Viterbo, 17 giugno 2023 – Patto della Notte: se ne comincerà a parlare “dopo il 30 giugno, ossia dopo la scadenza del Fsr“, il fondo di sviluppo regionale su cui si starebbero concentrando gli sforzi dell’amministrazione comunale in questi giorni. L’assessore allo Sviluppo Economico, Silvio Franco, fa il punto sulla questione degli orari di apertura dei locali notturni nel centro storico. Una situazione difficile da comporre: da un lato i gestori che vorrebbero restare aperti di più , dall’altro i residenti che vorrebbero la cosa esattamente opposta, per contenere i rumori della movida. “Avevamo iniziato dei colloqui in tempo utile per poter dare delle indicazioni ai commercianti per la stagione“, dice Silvio Franco riguardo al tavolo di confronto aperto con “residenti, associazioni di categoria e rappresentanti degli studenti, universitari e di scuole superiori, che poi sono i fruitori principali di questo tipo di intrattenimento serale”, specifica. Poi è avvenuto qualcosa che nessuno aveva messo in conto: “sono intervenute due sentenze della Cassazione”, dice ancora Franco. Una risale all’11 marzo scorso e ha accolto il ricorso di un barista che era stato multato per non aver rispettato l’orario di chiusura stabilito con Regolamento comunale, in quanto, secondo i supremi giudici, la tutela della concorrenza è di competenza esclusiva dello Stato. Qualche settimana fa, invece, un’altra sentenza, sempre della Corte di Cassazione, ha condannato il comune di Brescia al risarcimento del danno in favore di una coppia, per le immissioni di rumore nella propria abitazione derivanti dalla movida. In questo caso, però, non si parlerebbe della regolazione degli orari, ma della richiesta al Comune di mettere in campo gli agenti della municipale per disperdere, nella mezz’ora successiva all’orario di chiusura, la folla in strada. Le due sentenze, tuttavia, avrebbero imposto un “momento di riflessione” a Palazzo dei Priori: “Difficile portare avanti il processo – dice Silvio Franco -. Da un lato c’è una sentenza in virtù della quale le amministrazioni pubbliche non possono fissare orari, quindi, c’è libertà assoluta” per i gestori. “Dobbiamo studiare bene l’argomento – prosegue Franco – così da non confliggere con questa sentenza nel caso in cui andassimo a stabilire delle limitazioni”. “Dall’altra parte – continua – c’è stata un’altra sentenza che, a seguito di una causa fatta da alcuni cittadini contro il Comune per le conseguenze della movida in termini di disturbo della quiete pubblica, dà loro ragione”, dice riguardo alla vicenda di Brescia. «Al di là dei pareri delle persone consultate – dice Franco in merito al tavolo aperto con i portatori di interesse – che ascolteremo sicuramente perché sono dei punti di riferimento, ora sono uscite queste due sentenze che dobbiamo approfondire. Una dice che un Comune non può fissare i limiti, l’altra che è responsabile per i problemi che la movida crea, quindi ti trovi nell’impossibilità di regolarla, sennò confliggeresti con una sentenza, ma se non la regoli vai incontro ad un altro tipo di problema. Stiamo cercando di studiare, ma oramai è una questione normativa più che una decisione politica. La logica è che in questo momento se prendi una decisione rischi dopo una settimana di doverla annullare, perché se c’è qualcuno che fa ricorso al Tar, la blocca. Dobbiamo fare un approfondimento sulla parte di queste sentenze per capire quali erano le condizioni. Le abbiamo lette, ma in questo periodo con la scadenza del Fesr il 30 giugno non c’è tempo». Che estate sarà, dunque, per i locali? “Difficile a dirsi”, esclama Franco.