Viterbo, 24 febbraio 2024 – Le parole di una giovane commessa in zona Corso, Anna (nome di fantasia ndr) di circa 20 anni, spalancano la porta sulla vita del centro storico, quella reale, quella vera, e riportano con i piedi per terra chi proietta Viterbo su livelli qualitativi che ancora non ha. Il Corso senza passeggio e con le vetrine spaccate dei vandali riconsegnano una foto preoccupante di una spirale del degrado che pare aver accelerato la sua caduta verso il fondo. Altro che accostamenti con il centro storico di città ben più “blasonate” in cui l’attrattività e i servizi hanno raggiunto ben più altri livelli.
Un contesto, quello viterbese, in cui la paura di non battere abbastanza scontrini è stata oramai superata da quella di veder entrare qualcuno che ruba l’incasso e, nelle situazioni peggiori, arreca danni a cose e persone. Eventi tipici di quelle zone “abbandonate” dove la gente va più poco e, quindi, diventano terreno di conquista di malintenzionati. Secondo i commercianti sarebbero spariti non solo i viterbesi, ma anche la provincia, un segmento di fruitori che il fine settimana si è sempre riversato nel capoluogo, ma che, secondo loro, da queste parti non si vede più. E tornano sotto accusa le tariffe dei parcheggi. Anche se i motivi di questa veloce decadenza, secondo i commercianti sono numerosi.
“Lavoriamo con l’ansia perenne“, dice Anna che abita da sola e a fine mese deve pagare affitto e bollette. “Per uno stipendio minimo, qui rischi la vita“, prosegue, “Ci sono state vetrine spaccate, gente che entra nei bar con i coltelli“, sottolinea, richiamando recenti fatti di cronaca, “Abbiamo paura a stare qui fino alle sette e mezza, quando chiudiamo con l’incasso. In giro non c’è nessuno. Poche persone, in gran parte stranieri. Ci sono ubriachi. Si verificano episodi strani di individui che urlano in piazza e parlano da soli”, continua Anna. In una zona centralissima come il Corso: “Si lavora con l’ansia. Sai che può entrare chiunque. La sicurezza non c’è”, dice, descrivendo quello che appare un vero e proprio “calvario” quotidiano che non termina con la fine dell’orario di lavoro. Chiuso il negozio, alla sera bisogna andare a recuperare l’auto: “A volte parcheggio sopra piazza Verdi, altre a valle Faul perché è gratuito”, dice ancora Anna. “Io guadagno circa 50 euro al giorno. Lasciare l’auto al parcheggio a pagamento al Sacrario, significherebbe venire a lavorare solo per questo”. “Conviene stare a casa”, dove almeno non si rischia. Ma Anna a lavorare ci deve andare. Per vivere. “Per arrivare a valle Faul alla sera devo prendere dei vicoli dove, se salta fuori all’improvviso qualche malintenzionato, non c’è nessuno che può aiutarti o sentirti”. Ma prima di arrivare lì, all’auto sotto Palazzo dei Papi, c’è da camminare per tutto il Sacrario, arrivare fino all’ascensore, e da lì uscire a Valle Faul. Zone spesso ricettacolo di bivacco, epicentro più gettonato per atti vandalici e risse, a suon di pugni e a volte coltelli, poco illuminate e piuttosto isolate. Gli ultimi posti in cui una donna, da sola, alla sera, vorrebbe andare. Ma quelle come Anna, che lavorano in centro, non possono evitarlo. “A volte ci aspettano i fidanzati”, dice, “certo non è giusto che debbano essere costretti a fare questo”.

All’immagine “reale” della vita in centro storico di chi lavora, aggiunge un importante tassello anche Liliana, titolare della storica merceria “Francesco”, aperta a piazza delle Erbe da “75 anni”. “Di questo passo ci manderanno via tutti”, dice, “Sono qui dal 1960. Negli ultimi anni è andata sempre peggio, non c‘è più nessuno”. C’è, però, una sorta di “irrigidimento, come si ferma una macchina, c’è subito chi fischia e la manda via”, dice. “Vorrei tanto capire cosa sta succedendo”, si chiede riguardo alla velocizzazione con cui il centro storico sembra stia andando a finire sul fondo. “O il viterbese non ama più la sua città, il centro, e preferisce andare verso la grande distribuzione, con cui i soldi vanno fuori, oppure c’è qualcosa che non va”, dice sottolineando quanto detto anche da altri commercianti: “Non viene più la provincia. Non so cosa sia successo”. Finisce sotto accusa di nuovo la tariffa della sosta: “Per Natale abbiamo rimborsato a chi veniva a fare la spesa da noi i soldi del parcheggio. Siamo arrivati anche a fare ciò”, dice, riferendo le lamentele dei clienti non solo su questo, ma anche sulla viabilità: “A Natale hanno fatto un macello”, dice, e poi, “Stiamo andando tutti alla deriva”, indicando l’angolo “morto” di piazza delle Erbe: “chiuso il forno, chiusa la gelateria. A Carnevale molte persone sono venute per il gelato”. Sparito anche questo. Altri commercianti scuotono la testa, tra rabbia e rassegnazione: “Cosa parliamo a fare? Nessuno ci ascolta. Un po’ alla volta chiuderemo tutti”, dicono.

”Non è più una questione solo di commercio”, dice Laura, “I residenti se ne vanno, la gente non viene più a passeggiare, noi commercianti stiamo qui a far passare l’aria. E ora pure i vandali”.