Circa 4 mila visitatori all’anno, solo un terzo del patrimonio posseduto esposto al pubblico. Solo due numeri, ma più che sufficienti a svelare la sorte “mediocre” toccata al museo civico Rossi Danielli che di storia, eppure, ne avrebbe tanta da raccontare. I numerosi e pregiati pezzi custoditi all’interno dell’edificio di piazza Crispi, contiguo alla chiesa di Santa Maria della Verità, nota per ospitare la stimata cappella Mazzatosta del grande Lorenzo da Viterbo, sono certamente un valido motivo per spendere qualche euro di biglietto e andare a visitare questo luogo intriso di antichissimi echi della storia. Ma non è così. Soprattutto dopo il crollo delle due sale che ha notevolmente ridotto lo spazio per l’esposizione e anche l’affluenza del pubblico. Lo rivela la stessa assessora al Patrimonio, Luisa Ciambella (PD), nell’illustrare i beni inseriti nell’elenco delle valorizzazioni immobiliari. Tra questi c’è anche il museo civico. Servirebbero «circa 350 mila euro» per recuperare gli ambienti crollati, ma già con il prossimo bilancio l’assessore Ciambella spera di trovare almeno le risorse «per il primo stralcio», dice nell’ultima commissione.\r\n\r\nIn realtà il museo civico non è sembrato mai al centro di un grande sforzo promozionale da parte del Comune: il riflettore più grande l’ha forse acceso sulla struttura proprio il crollo delle due sale, quasi fosse stato l’esplosione disperata di rabbia dei tanti pezzi storici contenuti all’interno di essa, desiderosi di segnalare la loro presenza e ricevere la doverosa attenzione.\r\n\r\nOggi per ripristinare la struttura che ospita il museo civico, si starebbe pensando anche a forme di «partenariato pubblico e privato» dice Ciambella, lasciando trapelare che ci sarebbero operatori interessati all’operazione.\r\n\r\nCerto è che il Comune dovrà definire una visione complessiva del futuro sviluppo del museo civico, considerando anche la decisione di portare le opere di Sebastiano del Piombo nei locali che saranno restaurati al piano terra di Palazzo dei Priori. Un’idea che valorizzerà sicuramente il tradizionale itinerario turistico di chi visita la città, raccordandosi con le sale affrescate al piano superiore del palazzo comunale, già oggetto di visite guidate, ma che, dall’altro lato, spoglierà il museo civico di pezzi pregiatissimi e di grande richiamo come i capolavori del celebre artista. Da qui la necessità di capire la collocazione “logica” e “spaziale” del museo civico e soprattutto di promuoverlo nelle giuste maniere.\r\n\r\n«Il museo civico di Viterbo registra meno visitatori di uno qualunque della provincia», dice l’assessore Ciambella riguardo alla necessità di ripristinare gli ambienti perduti. Un’affluenza particolarmente bassa se si considera anche la collocazione all’interno del museo civico dei due lavori di Sebastiano del Piombo che comunque dovrebbero esercitare un certo richiamo. Così come la presenza di Andrea Mantegna che dimorerà temporaneamente al museo civico di Viterbo con la sua opera «Madonna con Bambino e Santi», uscita per la prima volta dalla National Gallery, dove fa parte della collezione più antica, per venire per la prima volta in Italia, proprio a Viterbo, proprio al museo civico Rossi Danielli, in cambio del prestito dell’opera di Sebastiano del Piombo, protagonista nello spazio londinese fino al 25 giugno della mostra Michelangelo e Sebastiano.\r\n\r\nAlla presentazione della tela del Mantegna a Viterbo, la stampa ha chiesto quali campagne promozionali avesse messo in piedi il Comune per pubblicizzare l’eccezionale presenza di questo capolavoro nella Città dei papi. Il sindaco ha annunciato l’organizzazione di alcuni convegni e citato genericamente l’utilizzo del web. Per la presenza eccezionale del Mantegna a Viterbo, forse un po’ più di fantasia per diffonderne la notizia, si poteva anche trovare. Per valutare l’efficacia dell’azione promozionale messa in campo dal Comune è tuttavia un po’ presto. Il verdetto, in questo caso, potrà efficacemente essere affidato all’imparzialità della matematica, sicché saranno ancora i numeri, al termine della permanenza dell’opera di Mantegna a Viterbo, a dire quanto si sarà riusciti a “capitalizzare” questa formidabile occasione offerta dalla National Gallery.