Draghi scarica la politica: «Io federatore del centro? Lo escludo. No! Un lavoro lo trovo da solo».
Roma, 13 febbraio 2022 – Mario Draghi perde le staffe, ma in modo composto. Il Presidente del consiglio mantiene la sua tradizionale compostezza, ma il tono della voce rivela punte che vorrebbero uscire da quella postura calma e indifferente che mostra verso le recenti vicende del Quirinale, strada preclusa al premier dai veti dei partiti. E, ora, replica, con voce quasi sprezzante e sicuramente adirata a chi gli chiede se sia probabile una sua discesa in campo come federatore del centro. Draghi è chiaro. Anzi, chiarissimo. «Le rispondo in maniera chiara, lo escluso. E correi aggiungere anche un’altra, ho visto tanto politici che mi candidano a tanti posti in giro per il mondo, mostrando una sollecitudine straordinaria nei miei confronti. Io li ringrazio molto, li ringrazio moltissimo. Vorrei rassicurarli se per caso deciderò di lavorare dopo questa esperienza, un lavoro lo trovo anche da solo». Un Draghi impietoso, dunque, verso quella politica che gli ha sottratto quello che probabilmente poteva essere per lui un suo sogno, varcare la porta del Quirinale come il nuovo Capo dello Stato. Percorso sbarrato da quel Giuseppe Conte che circa un anno fa ha dovuto cedere il ruolo del Presidente del Consiglio proprio a Draghi, ma anche da Matteo Salvini, verso il quale l’ex Bce in questi mesi ha dimostrato di non nutrire una grande simpatia, riservata più all’ala governista e georgettiana della Lega. E, infine, i veti di quel Silvio Berlusconi che lo vedeva diretto competitor di Draghi all’ascesa al Quirinale. Insomma super Mario, dopo tanti anni fulgidi di splendida carriera professionale come economista, ha dovuto imparare che anche in politica il conto si paga sempre.