Home Cronaca Covid19, Harvard boccia il modello Italia: minaccia sottovalutata, misure graduali un errore.
Covid19, Harvard boccia il modello Italia: minaccia sottovalutata, misure graduali un errore.

Covid19, Harvard boccia il modello Italia: minaccia sottovalutata, misure graduali un errore.

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Nazionale, 30 marzo 2020 – Dagli Stati Uniti arriva quella che ha tutta l’aria di essere una sonora bocciatura del Modello Italia, se non tutto, gran parte di esso, per fronteggiare e risolvere l’emergenza coronavirus. A emettere il severo verdetto sui criteri seguiti dal governo italiano per arginare Covid-19 è una pubblicazione, riportata da Repubblica, di una delle più prestigiose università statunitensi la rivista scientifica Harvard Business Review. Secondo l’analisi condotta da un gruppo di ricercatori, l’Italia avrebbe compiuto alcuni errori decisivi nel contrastare il contagio da Covid.19. Nel report si mettono in evidenza due criticità decisive nel far scricchiolare il modello Italia: “la sottovalutazione del rischio” e l’introduzione di “misure graduali”, contraddicendo, su questo secondo fattore, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che in un’intervista al giornale spagnolo El Pais, dichiara che la formula che secondo lui ha dato i risultati migliori è stata quella dell’adozione di “misure graduali secondo i criteri di adeguatezza e proporzionalità”. Diversa opinione quella degli studiosi americani, che evidenziano una serie di errori nel modello italiano, provocando una maggiore diffusione dell’epidemia. Per quanto riguarda la sottovalutazione del rischio, secondo la rivista scientifica americana, seppur parte dell’epidemia presentava uno sviluppo che “non poteva essere sotto il pieno controllo dei legislatori”, i leader italiani non sarebbero stati in grado di “riconoscere l’entità della minaccia rappresentata da Covid-19, nell’organizzare una risposta sistematica e nell’apprendere cosa fare dai primi successi e “fallimenti”. Secondo i ricercatori americani, in Italia è avvenuto un “fallimento sistematico nell’assorbire e agire rapidamente ed efficacemente in base alle informazioni esistenti”. Secondo gli esperti, l’esperienza cinese doveva essere “il senno del poi” di quella italiana che non non si trovava in una situazione di “completa mancanza di conoscenza di ciò che doveva essere fatto”, in quanto il virus aveva dato ampia dimostrazione di sé proprio in Cina. Quello che si sarebbe verificato all’interno del processo decisionale messo in atto dai vertici politici italiani, sarebbe stato un meccanismo psicologico di selezione delle informazioni teso a recepire solo quelle in sintonia e rafforzative della propria visione, scartando quelle  in contrasto. “Le pandemie che si evolvono in modo non lineare (per esempio, iniziano in piccolo ma si intensificano in modo esponenziale), sono difficili da affrontare a causa delle difficoltà nell’interpretare in modo rapido ciò che sta accadendo” scrivono gli esperti, secondo i quali il momento giusto per agire era all’inizio della minaccia, quando essa appariva piccola, o inesistente, cosa che non è avvenuta in Italia. “Sottovalutazione del rischio” che, secondo i ricercatori americani, sarebbe dimostrata dalla campagna “Milano non si ferma” con cui una serie di politici sono apparsi in pubblico, in luoghi affollati, con strette di mano, invitando a non entrare nel panico.  L’aperitivo di Nicola Zingretti non è passato inosservato agli studiosi di oltreoceano che hanno severamente condannato il comportamento di certi politici nostrani, mentre il virus già scorrazzava indisturbato nel Paese. In proposito l’analisi della rivista Harvard Business Review punta il dito contro la classe politica italiana, parlando di “incapacità sistematica di ascoltare gli esperti” e comportarsi nel modo corretto. Bocciati senza appello i provvedimenti graduali introdotti dal governo Conte come i decreti  che in Italia hanno intensificato l’isolamento sociale in modo progressivo. Una mossa inadeguata, secondo l’analisi americana, “non coerente con la rapida diffusione del viruspure in considerazione del fatto che quanto stava accadendo in alcune aree del paese dimostrava senza equivoco la gravità della situazione. Bocciato pure l’approccio differenziato per aree che ha spinto molte persone a fuggire verso il Sud del Paese alimentando il rischio di una maggiore diffusione del virus. Secondo lo studio il Paese non si sarebbe dimostrato all’altezza di tracciare la linea dei contagi, dovuto, secondo gli esperti Usa, al diverso approccio adottato dalle Regioni. Per questo alcune hanno reagito meglio di altre. Promosse: Lombardia e Veneto. Le due regioni hanno adottato distanziamento sociale e chiusure. Il Veneto ha aggiunto “un maggior numero di test, operatori sanitari più protetti e un più rapido ed efficace  tracciamento dei contatti”. Una politica che ha dato risultati migliori.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.