Viterbo – La città si sveglia con il coronavirus in casa. Positivi al primo test ieri una studentessa della Georgia e un professore dell’università degli Studi della Tuscia. Pare che la prima fosse stata precedentemente nella zona di Venezia, mentre il secondo avrebbe preso parte aut convegno fuori regione. I due casi non sarebbero correlati, e se si dovessero confermare contatti con le zone rosse, come sembrerebbe, escluderebbero la presenza di un nuovo focolaio, proprio a Viterbo. Va anche detto che a questo punto di diffusione dell’epidemia, è sempre più difficile risalire al paziente zero e capire se si tratta di nuovi focolai o no. Intanto in città sono state prese delle misure precauzionali. I ragazzi che alloggiano nella Casa dello Studente, dove è stata la ragazza positiva al Covid-19, sono stati sottoposti a isolamento domiciliare volontario. La biblioteca consorziale ha comunicato che resterà chiusa fino al 22 marzo a scopo precauzionale. Chiuse anche le scuole, mentre l’università ha comunicato la sospensione di tutte le attività. Insomma un copione già visto in altre parti d’Italia. Forse anche per questo la città non si è particolarmente allarmata. Il coronavirus fa paura, ma ogni giorno entra nelle case di chiunque attraverso i media, con bollettini in tempo reale, scenari da apocalisse nelle zone rosse in quarantena, tanto che la scoperta dei due casi a Viterbo ha, sì, destato preoccupazione, ma, tutto sommato, i viterbesi, considerando le cronache italiane di questi giorni, un po’ se lo aspettavano.
All’alimentari “Da Fernando” in via Mazzini la clientela è per la gran parte sopra i 6o anni, eppure: “Non ne parlano tanto del coronavirus – dice il titolare – In questi giorni non abbiamo nemmeno registrato un picco degli acquisti. La nostra clientela è abituale, alcuni abitano qui, molti vengono da fuori. Sono persone per la gran parte al di sopra dei 60 anni, ma non sono particolarmente preoccupate per il virus“. Alla macelleria Nardi in via Mazzini, come in molti altri luoghi, il coronavirus è l’argomento del giorno. Il titolare, però, ci va con i piedi di piombo e un po’ di scetticismo. “Secondo me – dice – questa cosa è stata un po’ gonfiata. Come con la mucca pazza. Mi sembra un po’ strumentale”. Intanto nel negozio entrano clienti ed esprimono il loro punto di vista. Una signora ammette: “Sì, sono un po’ preoccupata, ma ho più paura dell’Aids e di altre malattie che arrivano dall’Africa“. Un altro cliente si aggiunge alla conversazione: “La beccheremo tutti. Oramai è nell’aria. No, non ho paura, sono rassegnato. È un’influenza un po’ più forte. Bisogna stare attenti agli anziani. Io faccio il rappresentante, vedo molta gente e tutti ne parlano in modo preoccupato. Evitano i contatti. Se i media si azzittissero un po’, forse la paura diminuirebbe”. La macelleria Nardi in questi giorni ha venduto di più, “ma non so se dipenda dal coronavirus“, dice il titolare. “La gente – prosegue – è preoccupata per il virus, ma tanto anche per l’economia”. Critico sulla chiusura delle scuole: “I ragazzi non andranno a scuola, ma se poi vanno nei bar, nei ristoranti, nei pub e in discoteca, sarà tutto inutile”. Anche alla farmacia Montaboldi, ieri, con la notizia dei due casi di coronavirus a Viterbo, non è cambiato granché: “Sono settimane che la gente viene qui a comprare gel, mascherine ed altro. Abbiamo finito tutto, non c’è più nulla”, dice il dottor Franco. “Non è il primo virus che gira – aggiunge – c’è stata la Sars, ce ne saranno altri. Certo è un virus che cammina parecchio, ma bisogna stare tranquilli”. Dove il coronavirus monopolizza letteralmente le chiacchiere è al bar. “Non si parla d’altro – dice Massimo del Blu Bar di Piazza Crispi -. Questo virus è un problema grosso. Ora bisogna vedere se usciranno fuori altri casi positivi a Viterbo”. Un cliente fa una previsione pessimistica: “Ne usciranno altri 40″. Un altro, invece, è scettico e pensa che la cosa sia stata un po’ gonfiata. Chi la prende con un certo distacco è Marco, 24 anni: “Sì noi giovani ne parliamo, ma stiamo abbastanza tranquilli anche perché pare che colpisca di più gli anziani“. Alla domanda se cambierà abitudini con la scoperta di due persone contagiate a Viterbo, risponde deciso: “No, continuerò ad andare nei locali e a fare con i miei amici quello che facciamo sempre.– Ovviamente se la situazione non peggiorerà”. Tra le varie opinioni c’è pure chi fa una battuta sibillina: “Si parla dl coronavirus e sono spariti i problemi del governo giallorosso”. Insomma a Viterbo l’arrivo del Covid-19 pare non avere destato eccessivi allarmismi, rispetto alla preoccupazione che già c’era nella popolazione dopo i fatti di Codogno. Eppure, passando in un negozio di cosmetici e prodotti per l’igiene della casa, la commessa alla domanda dove sia l’alcol e l’Amuchina apre le braccia desolata: “Mi dispiace non li abbiamo più. L’amuchina è sparita da tempo e l’alcol in questi giorni, pure. Tutto esaurito”.
Tiziana Mancinelli
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