Viterbo, 20 aprile 2021 – Consiglio straordinario sui rifiuti stamattina, 20 aprile, data in cui sarebbe dovuto cessare l’arrivo dei rifiuti da Roma, Frosinone e Latina all’impianto di Viterbo, per rattoppare l’emergenza emersa nell’ambito del ciclo dei rifiuti regionali. Ma i rifiuti continueranno ad affluire a Viterbo anche nei prossimi giorni. «Fino al 26 aprile», dice il sindaco Giovanni Arena che annuncia di essere stato «al telefono stamattina con l’assessore al ciclo dei rifiuti della Regione Lazio, Valentini», e di avere ricevuto «rassicurazioni in merito al termine dell’emergenza nei prossimi giorni», e quindi all’arrivo di rifiuti a Viterbo. «Stamattina – riferisce Arena – firmano i contratti per smaltire i rifiuti in Toscana e in Emilia». Lo smaltimento a Viterbo dei rifiuti regionali era stata decisa settimane fa con un’ordinanza firmata dal governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, con l’impegno alla “temporaneità” della decisione, e all’individuazione rapida di una soluzione diversa e definitiva. Al consiglio straordinario di oggi, richiesto dalla Lega, per fare luce sulla questione dei rifiuti, sono stati invitati anche i rappresentanti regionali e della capitale, ma nessuno si è presentato.
Presente, invece, il presidente della Provincia di Viterbo, Pietro Nocchi: «Con i rifiuti siamo quasi all’autosufficienza – dice riguardo alla Tuscia – È un’emergenza, quella dei rifiuti, che la Regione ha affrontato in modo concreto – afferma, invece, relativamente alla situazione regionale – Siamo tutti concordi che vengano individuate delle aree idonee all’interno degli Ato. Dobbiamo fare in modo che questa ordinanza che chiede a Roma Capitale di dare un piano in tempi precisi, venga rispettata, osservare attentamente questo processo non semplice, che riguarda tutti i nostri cittadini, le società di gestione, gli impianti autorizzati che cercano quotidianamente di dare delle risposte, noi stessi produciamo ogni giorno dei rifiuti. Stiamo vivendo un periodo complicato, c’è un crisi economica e sanitaria senza precedenti, serve la compattezza su alcune tematiche, su cui, proprio in questo momento, potrebbero arrivare delle risorse importanti per superare questo problema. È stato fatto un ministero ad hoc per la transizione ecologica che noi tutti ci auguriamo si compia in tempi brevi. Servono, però, gli impianti – sottolinea Nocchi – . Dobbiamo essere concentrati sugli obiettivi. Certamente Roma deve trovare delle risposte all’interno del raccordo anulare o dell’area metropolitana. I rifiuti non sono un problema solo loro, ma di tutte le nostre comunità. Roma deve fare il suo e noi dobbiamo controllare che l’ordinanza del presidente Zingaretti venga rispettata».
Illuminante l’intervento del direttore generale dell’Arpa, Lupo: «La norma è chiara, ogni ambito, in questo caso ogni Provincia, deve essere autosufficiente. Attualmente le uniche ad avere un impianto di smaltimento finale sono quella di Viterbo e di Civitavecchia. C’è una carenza di impianti in diverse province del Lazio. A parte Viterbo che ha il suo impianto di trattamento e smaltimento, attualmente Frosinone non ha, in seguito all’evento di Roccasecca, un impianto di smaltimento, la provincia di Roma non ne parliamo, Rieti, Latina: c’è un problema generalizzato. Ovviamente Roma è il nodo principale per la quantità di rifiuti che produce. L’ambito romano deve provvedere alla chiusura del ciclo internamente dentro il proprio territorio. Ma il problema rifiuti si sta generalizzando», dice Lupo che conferma l’attivisimo della Regione Lazio nel chiudere in questi giorni gli accordi per smaltire i rifiuti fuori Regione. «Confermo – dice Lupo – sono in corso di perfezionamento alcuni accordi con alcune Regioni. Ho anche io queste informazioni. Necessiteranno 5 o 6 giorni per chiudere le procedure. È chiaro, però, che trasportare ingentissime quantità di rifiuti, com quelli di Roma, in altre Regioni, non può essere la soluzione, poiché comporta grande spreco di risorse e un danno ambientale legato a tutti questi viaggi. La scelta è, inoltre, contraria alle norme che sanciscono l’autosufficienza ed è assolutamente dannosa per l’ambiente. Il problema va affrontato in modo più strutturale. Purtroppo – aggiunge – la materia dei rifiuti ha visto crescere negli ultimi anni l’aspetto ideologico a discapito di quello tecnico, e questo ha determinato grandi difficoltà in alcune Regioni che non avevano una dotazione di impianti sufficienti, come nel Lazio. È necessario, dunque, fare una riflessione, da parte di tutte le forze politiche, perché non esiste una Regione che può gestire in modo efficiente ed efficace i rifiuti senza avere una dotazione impiantistica adeguata».
