Ricci: «Ad Arena nemmeno l’onore delle armi». Insogna: «Voto a Romoli non è scandaloso».
Viterbo, 28 dicembre 2021 – Il mandato di Giovanni Arena finisce senza fuochi d’artificio nonostante manchi poco a Capodanno. Sicuramente Palazzo dei Priori il botto l’ha fatto, ma senza fare rumore. Diciannove consiglieri comunali si recano dal notaio e il 23 dicembre firmano le loro dimissioni determinando automaticamente la caduta del consiglio comunale, senza più numeri, e nonostante le dimissioni del sindaco arrivate nel frattempo. Maggioranza compatta nel decidere il rompete le righe, con le defezioni di Paola Bugiotti (Lega) e Sergio Insogna (Fondazione). Ma anche dal fronte dell’opposizione non c’è stata l’unanimità che ci si aspettava. Firma le proprie dimissioni Luisa Ciambella, ma non la restante parte del Partito Democratico, firma tutto il gruppo di Viterbo 2020, Chiara Frontini, Letizia Chiatti, Alfonso Antoniozzi e Patrizia Notaristefano, ma non firmano Massimo Erbetti (M5S) e Giacomo Barelli (Viva Viterbo). Raggiunti al telefono, ci tengono a spiegare che il loro non è un “aiutino” al sindaco, ma una non condivisione del metodo scelto, in quanto avrebbero voluto che la crisi passasse dal consiglio comunale, e delle motivazioni, cioè il voto provinciale e non l'”incapacità”, a loro dire, di amministrare.

«Noi riteniamo che la politica si debba fare nei luoghi deputati, quindi in consiglio comunale – spiega il capogruppo del Pd, Alvaro Ricci – Tutti siamo d’accordo nel ritenere che l’amministrazione doveva interrompere il suo corso per inefficienza e incapacità. L’ ultima crisi si era conclusa a settembre. Credo che i cittadini abbiano il diritto di sapere come si è maturata e conclusa questa consiliatura. Noi volevamo discutere in un consiglio comunale pubblico i motivi dell’interruzione del mandato Arena. Avremmo votato per sfiduciare questa amministrazione, c’erano motivazioni forti per farlo, e avevamo sempre detto che prima si interrompeva e meglio era. La maggioranza ha evitato questo confronto, perché sarebbe stata soccombente. Hanno fatto cadere l’amministrazione per equilibri politici fuori del Comune che nulla hanno a che vedere con l’amministrare questa città. Siamo d’accordo, però, sul fatto che questa gestione andava interrotta. La consiliatura, tuttavia, è nata in consiglio comunale e qui doveva finire con una mozione di sfiducia, alla quale avremmo dato il nostro consenso. Un’altra crisi che ha rischiato di far cadere l’amministrazione c’era stata durante la scelta del candidato sindaco di Civita Castellana. Che il Comune di Viterbo sia una cassa di compensazione per gli equilibri del centrodestra è una vergogna. Su Palazzo dei Priori si sono riversate criticità esterne. Ora è indecoroso dire che tutte le responsabilità sono di Giovanni Arena. Sicuramente lui una ne ha: quella di essersi circondato, in alcuni casi, di assessori inadeguati e di essersi fatto influenzare troppo spesso da pressioni esterne dei partiti sia nel bene sia nel male. Siamo assolutamente d’accordo che la consiliatura doveva interrompersi, ma non per equilibri politici, leggasi Provincia. Tralascio le comiche finali: la convocazione della giunta, le dimissioni date, non date. L’aspetto umano è che anche al peggior nemico si dà l’onore delle armi, questo il centrodestra non lo ha dato al suo sindaco».

Pensiero analogo quello di Massimo Erbetti: «Alcuni componenti della maggioranza che andavano a firmare mi hanno chiamato – dice – Io ho detto che sarei andato solo se fosse mancata loro una firma. Ma ne avevano in sovrabbondanza, quindi la mia non serviva. Avrei voluto che la crisi fosse passata dalle vie istituzionali. Ad oggi non sappiamo perché questa amministrazione comunale sia caduta. Se per manifesta incapacità della giunta, oppure per elezioni provinciali. In quest’ultimo caso non va bene. I cittadini viterbesi hanno votato questo centrodestra per essere amministrati, non per giochi politici che vanno oltre l’ente comunale, in Provincia. Non era un segreto che Alessandro Romoli fosse un candidato di Forza Italia, e che dall’altra parte si candidava Giulivi. Se questo è il motivo, allora l’amministrazione comunale doveva cadere un mese prima, quando sono state presentate le liste. Se avesse vinto Giulivi, le cose sarebbero andate nella stessa maniera? In tutto ciò i cittadini viterbesi contano zero. C’è solo un gioco politico – prosegue Erbetti – come ci sono stati in passato, quando si doveva scegliere il candidato sindaco di Civita Castellana. Ad oggi non sappiamo perché il Comune sia caduto. Siamo contenti che sia avvenuto, ma non conosciamo il perché». L’opposizione non credeva che si arrivasse alla fine anticipata della consiliatura: «Credevo che anche stavolta il centrodestra avesse superato la crisi – dice ancora Erbetti – Quando, però, il sindaco si è dimesso e ha azzerato la giunta, ho avuto un pensiero. Poi quando sono andati dal notaio, era evidente che la fine era arrivata».

Ma anche in maggioranza qualcuno si è discostato dalla linea dura. Si tratta di Paola Bugiotti (Lega) e Sergio Insogna (Fondazione). «Il sindaco si era dimesso e aveva azzerato la giunta – dice Insogna – non c’era bisogno di andare dal notaio a firmare. Il sindaco aveva anche inviato una lettera a tutti i consiglieri di maggioranza in cui diceva che questa esperienza amministrativa era finita, con un tono definitivo e tombale. Pù di così, che doveva fare? Non era necessario arrivare dal notaio. Mi auguro che la causa non sia che Arena abbia votato Romoli, un compagno di partito. Non mi pare così scandaloso. Per due anni, con la caduta del comune di Viterbo, la città non avrà suoi rappresentanti in consiglio provinciale. E questo è un danno istituzionale e amministrativo. È una vicenda assurda: se avesse vinto Giulivi cosa sarebbe successo?»