Piano del Commercio, l’assessore Mancini: «Più tutele per il centro storico». Turisti e residenti stufi della mala movida.
Viterbo – Nuovo Piano del Commercio: se n’è iniziato a parlare ieri nella seconda commissione. A presentare il documento ai colleghi di maggioranza e opposizione, l’assessore al ramo, Alessia Mancini (Fondazione). Un piano iniziato ad essere redatto sotto la precedente amministrazione che ora, con i nuovi inquilini di Palazzo dei Priori, si arricchisce di nuovi punti di vista. Al centro del documento la necessità di disciplinare una realtà commerciale notevolmente cambiata negli ultimi 20 anni seppur ancora ancorata a vecchie normative, e l’esigenza di tutelare centro storico e periferie. «Il Piano del Commercio – spiega l’assessore Mancini – tende a disciplinare la realtà commerciale di Viterbo, un quadro notevolmente cambiato negli ultimi 20 anni. La legge regionale vigente, la 33 del ’99, prevedeva un regolamento attuativo ad oggi mai emanato, lasciando un vuoto all’interno della normativa comunale. Viterbo è molto cambiata: ci troviamo alle prese con la desertificazione del centro storico, le diverse criticità delle periferie, penso a Santa Barbara, alla Cassia Nord, alla Teverina, ma anche a via Garbini, ed altre realtà viterbesi. È, quindi, necessario per il Comune dotarsi di un strumento che possa regolare questi flussi e poter, così, tutelare il centro storico, sia nella sfera del decoro urbano, e quindi, quella storico-artistica, sia in quella della vivibilità. Sappiamo che c’è questa tendenza dei residenti a fuggire dal centro, soprattutto negli ultimi anni, per problemi di natura acustico-ambientale e di sicurezza». Il nuovo Piano del Commercio ha iniziato a prendere forma nella scorsa amministrazione: «Lo hanno redatto gli uffici – puntualizza Mancini – in base a studi e indagini commissionati a un consulente esterno. Queste ricerche sono il presupposto del piano stesso. Dopo incontri effettuati con le associazioni di categoria e con la maggioranza, abbiamo apportato delle modifiche procedurali. Alcune riguardano la tutela del centro storico, facciamo riferimento alla legge nazionale 222 del 2016 che consente all’amministrazione di effettuare un protocollo di intesa con la Regione Lazio, sentita la sovrintendenza, per aumentare le tutele all’interno di questa area, l’ apertura o meno di alcune attività commerciali, gli orari di vendita, la somministrazione di alimenti o bevande, alcolici e superalcolici, la mala movida che sempre più spesso vediamo nelle nostre vie».
Il Piano, peraltro, estende la zona di tutela ricomprendendo oltre a San Pellegrino e il centro storico anche San Faustino: «Proprio per le note vicende che abbiamo letto ultimamente sui giornali», commenta Mancini. «Un’ulteriore modifica – aggiunge – è l’inserimento di un disciplinare per quanto riguarda la conferenza dei servizi, perché questo Piano del Commercio inserisce un procedimento integrato di urbanistica commerciale che manda di pari passo più settori comunali per il rilascio dell’autorizzazione commerciale e permessi a costruire. Ho chiesto di inserire all’interno del Piano un disciplinare ad hoc, quindi gli uffici non potranno agire in autonomia, ma seguendo determinate regole. Altre modifiche riguardano l’inserimento nelle aree di tutela anche dei centri storici delle frazioni. Nella precedente versione del Piano non c’erano. Un’ulteriore modifica riguarda l’inserimento delle strutture al di sotto dei 400 metri quadrati all’interno delle strutture di vendita in forma aggregata. Pertanto non vi è una disciplina differenziata per medie strutture che vanno dai 250 metri quadrati a 400. Ci sarà la possibilità di avere procedimenti più veloci per le autorizzazioni. Un’ ulteriore normativa che ci preme rappresentare, già presente nel Piano portato avanti dalla precedente amministrazione, è quella riguardante le botteghe storiche, che consideriamo un vero pregio della città. Con il Piano individuiamo i requisiti necessari ad essere considerati “bottega storica”. Cerchiamo di dare una tutela stringente al centro storico, articolata su tre piani. Il primo riguarda il decoro della parte di città all’interno delle mura. C’è, per esempio, l’obbligo per tutti i proprietari di vetrine o immobili di mantenere un disciplinare di decoro: non avranno la possibilità di lasciare cartelli appesi, ma dovranno osservare delle regole. Un secondo piano di tutela riguarda alcuni tipi di attività che non sarà possibile aprire nel centro storico come il “Compro Oro”, change money e i distributori automatici. Purtroppo sempre più spesso queste attività raccolgono nella notte agglomerati di persone che producono schiamazzi e danno noia, creando inquinamento acustico. Terzo e ultimo grado di tutela riguarda San Pellegrino: non verranno rilasciate licenze per alimenti e bevande, soprattutto superalcolici, se non in ore diurne. Purtroppo si stanno registrando sempre più problemi a causa degli schiamazzi notturni. Mi spiace dirlo, ma tanti turisti si sono lamentati. Si svegliano alla mattina e non si sa quel che trovano nelle strade. Il problema non è riuscire a pulire, poiché ci sono ragazzi che bevono e non diciamo quello che fanno sui muri alla sera. San Pellegrino, oltre ad essere un quartiere di elevatissimo pregio per la città, è anche appetibile a livello turistico. Qui ci sono molte attività ricettive. Un altro problema riguarda i residenti che tendono a fuggire. Si lamentano. Noi cercheremo di andare incontro sia alla parte commerciale sia ai residenti e ai turisti. Un’ultima cosa che purtroppo mi è stata segnalata ed evidenziata è che spesso non ci sono bar aperti alla mattina. Il nuovo Piano del commercio va nella direzione di risolvere tutte queste problematiche», conclude Mancini.