Scettico anche il sindaco di Civitavecchia Tedesco sulla decisione di portare i rifiuti di Roma fuori Regione. «Non può essere una soluzione». E ripercorre le tappe dopo aver ringraziato la Lega per la richiesta del consiglio straordinario e aver sottolineato come il problema regionale dei rifiuti nasca dalle difficoltà di Roma Capitale: «Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, anni fa decise all’improvviso di mandare a Civitavecchia 1000 tonnellate al giorno, senza interpellarci. Questo vuol dire che i territori ai confini dell’impero sono vessati in maniera sistematica da un’incapacità a gestire il problema, che nasce, principalmente, dalle difficoltà di Roma. Assistiamo a questo balletto di scarico delle responsabilità tra la sindaca Raggi e il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. La Regione deve dare un’impostazione chiara e sicura su un piano dei rifiuti che, ad oggi, resta un po’ sulla carta. Stamattina, poi, registriamo l’assenza degli attori principali della vicenda». In consiglio comunale stamattina non hanno partecipato né la Regione Lazio, né Roma Capitale. «C’è il timore – dice Tedesco – che arrivi la sistematica ordinanza che impone mille tonnellate al giorno. Aspettiamo delle risposte. Capisco che può dare fastidio che oggi si dica di commissariare la Regione Lazio, ma la richiesta è assolutamente condivisibile», prosegue, Tedesco, riferito ad Alvaro Ricci (Pd), che richiamava la responsabilità di amministrazioni regionali e comunali di diverso colore, come quella di Rieti che conferisce i suoi rifiuti a Viterbo da tempo. «Se oggi ci troviamo ancora con questa mancanze – dice Tedesco – con un problema che va avanti da anni, significa che la Regione Lazio non è stata all’altezza per tutto queso tempo. Non vogliamo trovarci con l’ennesima ordinanza».
Dello stesso avviso anche il sindaco di Frosinone, Ottaviani: «Non siamo contrari in linea di principio al profilo di area metropolitana, ma nel Lazio non si può continuare a interpretarlo così, con le province chiamate a dare un contributo territoriale, senza restituzione di servizi in cambio». Ottaviani mette in luce il fatto che l’emergenza esplosa nelle province sui rifiuti è scaturita dalle difficoltà di gestione dell’area romana: «Abbiamo due discariche piene per i rifiuti arrivati dalla Capitale da vent’anni. La riflessione che dobbiamo fare nei prossimi giorni riguarda lo scotto che le province saranno chiamate a pagare per questa gestione dell’area metropolitana e i costi maggiori che dovremo sostenere. Tutta questa situazione non può non ricadere sulla Regione Lazio che in questi anni ha continuato ad allocare sulle province del Lazio».
L’assessore all’ambiente Valentini del comune di Rieti, che conferisce a Viterbo da diversi anni, confessa «il ritardo sull’impiantistica. Siamo indietro – spiega – abbiamo ottenuto l’ iter organizzativo e l’autorizzazione per fare l’impianto di selezione che alleggerirebbe non di poco il carico che Rieti dà alla discarica di Viterbo».
