PD-FI, consiglio provinciale: «Provincia non ha nessun colore. Qui non si fa politica».
Viterbo, 30 dicembre 2021 – «La Provincia non ha nessun colore. Se vogliamo discutere di politica usciamo da questa sala e ce ne andiamo da un’altra parte a discutere di politica e di ideologie di appartenenza». La dichiarazione arriva dal consigliere provinciale Nicolai Ermanno e rischia di demolire in pochi istanti decenni di riforma della Pubblica amministrazione basata sulla separazione del potere di “indirizzo politico e controllo” riservato agli organi elettivi, quindi presidente, giunta e consiglio comunale e provinciale, e la “gestione amministrativa attribuita ai dirigenti che devono attuare gli obiettivi assegnati. Una classe politica, un organo elettivo, che non esprime nessun indirizzo politico, non si capisce cos’altro debba fare. E, soprattutto, cosa ci stia a fare, dato che è espressamente previsto per esplicitare questa funzione. Perché per asfaltare strade e costruire scuole, forse, bastano bravi tecnici e dirigenti. Almeno secondo quello che stabilisce la previsione normativa. Nicolai ha una sua idea su cosa compete al consiglio provinciale: «Noi siamo qui per fare solo l’interesse di tutti i 330 mila abitanti della Provincia di Viterbo, e per poterlo fare dobbiamo avere un’azione di dinamica propositiva legata solo ed esclusivamente alla migliore cosa che deve esser fatta per la cittadinanza». Ci mancherebbe solo che i partiti vincenti amministrino esclusivamente quella parte di elettorato che li vota. La prima seduta di consiglio provinciale, come era ragionevole attendersi, pur proponendo all’ordine del giorno temi di una certa importanza, come le partecipate, finisce per avvitarsi sulla recente frattura avvenuta all’interno del centrodestra con Forza Italia che imbocca una strada diversa rispetto a Fratelli d’Italia e Lega, avvicinandosi, a Palazzo Gentili, al Partito Democratico. Un asse che cerca una “giustificazione” nell’idea, appunto, di una Provincia che non esprime una politica, ma si dedica solo ad atti amministrativi, individuando in essi il comune denominatore tra due forze politiche che fino a poco tempo fa, negli enti istituzionali maggiori, come appunto la Provincia e il Comune di Viterbo, non avevano nulla da spartire. Glielo fa notare il consigliere provinciale Stefano Zacchini: «Ci vuole coerenza anche nelle alleanze politiche – dice -. Io 22 anni fa ero consigliere comunale di Forza Italia a Tarquinia. La cosa scandalosa oggi è quello che avete fatto voi per sedere su quegli scranni. Mi viene il vomito a vedere Forza Italia con i Cinque Stelle. Io ero in Forza Italia ancor prima di Romoli». Ed è proprio quest’ultimo a ribattere: «La mia ideologia la giudicheranno i miei elettori, per quanto riguarda la coerenza – dice – un anno e mezzo fa la Lega, di cui lei si onora di far parte, ha sottoscritto un accordo di coalizione con il presidente Nocchi, siglato da tutte le forze politiche sedute in consiglio provinciale, sostenendo un programma di mandato e di legislatura formato da 10 punti politico programmatici. Hanno pure ricoperto dei ruoli in maggioranza, con deleghe su materie importanti con un Presidente del Pd che, invece, oggi è diventato il nemico da abbattere. La stessa Lega che siede al governo con Draghi e una compagine enorme del Pd. Che lezioni di coerenza mi vuole dare? Le dia a casa sua», sottolinea Romoli. E, infine, salta fuori la patata bollente di questi giorni, la caduta anticipata del comune di Viterbo, la risposta di Fratelli d’Italia, Lega e Fondazione all’asse formato da Forza Italia e Pd in Provincia. «Cosa c’entra il Comune di Viterbo», dice ancora Romoli, «è un’amministrazione come ce ne sono altre 59 nella Tuscia. Ci sono Comuni dove Fratelli d’Italia e Lega stanno con il Pd. Se vuole le faccio una geometria politica del mondo civico che, evviva Dio, esiste in provincia e che dimostra come esistano forze che si mettono a servizio delle istituzioni, come abbiamo fatto in questa assise provinciale», conclude Romoli.