Quattro domande sul Daspo urbano del 4 settembre. E il caso finisce in consiglio comunale.
Viterbo – Il 4 settembre veniva applicato “Il primo daspo urbano dal servizio di vigilanza territoriale della polizia locale”, come affermato da una dichiarazione dell’assessore competente del comune di Viterbo, Claudia Nunzi, al quotidiano Tusciaweb. Un evento destinato a fare notizia. All’inizio e anche in seguito. Quando è stato emesso ha suscitato un certo clamore mediatico perché appunto “il primo provvedimento” adottato di questo tipo a Viterbo. E in una città apparentemente tranquilla dove i disordini, le risse, le rapine e i furti non accadono più ogni morte di papa, pur essendo questa la città che li ha ospitati, ma iniziano a dimostrare una preoccupante regolare cadenza, sapere che il Comune usa il “pugno duro” è rassicurante. Nei giorni successivi, però, sono emersi altri aspetti che hanno posto il provvedimento applicato sotto un’altra “luce”. Il primo a sollevarli è stato l’Usb qualche giorno fa con una nota che ha spento i facili entusiasmi, rilevando come il provvedimento sia stato emanato nei confronti: “Non di un malavitoso o di uno sfruttatore, ma di una signora di mezza età, ubriaca, che festeggiava, in modo forse rumoroso, la giornata di S. Rosa”. La signora, poi, è stata trasferita in ospedale dove avrebbe ricevuto le cure del caso. E ora arrivano altre domande, destinate, nei prossimi giorni, a portare il Daspo urbano del 4 settembre in consiglio comunale, dove si potrebbe aprire un altro capitolo di questa vicenda ancora sconosciuto. Così lascerebbe presagire un’interrogazione scritta presentata proprio ieri all’indirizzo del sindaco Giovanni Arena, dell’assessore competente Claudia Nunzi e della dirigente del settore Mara Ciambella. L’interrogazione, presentata da Massimo Erbetti (M5S), chiede: “I nomi degli agenti di Polizia Locale che hanno redatto i verbali; se tali agenti nell’adottare il provvedimento di allontanamento si sono confrontati con il Comandante e i superiori; chi ha firmato le comunicazioni agli organi competenti e a quale titolo lo ha fatto; quale sia la procedura di legge per la rilevazione e la trasmissione degli atti”. L’interrogazione punterebbe a conoscere l’operato del settore Polizia Municipale in merito alla procedura e, in particolare, se a occuparsi del procedimento sia stato il massimo organo di vertice amministrativo, cioè il dirigente, o qualcun altro. Applicare un Daspo urbano è cosa delicata anche per le conseguenze che esso determina nella vita privata della persona che ne viene colpita. Nel caso in cui non fosse stato il dirigente a occuparsene, c’è da immaginare che la sala d’Ercole sarà molto impegnata nel capire il perché.