Viterbo, 1 settembre 2024 – “Un’emozione enorme”: commenta così Angelo Loddo il suo primo trasporto da capo facchino, dopo aver raccolto l’eredità del padre che ha svolto lo stesso ruolo per ben 51 anni. Pino Loddo ieri sera era lì ieri sera, silenzioso, concentrato, forse pure un po’ teso per l’esordio del figlio, a osservare il suo primo “Sollevate e fermi” . Ma è stato un trasporto impeccabile, che ha portato con sé una valanga di emozioni, iniziata proprio con quel primo comando dedicato al capofacchino Sandro Rossi, ricoverato in ospedale per un infarto. “Questo è un trasporto particolare”, dice Angelo Loddo sul percorso, “Nel momento in cui lo faccio, mia mamma non c’è più. È un Trasporto pieno di significati”. Armonia Celeste, riproduzione del modello di Roberto Joppolo, parte subito con un ostacolo da affrontare, il cantiere all’interno del parcheggio dove ogni anno prende il via il Trasporto. “Ci siamo dovuti spostare un po’ sulla sinistra, ma è andato tutto bene, i ragazzi sembrano telecomandati. Vanno alla grande. Ho 60 facchini meravigliosi”, dice Loddo che ha dedicato la mossa a Sandro Rossi: “Abbiamo voluto così augurargli una pronta guarigione. Ci siamo sentiti più volte in questi giorni, mi ha dato dei consigli che sto mettendo in pratica e stanno funzionando”, dice Loddo. Il 52esimo Trasporto del Pilastro ha registrato una partecipazione straordinaria di persone. Gremite vie e piazze. La mini macchina ha compiuto il suo cammino alla perfezione, illuminando il quartiere, passano a pochi centimetri dagli alberi senza sfiorarli, con i facchini carichi e felici. Un Trasporto fatto di emozioni e anche di storie, come quella di Floriana mamma di Diego e Luigi Maria. “È un onore avere due figli facchini”, dice, “Noi non siamo di Viterbo. Io mi sono innamorata della Macchina ancor prima che nascessero loro. Ero venuta a vederla e ho ancora i brividi. Rimasi molto colpita da quello che vidi. L’anno dopo mio marito fu trasferito per lavoro proprio a Viterbo. Dodici anni fa. Diego era piccolissimo aveva due mesi. Quando si è presentato il momento che si poteva iscrivere, gli ho detto se voleva provare, lui mi ha detto subito sì, ha fatto la prova e ha esclamato: mamma voglio essere un facchino. Il cuore mi è esploso di gioia. Stare qui con loro stasera è una grandissima emozione”, dice insieme ai figli, entrambi in divisa bianca. Una delle tante storie che raccontano il miracolo di Rosa e della Macchina: arrivare anche in pochi istanti a toccare il cuore di chi la incontra, anche se, di questa tradizione, non ne ha mai nemmeno sentito parlare.