Da Firenze Salvini si candida a premier, numeroso il gruppo viterbese guidato da Umberto Fusco
Manca ancora più di un mese alla fine dell’anno, ma i fuochi d’artificio a Firenze sono già esplosi grazie a Matteo Salvini. Il leader della Lega dal palco di piazza Santa Croce ha lanciato la sua candidatura a premier e promesso : “Domani presenteremo denuncia nei confronti di Matteo Renzi, perché comprarsi gli indirizzi di milioni di italiani residenti all’estero per mandargli la letterina elettorale, è un reato penale di cui dovrà rispondere davanti a qualche giudice, vediamo se nei tribunali di tutta Italia c’è un giudice che abbia voglia di far rispettare la legge, i brogli elettorali prima del voto ancora non li avevo conosciuti. I comitati del no – continua Salvini – avevano chiesto per scritto nomi, cognomi, indirizzi dei 4 milioni di italiani residenti all’estero per mandargli comunicazioni sul referendum. Ci hanno risposto di no per motivi di privacy. E ora, invece, sono arrivati sulla scrivania di Renzi”, grida Salvini, mettendo benzina in una piazza “bollente” che grida, applaude, agita striscioni e fantocci che simulano la figura del premier italiano nella giornata fiorentina dedicata alle ragioni del No alla riforma costituzionale del governo.\r\n\r\nNoi con Salvini Viterbo a Firenze. I numeri diffusi dagli organizzatori stimano circa 40 mila persone in piazza Santa Croce. Tra queste anche una folta rappresentativa viterbese di Noi con Salvini, capeggiata dal coordinatore provinciale Umberto Fusco insieme al responsabile enti locali della Tuscia, Enrico Maria Contardo. “È stata una giornata splendida – commenta Fusco – la piazza era piena di gente, da Viterbo siamo venuti in cinquanta. È iniziata una nuova era”. Il gruppo viterbese è stato il più numeroso del Lazio con due pullman dalla Tuscia e uno da Roma. “Anche oggi Salvini – dice il coordinatore Fusco – mi ha rinnovato la sua considerazione verso la Tuscia, un territorio a cui tiene molto”. E proprio riguardo alla politica locale, anche Fusco critica l’iniziativa dell’abolizione del contributo aggiuntivo al ticket nazionale disposto dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti : “Vogliamo una sanità più efficiente, che funzioni e sia anche più veloce, come ad esempio sulla risposta delle analisi – dice – se il sistema sanitario funziona come si deve, poi le spese si abbassano da sole e per i cittadini ci sarà un risparmio vero”. Fusco ricorda, inoltre, l’appuntamento al Caffè letterario, martedì sera, alle 18.00, con il responsabile economico Armando Siri che presenterà il suo libro sulla Flat Tax, un punto fondamentale nel programma di Salvini premier, già presentato circa dieci giorni fa alla Camera dei Deputati.\r\n\r\nLo strappo con Forza Italia. A piazza Santa Croce a Firenze si apre un nuovo capitolo per i partiti della destra, ma dalla storia esce Forza Italia, grande assente della giornata di ieri, che ha invece visto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia formare un agguerrito tandem con Salvini contro Renzi. Nel vuoto lasciato da Forza Italia, ieri in piazza Santa Croce, ha parlato solo il disappunto di uno strappo con il gruppo di Berlusconi consumato con la caduta del sindaco leghista di Padova, avvenuta proprio con il voto di due forzisti. La separazione tra Lega Nord e Fratelli d’Italia da una parte e Forza Italia dall’altra è ormai un evento uscito fuori dal campo delle ipotesi per diventare realtà. È prematuro azzardare previsioni circa una replica delle dinamiche nazionali anche a livello locale, ma esse sono in atto. La spaccatura c’è, è reale, ed è molto probabile che si apra fino al territorio viterbese in occasione del rinnovo del consiglio comunale del capoluogo, come già avvenuto, peraltro, nei comuni della Tuscia andati al voto quest’anno.