Viterbo, 25 aprile 2025 – Le botteghe storiche formano un anello intorno alla città e su questo itinerario i titolari sperano che si possa creare un circuito di turisti, portandoli fuori da San Pellegrino e convincerli a girare anche altre parti di città. Questa è l’idea di Barbara e Carla, titolari del bar Cavour nell’omonima via, che ha acquisito il titolo di “Bottega storica” come evidenzia il logo già appeso fuori l’esercizio commerciale. Ma è certamente anche il pensiero un po’ di tutti, visto che i titolari delle botteghe storiche hanno formato “un gruppo dentro il quale confrontarsi, scambiarsi idee, proporre iniziative”, racconta Carla. E proprio in questi giorni è arrivata anche la lettera del Comune che annuncia l’erogazione dei 3 mila euro a bottega. In totale ci sono 175 mila euro, di cui 122.500 della Regione e 52.500 dal Comune, nel rapporto di 70-30%. Una parte dei fondi, fino a un massimo di 3 mila euro, arriverà direttamente alle botteghe che potranno utilizzarli per IMU, canoni di locazione, restauro, insegne, arredi e decori, ristrutturazione dell’immobile sede dell’attività. Un’altra parte resterà in mano al Comune per la promozione indiretta attraverso la progettazione di un itinerario tematico e dei relativi materiali comunicativi e promozionali, la realizzazione di pannelli illustrativi delle botteghe storiche, l’acquisto di spazi comunicativi pubblicitari per la promozione dell’iniziativa. Presso ogni bottega storica sarà disponibile un timbro rappresentativo dell’attività stessa. Il visitatore che completerà l’itinerario, apponendo tutti i timbri, usufruirà di uno sconto del 50% fino a un massimo di 50 euro sulla seconda notte di permanenza nella struttura ricettiva di cui è ospite, se aderente all’iniziativa. Ma quello a cui i titolari delle botteghe storiche guardano con maggiore speranza è la realizzazione di “un itinerario turistico, che possa fondere le botteghe con le tante cose che ci sono da vedere lungo il percorso”, dice Barbara. “Speriamo che così i turisti non vadano solo a San Pellegrino, ma si possano spostare anche in altre parti di città. Qui ci arrivano per caso o per niente”, commenta, “invece ci sono molte cose da vedere. L’ascensore è stata una bella opera, ma i turisti parcheggiano sotto Valle Faul, salgono e scendono da lì, per poi andarsene”. Un aiuto ad ampliare il raggio delle visite potrebbe arrivare da “una mappa, un itinerario, che colleghi tutti noi con le cose da vedere in città, che non mancano, potrebbe far uscire i turisti da San Pellegrino per portarli a visitare anche il resto di Viterbo”.