Viterbo, 26 giugno 2026 – Collocare dentro le mura grandi marchi e negozi appetibili è certamente un modo di attirare gente in centro storico. A Viterbo, però, questa strada è stata preclusa da condizioni “oggettive”. Per questa tipologia di attività, infatti, mancherebbero le metrature adeguate. Ce n’è solo una “H&M” in via Matteotti. Condizioni che potrebbero essere presto rimosse, rendendo possibili cambi di destinazione d’uso a commerciale e accorpamenti di locali più piccoli. La previsione è contenuta nella proposta di deliberazione di consiglio comunale portata ieri in commissione dall’assessorato alla Qualità degli Spazi Urbani che ha riformulato l’articolo 4 bis della legge regionale. Per ora è solo una proposta che dovrà essere approvata dalla Pisana. Intanto, però, il percorso è cominciato. Astenuti ieri Partito Democratico, Fratelli d’Italia e gruppi civici che si sono presi tempo per valutare una materia che è apparsa subito parecchio complessa e delicata. La proposta di deliberazione ai sensi dell’art. 4 della legge regionale numero 12/2025 si colloca nell’ambito della rigenerazione urbana, puntando sul rilancio, in particolare, del centro storico.
“Non si parla di costruire cose nuove”, ha detto l’assessore Emanuele Aronne, “ma di rigenerazione urbana che permette il mutamento della destinazione d’uso, parliamo di edifici regolarmente edificati esistenti. Questo articolo permette di fare una serie di cose su questi edifici a condizione che vi sia un cambio di destinazione d’uso”. All’interno del centro storico, invece, non sarà consentito “il cambio in residenziale per quelle unità immobiliari situate al pianoterra, direttamente accessibili da strada, fatte salve superfici accessorie di accesso agli immobili“. La ratio della norme è evitare che i garage ve i magazzini si trasformino in abitazioni. Tuttavia, qualora la pertinenza a piano terra sia funzionale all’abitazione sovrastante o adiacente, potrà essere inglobata nel complesso residenziale. Per la ristrutturazione in centro storico (Zona A1), invece, sarà obbligatorio il parere della soprintendenza, mentre per i complessi di interesse storico (zona A2) la ristrutturazione sarà “consentita solo su immobili ricadenti in zone non contrassegnate da asterisco e senza valore storico”. Arriva, invece, il cambio di destinazione d’uso in commerciale per le medie e grandi strutture al di fuori delle mura per arginare l’esplosione dei grandi centri commerciali, la cui presenza fuori porta è stata spesso indicata come una delle principali cause della crisi del centro storico. Dopo il passaggio in consiglio comunale, la deliberazione sarà pubblicata sull’Albo Pretorio per trenta giorni, dopodiché ce ne saranno altri trenta per le osservazioni. Al termine del periodo previsto, l’atto sarà trasmesso alla Regione.