Viterbo, 15 febbraio 2023 – Si parla spesso di cose da fare nel futuro ma, altrettanto di frequente, capita di non saper sfruttare quello che già c’è. Le terme ne sono un esempio. Al quale va aggiunto, più di recente, un altro valore, finora non sfruttato. Il riconoscimento Unesco del Trasporto della Macchina di Santa Rosa. «Mi pare che finora sia stato preso un po’ sottogamba, ma vi posso assicurare che in altre città non è stato così. Civita di Bagnoregio, bellissima, sta faticando moltissimo per ottenere il riconoscimento Unesco, noi che lo abbiamo in tasca da 10 anni come lo abbiamo utilizzato?». A dirlo è Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa, intervenuto dopo la segnalazione del degrado di una parte della macchina Sinfonia d’Archi esposta sulla rotatoria del Poggino anni fa, poi abbandonata a se stessa, tra l’incuria e la vegetazione incolta. A segnalarlo all’attuale amministrazione comunale, l’ideatore di Sinfonia d’Archi Angelo Russo con «una pec inoltrata il 1 luglio, a cui ha fatto seguito un’altra mail alla casella di posta disponibile per i cittadini e gestita da Maria Rita De Alexandris, e colloqui informali con alcuni assessori». Ma nulla è cambiato, Quel pezzo di Sinfonia d’Archi, dopo sette mesi, è ancora lì, nell’abbandono più totale. «De Alexandris mi aveva detto di avere girato la mail agli uffici, ma se non si dà seguito con una volontà politica, una deliberazione di giunta, c’è poco da fare», aveva commentato Angelo Russo. La collocazione di Sinfonia d’Archi sulla rotatoria del Poggino era stato l’avvio dell’idea di un museo diffuso delle Macchine che, però, è tramontata ben presto, lasciando Viterbo quello che è: la città con il Trasporto, che non c’è. Chi, oggi, visitandola in date diverse del 3 settembre, la riconoscerebbe come la località della secolare tradizione di Rosa e dei suoi facchini, che si è guadagnata il riconoscimento Unesco di patrimonio immateriale dell’Umanità? All’amarezza di Russo per l’oblio e il degrado in cui è caduto uno dei pochi tentativi di “materializzare” la presenza del Trasporto a Viterbo, fa eco lo stesso Mecarini: «Ho ascoltato l’intervista di Angelo Russo – dice – sono totalmente d’accordo con lui. Ho percepito il suo dispiacere e il suo rammarico, che è anche il mio e di tanti altri. Vedere un pezzo della macchina di Santa Rosa messa lì, nell’incuria più totale, fa male al cuore», prosegue Mecarini che si unisce alla richiesta di Angelo Russo: «Credo sia necessario innanzitutto ripristinare la normalità della situazione, con lo sfalcio dell’erba, poi restaurare il pezzo della Macchina che, a quanto dice lo stesso Russo, non sarebbe un lavoro di grande entità». Riguardo all’idea di esporre alcuni pezzi delle vecchie macchine sulle rotatorie, Mecarini si dice: «Totalmente d’accordo, anche perché realizzare un museo delle macchine a grandezza naturale mi sembra un’idea molto costosa e, credo, difficilmente realizzabile. Quello di esporle nelle rotatorie o anche in un percorso ben definito nella città, mi pare un’idea efficace», dice Massimo Mecarini, che al riguardo parla anche del museo del Sodalizio dei facchini: «Non è sufficiente, è bellissimo, visitato, ma la gente viene e chiede dove si può vedere la Macchina di Santa Rosa. Noi dobbiamo dire che è smontata in un magazzino», conclude con rammarico Mecarini.