Viterbo, 15 novembre 2024 – Due feriti, entrambi all’ospedale, uno in grave condizioni. È il macabro resoconto di una tragedia annunciata: un incidente tra due auto all’incrocio tra via Lorenzo da Viterbo e via Pietro Vanni. Episodi, più o meno violenti, che si verificano con cadenza regolare da anni in un tratto di strada che necessiterebbe di indicazioni evidenti e marcate per indicare un incrocio poco visibile e pericoloso, dove, invece, per anni è mancata anche la striscia in terra dello stop, poi fatta qualche anno fa, e subito ricoperta con una lingua di asfalto. L’incrocio si inserisce in una zona centralissima, tra Paolo Savi e Piazza Crispi, ma abbandonata a se stessa: se l’incrocio tra via Lorenzo da Viterbo e via Pietro Vanni non è adeguatamente segnalato e, quindi, pericoloso, quello che sta a pochi metri di distanza, nell’intersezione di via Lorenzo da Viterbo con via Antonio del Massaro, all’ora di punta è invaso dalle auto in sosta vietata. File di macchinette elettriche parcheggiate sulla carreggiata di scorrimento delle auto in curva, macchine posizionate ovunque, sui marciapiedi, di fronte ai passi carrabili, in mezzo agli incroci. Ma la trappola mortale è l’incrocio con via Pietro Vanni. La dinamica è sempre la stessa. Quando le auto impattano, una finisce di traverso sul marciapiede, sulla porta di ingresso di abitazioni private, o anche sul muro perimetrale di un giardino provato. Un pericolo, insomma, non solo per gli automobilisti coinvolti nell’incidente, ma anche per le persone che dovessero malauguratamente passare di lì al momento dell’impatto. Il bollettino delle vittime si allunga, ma nessuno pare voler porre rimedio. Quinta Epoca ha documentato questa situazione di potenziale pericolo fin dal 2020, ma nulla si è mosso. La disperazione dei residenti si sta trasformando in collera. Sulla pericolosità dell’incrocio ci sono state sempre copiose segnalazioni e richieste dei cittadini per metterlo in sicurezza. Ma ad oggi questo, non è ancora avvenuto. E ieri l’ennesimo incidente. L’incrocio richiederebbe una segnalazione rinforzata e, invece, è sprovvisto anche di quella minimale: la striscia in terra dello stop è mancata per molti anni, poi è stata fatta, ma dopo pochissimo tempo è stata coperta da una lingua di asfalto. Al momento praticamente irriconoscibile. L’incrocio è una potenziale minaccia, e incarna lo stato di abbandono di un tratto di strada a ridosso di importanti edifici scolastici che all’ora di punta diventa un Far West con auto parcheggiate ovunque: sui marciapiedi, sulle carreggiate degli incroci, di fronte ai passi carrabili, addosso alle abitazioni private. Una vera e propria giungla, dove ognuno fa quel che vuole. In questo contesto si trova l’incrocio diventato “infernale” per mancanza di una segnaletica adeguata. La disperazione dei residenti rasenta la rabbia. Alcuni di loro vittime dello stesso incidente, altri proprietari delle abitazioni che si vedono “volare” le auto sui muretti dei giardini. Negli anni sono piovute le segnalazioni al Comune. Ma nulla è accaduto. L’incrocio resta senza adeguata segnaletica, una minaccia reale anche per i pedoni che passano sui marciapiedi e per chi dovesse uscire di casa al momento dello scontro. “Abito qui dal 2011 – dice Andrea – e sono rimasto anche io vittima di incidente, nonostante la prudenza, visto che lo conosco, un’auto mi ha centrato. Ho scritto, segnalato, mandato foto, chiedendo un semaforo. Il pericolo non è solo per gli automobilisti, ma anche per i pedoni che potrebbero essere colpiti da una eventuale macchina”, conclude Andrea. “Almeno una volta a settimana c’è un incidente con dei feriti che richiede l’intervento dei vigili”, dice Alessandro che indica il muretto del giardino di casa sua più volte riparato perché colpito dai veicoli. “Servirebbe un semaforo”, dice, “Ma nessuno se ne fa carico”. “Ho rischiato di veder crollare il mio terrazzino”, dice un altro residente, “perché una macchina ha colpito il pilastro portante. È pericoloso anche per noi che usciamo di casa”. C’è poi Valentina “abito qui da settembre, ho visto tanti incidenti e altrettanti sfiorati per un pelo, come quello di poco tempo fa, un’auto ha mancato per poco due ragazzini in motorino, potevano restarci”. Infine la testimonianza di Paolo, con un’officina meccanica sul posto: “Ho avuto un incidente qui nel 1996, ero bambino, sono stato in coma tre giorni”.