulta – ribadisce Santucci – sta proprio nel fatto che al suo interno ha un consigliere comunale delegato che rivendica le risorse in sede di formazione di bilancio”. “Le associazioni ci chiedono una cosa diversa“, mantiene il punto Frontini, “Non vogliono un presidente politico“. Lina Delle Monache punta sullo scopo dell’associazione di permettere di realizzare la cittadinanza attiva e la partecipazione, “Cosa che con l’attuale regolamento non avviene – commenta – Le associazioni finora non hanno potuto partecipare alla programmazione dei piani di zona. Il piano sociale della regione Lazio prevede che ogni Comune debba istituire dei tavoli tematici a cui iscrivere le associazioni che vogliono partecipare alla stesura del piano di zona. La consulta li ha fatti, ma non sono quelli previsti dal piano sociale. A che serve allora la consulta?. Dobbiamo cambiare il regolamento in modo che le associazioni iscritte possano partecipare alla progettazione. E in questa attività di revisione è necessario raccogliere l’istanza delle associazioni di eliminare la presenza di politici nel direttivo, soprattutto di dare la possibilità ai componenti della consulta di eleggere il proprio presidente senza che questo sia calato dall’alto dal comune di Viterbo. Così la consulta ha, invece, solo una funzione consultiva.”. Prova a placare gli animi Luisa Ciambella (PD): “State tranquilli – dice alla maggioranza – questo mandato scorrerà via così. Il lavoro che inizieremo, varrà eventualmente per la prossima consiliatura. La consulta è stata costruita nel 1998, necessita di un aggiornamento. Le associazioni, poi, chiedevano di avere un presidente non politico anche prima della nomina di Sergio Insogna. Pensiamo a un regolamento che dia loro autonomia”. “Mettiamo da parte l’ipocrisia – interviene pure Giacomo Barelli – vediamo solo se le regole sono rispettate oppure no. La consulta, tanto, dovrà sempre rapportarsi con un politico, nel momento in cui si rivolge al comune. Voterò sì per portare in consiglio comunale la discussione e fare proposte concrete”. Ma Santucci vede nella questione una “battaglia politica” della minoranza: “Non ci credo che 40 associazioni hanno manifestato un disagio verso la presenza di un presidente politico” taglia corto seccato.