Home Attualità Provincia, il presidente Nocchi potrebbe perdere la sua maggioranza. Pellegrini (Lega) spiega come.
Provincia, il presidente Nocchi potrebbe perdere la sua maggioranza. Pellegrini (Lega) spiega come.

Provincia, il presidente Nocchi potrebbe perdere la sua maggioranza. Pellegrini (Lega) spiega come.

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Viterbo – Sembrava avviata senza scampo sulla via dell’estinzione. E, invece, per la Provincia il destino non appare per niente segnato. Il nuovo governo nazionale giallo verde, infatti, potrebbe ripensarci, decidendo un’inversione di marcia per l’ente territoriale rispetto alla direzione presa dai suoi predecessori di centrosinistra che ne avevano decretato la fine. Nel frattempo la Provincia di Viterbo vive. O, meglio, sopravvive. Ancora normata dal decreto Delrio, concepito nell’ottica della futura, imminente, cancellazione di questi enti territoriali. Una situazione che, però, non si è verificata. Non finora, almeno. E così la Provincia resta in piedi, confinata in un limbo dove il dubbio amletico sembra quanto mai calzante: “Essere o non essere?”. Ancora non si sa. Ne deriva un ente la cui azione è stata fortemente limitata con la riduzione di risorse e funzioni, che però ancora c’è,  con costi della macchina amministrativa e politica, quest’ultima scelta, in virtù della riforma, con un’elezione di secondo grado per cui non sono più i cittadini a decidere i propri rappresentanti, bensì i sindaci e i consiglieri comunali dei comuni della Tuscia, il cui voto vale in proporzione al numero di abitanti dei comuni dove amministrano. Un meccanismo che non ha riscosso molte simpatie tra chi ha visto nell’elezione di secondo grado l’ampliarsi della distanza tra cittadino ed ente locale. E se questa può essere anche una considerazione da confinarsi nella morale politica, ce n’è un’altra che invece rischia di causare seri problemi concreti al funzionamento stesso della Provincia. La fa notare il consigliere provinciale della Lega, Carlo Pellegrini: “La cosa più aberrante del decreto Delrio – dice – è l’aver stabilito la durata del mandato del presidente della provincia in quattro anni e quella del consiglio provinciale in due anni”. Un problema che esploderà quest’anno: “A ottobre ci sarà il rinnovo del consiglio provinciale”, dice Pellegrini: “Ma non del presidente Nocchi (PD) che è stato eletto un anno e mezzo fa e ha, quindi, altri due anni e mezzo di mandato”. Una discrepanza che potrebbe portare a una situazione veramente surreale a Palazzo Gentili. A votare i nuovi consiglieri provinciali saranno, infatti, consiglieri comunali e sindaci dei comuni della Tuscia, tra cui il capoluogo: Viterbo che ha il peso maggiore in termini di voti. Proprio quest’ultimo a maggio 2018 ha cambiato colore, passando dal centrosinistra al centrodestra. Sarà quest’ultimo, avendo più consiglieri, ad esprimere il numero maggiore di voti, portando più consiglieri provinciali a Palazzo Gentili. C’è poi l’incognita dei Comuni della Tuscia che andranno al voto a maggio 2019. Se il centrodestra avanzerà anche sul territorio provinciale, quella che potrebbe ritrovarsi il buon Nocchi a Palazzo Gentili potrebbe non essere una maggioranza politicamente “amica”. “Il presidente – dice Pellegrini – può amministrare con decreto, prendendo così le sue decisioni scavalcando la volontà del consiglio provinciale. Non sarebbe, comunque, uno scenario sereno. La possibilità che da ottobre, quando si andrà al rinnovo del consiglio provinciale, possa insediarsi una maggioranza di centrodestra con un presidente espressione del centrosinistra, non è per niente peregrina, visto il cambio di colore al comune di Viterbo e quello che potrebbe succedere anche nei comuni della Tuscia.  Potrebbe verificarsi una situazione critica. A quel punto se non si trova qualche modo per amministrare, al presidente potrebbe non restare altro che valutare anche di fare un passo indietro”. All’orizzonte di Palazzo Gentili, dunque, si addensano nubi. Il centrodestra, in questo momento con il vento in poppa, difficilmente pare incline a pancotti trasversali, considerando pure che a infilare a Palazzo Gentili più consiglieri provinciali potrebbe essere proprio la Lega che a Palazzo dei Priori vanta il maggior numero di consiglieri comunali, quindi più voti. Se, poi, i candidati a sindaco del Carroccio dovessero farcela a Tarquinia con Alessandro Giulivi e a Civita Castellana con Franco Caprioli, lo scenario a Palazzo Gentili potrebbe cambiare in modo veramente radicale, lasciando poco spazi per gettare ponti da una sponda all’altra.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.