\r\n\r\nSalvini guarda a Trump e Brexit. Intanto la Lega si gode la giornata del “No” a Firenze. Salvini non le risparmia a Renzi. Sia lui che Giorgia Meloni si inseriscono su un binario parallelo alla vicenda americana di Trump e quella inglese di Brexit, sperando di arrivare alla stessa meta: il successo di un voto antisistema.\r\n\r\nEuropa e immigrazione. “Il 4 dicembre dobbiamo mandare a casa Renzi – grida Salvini – sta facendo credere di governare nell’interesse degli italiani, invece lo fa in nome di qualche affarista che in realtà vuole svendere il nostro paese. Firenze diede i natali a Dante Alighieri che ora qualcuno sta pensando di cancellare dai banchi di scuola perché nel canto 28 dell’Inferno osò scrivere ‘vedi come storpiato è Maometto”. L’immigrazione si riconferma il cavallo di battaglia del leghista anche nella piazza fiorentina, “L’Italia – attacca Salvini – spalanca le porte a tutte le persone per bene, all’estremismo islamico, no. Oggi non c’è stata una parola per la strage di Nassirya”. Altro tema caldo per Salvini è l’Europa: “In futuro non vogliamo alleanze con chi ci sostiene l’Unione Europea della Merkel, dell’euro e delle banche. Chi se ne frega dell’Unione Europea – dice -. Il Pd è il partito che ha votato la direttiva sulle banche, la Bolkestein, che dall’anno prossimo lascerà in mezzo alla strada 300 mila lavoratori italiani. Il Pd ha anche votato per regalare 15 miliardi di euro alla Turchia perché entrasse in Europa, e ora ci sta facendo arrivare olio dalla Tunisia, pomodori e arance dal Marocco, il riso dalla Birmaia, il latte dall’Ucraina, il vino senza uva e il cioccolato senza cacao. Vogliamo mangiare e bere quello che ci dà la nostra terra. Il no al referendum è anche per difendere la nostra agricoltura”.\r\n\r\nSalvini si candida a premier. L’arringa di Salvini aggancia il suo culmine nella vicenda americana: “La lezione che ci arriva dagli Stati Uniti è chiara – dice – con Clinton c’erano banchieri, affaristi, lobbysti, giornalisti, finanzieri. Anche noi dobbiamo cacciare Renzi il 4 dicembre, la disoccupazione è tornata all’ 11,7%, la pressione fiscale è al 49%, i nostri ragazzi migliori scappano all’estero, mentre in tre anni di governo sono sbarcati mezzo milione di clandestini, non di profughi, da rispedire a casa loro dal primo all’ultimo. Se il voto della Brexit e quello americano ci insegna qualcosa, se voi siete d’accordo, io sono pronto, insieme, oggi da Firenze si parte per vincere, io la faccia ce la metto, non ho paura di niente e di nessuno. Il nostro è un no che anticipa un sì dal 5 dicembre in poi per una riforma costituzionale dove i cittadini scelgono chi li governa, magari con elezione diretta del presidente del consiglio e mandiamo in soffitta il presidente della Repubblica e i prefetti che non servono a niente. Ringrazio i cittadini americani per la lezione di democrazia che hanno dato a tutto il mondo, al quale la signora Clinton avrebbe promesso un futuro di guerra”.\r\n\r\nIl programma elettorale di Salvini. Salvini annuncia i punti del suo programma, evidenziato che sono gli stessi di quelli di Trump: “Flat tax al 15%, riportare in Italia le imprese che scappano all’estero, istituire dazi fino al 40% per bloccare l’importazione di beni cinesi per salvare il Made in Italy, separazione delle banche d’affari dalle semplici banche, espulsione di 2 milioni di immigrati clandestini. Pensate – dice – che Trump ha deciso di azzerare i finanziamenti ai comuni che non collaborano nell’individuazione e nell’allontanamento degli immigrati clandestini, qui invece diamo i soldi ai sindaci che li accolgono e li coccolano”.