Viterbo, 27 dicembre 2024 – La solidarietà entrerà a far parte del curriculum dei giovani studenti. Parola del vescovo di Viterbo, Francesco Orazio Piazza, che sta per lanciare un’idea innovativa e sorprendente che è già un concreto piano di lavoro. I giovani sono la fascia di popolazione a cui guardare con un’attenzione particolare nel 2025, per avere una società più solidale verso chi si trova in difficoltà e non ce la fa. Giovani che mancano anche dall’universo dell’associazionismo viterbese, quello che si occupa di beneficienza e volontariato. L’obiettivo 2025 per la curia viterbese sarà: “Educare i giovani alla solidarietà”, introducendo all’interno dei progetti “Scuola – lavoro” delle ore dedicate proprio a questa tipologia di attività a servizio degli altri. La scuola, dopo la famiglia, è il luogo dove la persona si forma dal punto di vista non solo professionale, ma anche umano, sviluppando qualità morali e civiche. Un aspetto che forse è stato dato troppo per scontato e che ha finito con il perdersi per strada. Ed è proprio in questo punto che si è inserita la diocesi con il vescovo Piazza. “Sento la grandissima esigenza di impegnarmi nella sollecitazione della fascia dei più giovani alla scoperta della solidarietà”, ha detto il vescovo. “Ho fatto richiesta esplicita di impegnarmi, discutendone con il Prefetto e il Presidente della Provincia, per raggiungere il Provveditore e avere la condizione per cui all’interno del rapporto scuola – lavoro i ragazzi possano fare esperienza di ore di solidarietà, affinché quest’ultima possa entrare nel curriculum dei giovani e della vita”, ha spiegato Piazza, rimarcando il perché della sua proposta: “Chi non ha fatto esperienza dei problemi reali, non è nemmeno pronto ad affrontare i propri. Come è possibile – nota – che nel curriculum di una persona ci siano tutte le competenze e non ci sia alcuna indicazione delle sue qualità civili e sociali? Sono un segno della sensibilità della persona”, prosegue il vescovo. Ogni lavoro va svolto con un’ “anima”, qualunque esso sia, altrimenti resta un’azione vuota, è la visione di Piazza. “Una funzione senza questa sensibilità, si impoverisce”, sottolinea. “Diventa una mansione senza anima. Un freddo esercizio di lavoro che non risulta utile né alla persona, né alla realtà sociale a favore della quale viene prestata. Vale ovunque, nella sanità, nella scuola, nella Chiesa, nel mondo del lavoro in generale. In ogni realtà. È una visione antropologica che deve essere portata avanti – prosegue il vescovo di Viterbo -. Questo territorio ha le caratteristiche per valorizzare questa qualità, perché ha radici profonde”. E chissà che questo non catapulti i giovani anche all’interno delle associazioni di volontariato viterbese: “Vedo tante belle azioni da parte di queste realtà, ma manca il ricambio”, dice il vescovo. Il progetto per le ore formative in campo sociale partirà a febbraio del nuovo anno.