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Massoneria: Francesco Orioli fu uno dei primi massoni viterbesi, fondò una loggia nel monastero della Pace

Massoneria: Francesco Orioli fu uno dei primi massoni viterbesi, fondò una loggia nel monastero della Pace

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Tutto ciò che è segreto desta curiosità, così come tutto ciò che non si conosce alimenta l’immaginazione. Una delle realtà che si trova spesso al centro di queste cose è proprio la Massoneria, con la fitta area di mistero che avvolge il suo mondo. E così può sorprendere che alcuni suoi appartenenti, in realtà, sono sempre stati sotto i nostri occhi, nemmeno in modo tanto defilato, essendo grandi personaggi della storia, protagonisti di autorevoli opere, con cui sono saliti spesso agli onori della cronaca, rimanendo negli annali della memoria. Anche Viterbo, da questo punto di vista, ha avuto la sua gloria.  Il massone più famoso della Tuscia  fu Francesco Orioli. E fu anche uno dei primi. A descrivere sapientemente la sua biografia è il dott. Giovanni Costantini. “Francesco Orioli è stato uno dei primi Massoni Viterbesi storicamente riconosciuti, distintosi sia nella Libera Muratoria sia nella vita profana”, dice il dott. Costantini, “nato a Vallerano il 18 marzo 1785, fu condotto dal padre medico a Roma e iscritto al Collegio Romano. Dopo un anno si trasferì casa del nonno materno, a Montefiascone, per studiare latino e iscriversi in seguito, senza vocazione, al seminario per gli studi teologici e filosofici, che abbandonò quasi subito per tornare a Roma e seguire il corso di legge, in cui si laureò, per poi diventare professore di fisica e filosofia nei licei della capitale. Stanco della filosofia, si trasferì a Perugia, dove conseguì la laurea in medicina. Nel 1815 insegnò fisica all’Università di Bologna riscuotendo un notevolissimo successo e ottenendo grande seguito tra i suoi studenti. Nel 1831 partecipò con i suoi allievi all’insurrezione di Bologna. Ministro dell’Istruzione pubblica del governo delle province unite, fu poi costretto all’esilio, dove non giunse mai perché durante il viaggio, fermato dagli austriaci, fu tradotto in carcere a Venezia. Liberato dopo tre mesi per l’intercessione dell’ambasciatore francese, iniziò un peregrinare di paese in paese, portando sempre con sé il sogno dell’Unità d’Italia. Fu professore di archeologia alla Sorbona di Parigi, quindi professore di psicologia a Bruxelles, docente di fisica a Londra, arrivando sino a Corfù dove insegnò fisica nella locale università. Con l’amnistia di Pio IX, nel 1846, tornò a Roma, dove ottenne la cattedra di archeologia, distinguendosi per i suoi studi di etruscologia. Nel 1847 fondò il giornale “La bilancia”, sebbene si pose presto in contrasto con i liberali più ortodossi. Nel 1849 fu eletto deputato al Parlamento della repubblica Romana. Restaurato il governo pontificio, per i suoi meriti fu nominato Consigliere di Stato ed ebbe un legame dialettico molto stretto con il Papa, nonostante le diverse posizioni su cui i due si trovavano. Numerose furono le sue pubblicazioni scientifiche e storiche. Morì a Roma il 5 novembre 1856”.\r\n\r\nMente eclettica e brillante, Francesco Orioli, grande figura del passato, fu “avviato alla Massoneria da Quirino Candelori di Ischia di Castro – continua Costantini –  entrò poco più che ventenne nella R:. L:. “La Virtù trionfante”, all’Oriente di Roma. Orioli scrive nel 1809: “Non potei fare a meno d’aver parte nella fondazione di un raduno a Viterbo, al quale avevo dato il mio nome in Roma, che intitolammo “Telegrafo del Cimino”, il quale teneva conciliaboli notturni nel Monastero della Pace. La sede fu lì lì per andare in aria, con tutti i congregati, messo sotto la sala, dalla malizia di un pretonzolo, un barile di polvere che per sorte fu scoperto”. “Nel 1810 – spiega Costantini – la Loggia di Viterbo aveva sede nel convento della Pace, ora demolito. Dell’edificio oggi rimane solo la chiesa della Pace, sconsacrata. Alla Loggia l’Orioli assegnò un nome assai particolare: “Telegrafo del Cimino”, e ne fu per molti anni Maestro Venerabile. Capire perché scelse questo nome per l’Officina non è stato semplice, poi ho scoperto che l’Orioli non era solo un medico, filosofo, fisico, archeologo e uomo di legge, ma soprattutto un grande cultore delle scienze moderne e del progresso rimase entusiasta della invenzione che, alla fine del XVIII secolo, i fratelli Ignazio e Claude Chappe presentarono al pubblico francese: un sistema di comunicazione ottica basato su una catena di segnalatori, funzionanti per mezzo di un braccio rotante e di due bracci minori dotati di meccanismi capaci di fare assumere posizioni diverse corrispondenti a lettere, numeri e ordini di servizio. La visibilità era data dalla posizione elevata, al culmine di una collina o di un monte per cui i telegrafisti, posti a distanza variabile tra i 12 e i 25 chilometri e muniti di un cannocchiale, riuscivano in pochissimo tempo a trasmettere le notizie da un capo all’altro del paese. La prima linea telegrafica per volere di Napoleone Bonaparte fu aperta tra Parigi e Lille nel 1794, raggiungendo in breve tempo tutti gli angoli del paese. Sicuramente nei primi anni del XIX secolo ci fu l’installazione di una linea sul monte Cimino tra Viterbo e Roma”.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.