Dies Natalis: 700 fiaccole vive e 300 candelabri, Ascenzi: “Il 3 settembre sarà un’altra cosa”.
Viterbo, 14 luglio 2024 – Settecento fiaccole vive sparse su tutta la Macchina e 300 candelieri con fiamma che riprodurrà esattamente quella viva con una tecnologia che annullerà il rischio che si spengano. “Il 3 settembre Dies Natalis sarà tutta un’altra cosa”: parola del suo ideatore, Raffaele Ascenzi, dopo la prova del traliccio, durante la quale, seppur completa solo per poco più della metà, Dies Natalis ha già lasciato tutti a bocca aperta.
La sola luce del giorno ha, comunque, illuminato una miriade di particolari di un’architettura definita fino al massimo dettaglio, che recherà una moltitudine di figure, una diversa dall’altra, per raccontare una storia incastonata all’interno di un complesso scultoreo stupefacente.
La Macchina resta, comunque, “un animale notturno“, dice lo stesso Ascenzi. E, dunque, la luce, assente nella prova del traliccio, sarà l’altra co-protagonista, insieme all’architettura, svelata solo in parte, la sera dell’imminente, prossimo 3 settembre. Sarà una sorpresa, insomma, anche per chi l’ha ideata e realizzata. “Anche la prova nel capannone dell’illuminazione“, dice ancora l’ideatore, “Non dà la rappresentazione di quello che poi la Macchina sarà”, assicura. “La vedi, solo quando esce da lì, quando si immerge nelle strade e riprende la luce che rimbalza dalle case”. Sarà una luce calda.

“Dalle prime prove che abbiamo già fatto”, prosegue Ascenzi, la struttura che richiama il colore di un tono più chiaro del peperino “si colorerà, raccogliendo la luce e riflettendola in maniera eccezionale. All’interno le fogliette di alluminio sono molto riflettenti, dovremo fare attenzione per mescolare queste due differenti rifrazioni del materiale”.
Tra le novità introdotte da Dies Natalis, c’è la presenza di ben tre figure della santa, nessuna delle quali supera la croce, collocata sulla sommità della Macchina. Soluzioni progettuali intraprese dopo uno studio attento di ben 80 Macchine. Tra tutte, una, in particolare, ha colpito Ascenzi: quella del 1827 di Papini che riporta alla base la scena della riesumazione del corpo di Rosa con un personaggio armato di piccone nell’atto di scavare, mentre a poca distanza si erge la figura interessata del papa Alessandro IV che aveva chiesto di esaudire il sogno di Rosa. “È stata una sfida ritornare a 58 anni fa, ultima data in cui un progettista mise l’immagine della Santa all’interno delle architetture”, dice Ascenzi, “Un balzo indietro veramente importante. C’è stato un po’ di timore, poteva essere una causa di esclusione dalla gara andava ben giustificata“. Dall’analisi di ben 80 macchine, Ascenzi ha evidenziato che “i progettisti modificavano lo stile, alcune volte verso il gotico, altre verso il neoclassico, ma sempre dentro un baldacchino barocco devozionale. Erano tutte molto simili, ma all’interno raccontavano delle storie.
Una, del 1827, mi ha sempre incuriosito – continua -. C’era un uomo con un piccone dietro, e a lato si vede un papa, Alessandro IV, che ordina di scavare in quel punto in seguito al sogno con cui la Santa gli comunica di voler essere sepolta al monastero, dove è ancora visibile. La Macchina deve raccontare una storia. Su Dies Natalis ci saranno tre sante“.
La prima, quella alla base, è distesa sul letto di morte: “Esporre un corpo morto in un giorno di festa, è un messaggio che richiama alla bellezza. Per la Chiesa quello è il giorno in cui si nasce verso Cristo. Di tutte le foto che abbiamo a disposizione delle vecchie macchine, la santa non supera mai la croce”, dice Ascenzi, che rivela anche un altro particolare: “Dies Natalis è una sfida anche nelle dimensioni. In fase esecutiva, d’accordo con il RUP, è stata anche ristretta nella parte bassa di 10 cm per lato, vitali per farla passare. In alcuni punti ho visto due tre centimetri”, dice Ascenzi riguardo alla prova del traliccio.