Roma – Nicola Zingaretti si salva: la mozione di sfiducia presentata oggi in consiglio regionale dai partiti dell’opposizione, che ha visto come primo firmatario Stefano Parisi, raccoglie 22 voti favorevoli contro 26 contrari a mandare a casa il governatore del Lazio. Nessun astenuto. L'”anatra zoppa” della Regione Lazio continua a camminare, grazie, anche alle divisioni che si sono registrate all’interno delle opposizioni. Già qualche giorno fa l’ex leghista Enrico Cavallari, passato al gruppo misto, aveva annunciato: “Non voterò la sfiducia a Zingaretti perché se realmente si vuole avviare un cammino verso il centrodestra unito, l’unico atto politico credibile è sfiduciare intanto il Governo nazionale” formato dalla Lega e dal Cinque Stelle.
La posizione di Cavallari ha innescato una situazione a catena. Subito dopo, infatti, è arrivata la nota del coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone: “Chiamerò il mio capogruppo e gli dirò che, vista la posizione di Cavallari, è inutile andare a fare delle figure del genere in Consiglio. Lo strumento della sfiducia è serio, quando ci sono realmente problemi politici forti e l’opposizione ha contezza dei numeri decide di fare la sfiducia”. Sulla stessa posizione si è allineata anche la capogruppo del M5S, Roberta Lombardi: “Non ci sono più le condizioni per presentare la mozione di sfiducia. Chiedo di ritirarla perché abbiamo già sprecato una settimana di lavoro per questa buffonata”. La ex deputata grillina qualche giorno fa aveva anche dichiarato di “voler votare la sfiducia per stanare il centrodestra”. Ma ad essere “stanate”, oggi, sono state le tensioni interne alle opposizioni soprattutto in Forza Italia e proprio nel Movimento Cinque Stelle. Negli azzurri prima l’uscita di Giuseppe Cangemi a luglio per andare al gruppo mìMisto a sostenere Zingaretti, oggi la consigliera regionale Laura Cartaginese che ha votato contro la mozione di sfiducia, quindi schierandosi a favore di Zingaretti, dichiarando di non riconoscere “l‘autorità del capogruppo Aurigemma” del suo stesso partito. Uno scontro tra le due anime interne facenti capo ad Antonio Tajani e Maurizio Gasparri, e quindi, rispettivamente: Claudio Fazzone e Andrea Aracri. Lo stesso Fazzone aveva invitato nei giorni scorsi i consiglieri del suo partito a disertare l’aula e a non votare la mozione di sfiducia portata, invece, avanti da Aurigemma. Spaccatura evidente anche all’interno del Cinque Stelle dove la capogruppo Roberta Lombardi nei giorni scorsi aveva scelto la linea di non recarsi in aula, mettendosi in contrasto con il centrodestra, non adottata dall’altra consigliera regionale pentastellata, Valentina Corrado. Stamattina Lombardi e Corrado entrambe in consiglio regionale si sono beccate più volte, e sono intervenute entrambe in sede di dichiarazione di voto, palesando, con l’occasione, ancora una volta una diversità di vedute. La Lombardi ha detto che il M5S è “intenzionato a portare avanti un’opposizione onesta e leale, sui temi”, mentre la Corrado ha annunciato una posizione del tutto opposta sostenendo la “necessità di porre fine all’amministrazione Zingaretti”. Assenti stamattina l’ex leghista Enrico Cavallari, il forzista Pasquale Ciacciarelli, partito la sera prima in “missione” a Edimburgo, e Sergio Pirozzi che, presente in aula, visti i numeri si è recato all’aeroporto. E così Zingaretti è passato in poche ore dalle “sfiducia” al bilancio di previsione 2019 presentato stamattina in aula.