Gloria vola sulla città. Si conclude alla perfezione il trasporto 2017: il Sodalizio, oramai, è una macchina ben collaudata e oliata. Nessun tratto crea problemi, nemmeno quelli che di difficoltà, vista la configurazione delle vie cittadine, ne creerebbero, eccome. Intorno alle 20,00 sulla macchina di Raffaele Ascenzi, iniziano ad accendersi le prime luci. Oltre le mura cittadine, subito fuori Porta Romana dove il ponteggio di Gloria è appoggiato, va in onda un’altra storia. Due giganteschi new jersey hanno interrotto il traffico sulla Cassia, mentre un autotreno sta scaricando altri blocchi. Sono le misure antiterrorismo. La novità che nessuno, dopo tanti secoli, avrebbe voluto vedere. Il percorso di Gloria è costellato dalle forze dell’ordine. Una presenza certamente rassicurante, soprattutto perché lo spettro dei recenti fatti di cronaca è, senza dubbio, nell’aria. Tutte le piazze e le vie sono presidiate.
A piazza delle Erbe, intorno alle 20, sembra accendersi un tafferuglio tra un gruppetto di ragazzotti raccolti ai piedi della fontana, ma l’intervento di un agente, a cui basta solo alzare un po’ la voce, riporta l’ordine. Sulle tribune si notano diversi posti rimasti vuoti, non si sa se per il costo del biglietto o per la cautela di non partecipare a feste troppo affollate. Nonostante tutto, al primo “sollevate e fermi”, Gloria spazza via ogni ombra, e chi è venuto a vederla, di certo non se ne pente. I facchini danno il massimo, come sempre. Arrivano a piazza Fontana Grande per la prima sosta, dove ricevono il saluto caloroso del pubblico. In prossimità della fontana ci sono i gruppi di spettatori “storici”. “Ogni anno, da dieci anni, veniamo qui. Evviva santa Rosa”, grida Alessandro. Tra i facchini c’è pure chi, ieri sera, per la prima volta ha portato sulle spalle la macchina, chi ha fatto il suo debutto alle corde, chi è diventato ciuffo. Per Manuel Lucca è stato l’esordio sotto la macchina. A pian Fontana Grande racconta la sua esperienza, con il “gergo” del facchino: “È andata via un paio di volte, poi è venuta giù tutto insieme. È faticoso, ma bello, bello, bello. Sono molto emozionato, è una bella sensazione, anche se li sotto non pensi più a niente. Scarichi tutto. In nove anni sono stato quattro alle corde e quattro alla leva”. Giovanni Aluisio invece è una guida: “Siamo gli autisti della macchina, i collaboratori del capofacchino, cerchiamo di tenere la macchina al centro della via. Non abbiamo avuto difficoltà. I facchini sono quelli che sono, e la macchina la conosciamo benissimo. Il tratto più complicato è il Corso, ci sono grondaie e balconi a pochi centimetri dalla macchina, bisogna guardare il millimetro. Ieri sera abbiamo fatto delle linee per terra in base ad esse ci muoviamo”. Federico Cipollari, invece, è al suo primo anno da ciuffo: “È il posto di responsabilità, all’apice alla “carriera”, tra virgolette, del facchino. Sei visto un po’ come un esempio per tutti gli altri. è la meta di un facchino che porta la macchina. Fino a qui (piazza Fontana Grande ndr) le file dietro, dove mi trovo anche io, sono state scariche dal peso tra virgolette. Ora al Corso saremo noi quelli più sollecitati”. Per tutti i facchini, esordienti o veterani, la macchina è sempre una grande emozione, come, del resto per chi la guarda. Riparte da piazza Fontana Grande e prosegue verso piazza del Plebiscito, ma prima, alla fine di via Cavour, per un attimo spegne le luci a led, e celebra così il 50esimo anno del fermo del Volo d’Angeli, avvenuto proprio qui. Oltrepassata la soglia di piazza del Comune, i facchini eseguono la girata. Perfetta anche questa. Uno di loro la racconta: “È il pepe nella trita”, dice Massimo Bastianini, sotto la macchina da 21 anni, “Si gira, si gira, si gira, arriva, arriva, arriva, per fortuna finisce la girata, e se ne va”. Dopo una lunga sosta a piazza del Comune con la visita a Palazzo dei Priori e in Prefettura, si riparte verso piazza delle Erbe, dove c’è una vera e propria ovazione. Chi segue ormai da tempo i trasporti, sa che sta arrivando il pezzo più difficile: il Corso. Far sentire ai facchini che i viterbesi ci sono e la città sta insieme a loro sotto la macchina, è una marcia in più per tutti. Tra il pubblico c’è chi riconosce sotto la distesa dei fazzoletti bianchi, dietro l’espressione deformata dalla fatica, con i denti stretti, la fisionomia di un figlio, un fratello, un padre, un fidanzato, un marito o anche solo un amico, qualcuno che conosci solo di vista, con cui la macchina crea un legame di solidarietà, dentro la famiglia allargata del popolo viterbese. Pure il Corso scivola via senza intoppi. Ci sono le grondaie vicinissime, e un tratto strettissimo, ma le guide sanno fare il loro lavoro, e tutto fila liscio. A piazza del Teatro la macchina si posiziona per compiere il tragitto aggiuntivo di via Marconi fino al Sacrario. Due ali di folla accolgono con un grande applauso i facchini. Una sosta a piazza della Repubblica, poi al Sacrario, prima di risalire via Marconi agganciando delle corde alla macchina che serviranno ad accompagnarla. A tenere le grosse funi, oltre ai facchini anche don Alfredo Cento, insieme al Sodalizio nel “bene” e nel “male”, che in questo caso vuol dire faticare e sudare insieme a loro: “Tutti gli anni tiro le corde sulla salita di santa Rosa. Mi sento un facchino pure io. Sto sempre molto vicino a loro. Stasera hanno un umore molto alto”, dice il parroco, alla domanda perché stia tenendo in mano la fune in via Marconi. A questo punto siamo a tre quarti del percorso, la meta è vicina, e nessuna sgradevole sorpresa si è verificata. Gloria torna a piazza Verdi: il capofacchino Rossi, davanti al teatro dell’Unione, ordina “Sollevate e fermi” e, per un attimo, la macchina sembra decisa a fare una fuga verso l’alto, per poi ricadere sulle spalle dei facchini con una leggera ondulazione della punta, quel che basta per far gridare tra lo stupore e lo spavento. Ma è tutto normale, avviene a ogni sosta. Ad accompagnare i facchini quest’anno c’è una madrina d’eccezione, miss Italia 2015, Alice Sabatini.
Ogni volta che la macchina si ferma in molti approfittano per uno scatto insieme a lei. Prima di affrontare la salita di santa Rosa il presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini commenta:”È andata benissimo, in ogni tratto abbiamo avuto riscontri eccellenti. Nessuna sbavatura, tempistica rispettata, non abbiamo avuto nessun problema di nessun genere”. Un bel dieci in pagella quindi a tutti i facchini. Passa qualche minuto e Gloria è pronta per divorare la salita, e lo fa. In un battibaleno porta a casa Rosa, e ricongiunge molti facchini alle famiglie che stanno aspettando sulle scale del sagrato della chiesa, dove la macchina viene adagiata, siglando con grande successo anche questo trasporto 2017 . La santa Bambina, anche stavolta, ha dissolto ogni ombra, su di lei si possono scorgere solo stelle disseminate in un grande cielo sereno.
( video in corso di pubblicazione)