Home Cronaca “Sollevate e Fermi”, la Macchina verso il cielo per “Baffino”: «Non ti dimenticheremo mai!»

“Sollevate e Fermi”, la Macchina verso il cielo per “Baffino”: «Non ti dimenticheremo mai!»

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Viterbo, 4 settembre 2022 – A volte, per comprendere il senso di una storia, bisogna raccontarla dalla fine. E così, per dare il pieno significato al Trasporto 2022, dopo due anni di fermo, bisogna partire a ritroso, da quando la Macchina arriva sul sagrato del monastero di Santa Rosa. Anche stavolta Rosina è a casa. Ma la storia di questo Trasporto, forse, dovrebbe proprio iniziare da qui, dalla fine. I facchini davanti tirano le corde di corsa sulla salita, quelli sotto spingono la Macchina con tutte le forze, dopo la fatica del lungo percorso che quest’anno si è allungato a via Marconi. Il traguardo è vicino.

Il sacrificio dei facchini sta per avere termine di fronte alla casa della Santa Patrona che cammina leggiadra, imperturbabile, eterna, in cima ai 28 metri di Gloria, orgogliosa di quel tributo, ma allo stesso tempo apparentemente distante dai drammi umani come, anche, quello del dolore fisico di chi  è immerso in un’esistenza terrena.

Ma è proprio quella sofferenza che i facchini portano sulle spalle, la via della “purificazione” che nella notte del 3 solleva il loro spirito lungo quella spirale di luce, fino ad arrivare accanto alla loro Santa, e con Lei, un po’ più vicino al cielo, là dove il facchino sa che, in quegli spiragli di sofferenza fisica, può, per quell’attimo di grazia,  riabbracciare i fratelli che non ci sono più.

Ed ecco allora, che una delle storie, della più grande narrazione di Rosa e del suo Trasporto, quest’anno inizia proprio qui. Da quando tutto sembra finito. Con la Macchina giunta al traguardo. I facchini arrivano sul sagrato della chiesa, girano la Macchina, Rosa guarda la sua casa, ma stavolta, lì in basso succede qualcosa, nell’umano sottobosco esistenziale, capace di salire accanto a Lei, sconfinando eccezionalmente nel divino.

Gloria, la macchina di Santa Rosa, a Piazza del Comune.
Gloria, la macchina di Santa Rosa, a Piazza del Comune.

«Sotto con i cavalletti – grida il capofacchino Sandro Rossi –  non se parla, forza, calate, piano piano, raga’, respirate, respirate, piano, piano, regolarizzate il respiro, piano, piano», dice, come ha già fatto in moltissimi Trasporti. Ma questo sta per scrivere un’altra storia da consegnare a tutte le altre che in queste centinaia di anni la Macchina, per le vie del centro, ha scritto, interprete delle epoche, con i loro  fulgori e le loro disgrazie. Arrivano i cavalletti, ma per i facchini non è ancora il momento di uscire: «Prima dobbiamo fare qualcosa. Ora. Qualcosa in ricordo del nostro fratello “Baffino” , del nostro fratello Massimo, voglio che la Macchina schizzi al cielo, che arrivi su da loro. Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi», urla il capo facchino, con tutto il fiato che ha in corpo, ma subito dopo lancia un grido ancora più lacerante,  «Non ti dimenticheremo mai». I facchini sembrano non farcela più, hanno espressioni contrite di un dolore fisico che pare attraversare loro il corpo come un serpente infuocato che li divora, eppure, di scatto, all’unisono, tutti insieme, rispondono  a quell’ultimo ordine, e alzano quella Macchina fin lassù, a toccare il cielo, attingendo a una forza che non è più nel corpo, ma nello spirito, e con la quale vanno a cercare un ultimo contatto con il fratello scomparso, mentre quella Macchina vola in alto, e in quel momento, Baffino, pare allungare una mano a sfiorare la sua Santa, e a ricongiungersi, lungo quella  Macchina, a quei fratelli che hanno sconfitto il dolore, abbattuto la barriera della materia, solo per avere l’occasione di un ultimo estremo saluto tra due mondi che il 3 settembre possono ancora incontrarsi.

 

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.