\r\n\r\n“Siamo tutti miserabili”, l’intervento di Giorgia Meloni. Ancora più duro l’intervento di Giorgia Meloni che ha anticipato sul palco di piazza Santa Croce quello di Salvini: “Per Hillary Clinton siamo tutti dei miserabili – attacca -. È proprio questa la parola che ha usato per definire quelli che non votavano per lei, perché per essere colti e illuminati, gli americani avrebbero dovuto votare per una che prende i finanziamenti dal fondamentalismo islamico, che ci voleva riportare in piena guerra fredda e che vorrebbe l’aborto al nono mese. Gli americani l’hanno evitata, e quindi sono dei miserabili. Come noi che oggi siamo qui, perché quello che è accaduto negli Stati Uniti è un po’ quello che sta accadendo in tutto il mondo. Miserabili è sinonimo di povertà, e alla sinistra radical chic la povertà gli fa ribrezzo, il popolo con tutti quei disoccupati, i piccoli e medi imprenditori, i commercianti, gli allevatori, gli agricoltori, i pescatori, quelli che mettono su famiglia e fanno i figli senza ricorrere all’utero in affitto, sono una volgarità. Noi, invece siamo dalla loro parte, siamo fieramente populisti contro lo strapotere degli speculatori, degli usurai mascherati o trasformati sotto la finanza internazionale, delle lobby e degli amici degli amici dei potenti.”.\r\n\r\n“C’è uno scontro aperto in tutta Europa e in tutto il mondo tra i diritti dei molti e gli interessi dei pochi – continua Meloni – La globalizzazione va governata altrimenti produce solo miseria e povertà. Se continuiamo a importare merci a basso costo da paesi dove non sono rispettati i diritti dei lavoratori, mettiamo fuori mercato le nostre e creiamo disoccupazione a meno che decidiamo di pagare i nostri lavoratori come cinesi e messicani”. Anche la Meloni, quindi, si dichiara favorevole all’istituzione di dazi doganali alle merci importate. “La globalizzazione incontrollata – spiega – conviene alle multinazionali, al grande capitale, alle lobby, alla finanza, quel mondo che in America è rappresentato dalla Clinton e in Italia va a braccetto con Renzi”.\r\n\r\n“L’immigrazione non c’entra niente con l’accoglienza e la solidarietà – prosegue Meloni – è solo un modo per rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori italiani, è questo il gioco aperto, chi non accetta di lavorare otto ore a 400 euro al mese resta a casa, tanto ci sono 500 mila migranti clandestini disposti a lavorare a queste condizioni. Tu, italiano, resti a casa disoccupato e se ti lamenti sei xenofobo e razzista, mentre il grande industriale che sfrutta i migranti è un filantropo. I profughi sono solo il 10% degli arrivi, tutti gli altri sono clandestini che arricchiscono le cooperative che poi finanziano i partiti di governo. E non credete che sono soldi dell’Europa quelli destinati all’accoglienza, che poi i fondi europei sono sempre soldi nostri, nel documento di bilancio di Renzi sono stati iscritti 2.900 miliardi. Nessuno dice basta. Dopo gli ostelli arriveranno a sequestrare anche le seconde case sfitte degli italiani?”\r\n\r\nL’ultima arringa della Meloni è per il ministro Alfano: “Ormai lo chiamiamo Caronte dei giorni nostri, sarà quello che avrà traghettato un miliardo di africani verso l’Italia”. Anche il “No” di Giorgia Meloni rimbomba forte e chiaro dal palco di Santa Croce: “Dopo il voto americano – dice – sono arrivati al punto di dire che la democrazia è pericolosa. Con questa riforma il Senato resta, ma non siete più voi a votare i senatori, li nomineranno i partiti politici, il governo continuerà ad essere scelto nei palazzi, così come il presidente della Repubblica, che potrà a sua volta nominare 5 senatori su 100, conterà più lui da solo che 2 milioni e cinquecento mila voti dei cittadini, i parlamentari potranno continuare a farsi eleggere in una lista ed essere liberi, dopo il voto, di passare in un’altra restando al loro posto. Chi tradisce il mandato degli elettori deve andare a casa. La Costituzione deve aumentare la sovranità degli italiani non diminuirla”.\r\n\r\n“Il 4 dicembre Renzi sarà seppellito da una valanga di “No” – conclude Meloni – e se il giorno dopo Mattarella dovesse rivelarsi un altro Napolitano, impedendoci di andare al voto vi chiameremo tutti alla mobilitazione”.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n \r\n\r\n