Viterbo, 4 aprile 2024 – Un ponte di Pasqua e Pasquetta buono, ma non ottimo. In linea, più o meno, con quello degli anni scorsi. Un risultato che forse potrà non soddisfare chi faceva del turismo un “tema chiave” nello sviluppo dell’economia locale, tanto da affidarsi ad esso per “creare nuovi posti di lavoro”. Così scriveva nel programma per le elezioni comunali 2022 il patto civico Viterbo 2020 ora alla guida di Palazzo dei Priori, che all’epoca si proponeva di “creare un sistema turistico in grado di attrarre viaggiatori di livello medio alto che si fermano sul territorio per più giorni”, con la definizione di “un’identità forte”, partendo da un concetto desunto da un sondaggio fatto tra i cittadini “Viterbo cuore della Tuscia”, ossia una città al centro di “un sistema turistico integrato”. Dichiarazioni di intenti che, a distanza di due anni, reclamerebbero da parte degli attuali amministratori un resoconto diverso dal mero conteggio degli incassi della tassa di soggiorno che ben poco dicono della tipologia e della qualità delle azioni messe in atto dalla giunta Frontini sul territorio, tanto da lasciare il dubbio che l’aumento degli introiti, se ci sarà, possa anche rappresentare un naturale andamento tendenziale, piuttosto che l’effetto di misure precise adottate. Quali sono ad oggi le azioni messe in atto in relazione al conseguimento di quel modello turistico annunciato, considerato che per alcuni obiettivi, come ad esempio la costituzione di una “destination management Organization (DMO)” se ne prevedeva la realizzazione nel 2024, mentre quello della “definizione di un’identità chiara e riconoscibile della città da cittadini e turisti” dovrebbe andare a segno nel 2025, e nel 2026 si dovrebbe dare piena attuazione al progetto “Turismo di qualità”, che, ad oggi, pare un’ambizione un po’ sfrontata di fronte a quell’istantanea che ci offre il ponte di Pasqua e Pasquetta di una turista straniera che resta ferma a Porta Romana ad attendere mezz’ora un taxi, come raccontano alcuni cittadini sui social, oppure quella proveniente da Reggio Emilia che resta malamente sbigottita di fronte alle fontane senza acqua. La fotografia di uno stato di cose che appare molto lontano da quello ipotizzato, una distanza che non si accorcia nemmeno andando a scartabellare il piano della Performance tra gli obiettivi 2024, alla ricerca di quelle azioni che dovrebbero tendere a quel modello di turismo di qualità. Tra le iniziative che escono fuori dall’ordinario, risalta la “promozione turistica di Viterbo presso i turisti francesi attraverso la redazione di una guida turistica, eventi tematici e la partecipazione ad una fiera del settore”, “la valorizzazione della via Francigena” e poco altro. Tra gli obiettivi anche lo spostamento dell’ufficio turistico in posizione più consona alla revisione del piano dei parcheggi. Cose che anche se messe insieme, sembrano un po’ poche, per arrivare a definire almeno l’ossatura di quel modello di turismo promesso, rispetto al quale si vorrebbe capire se esso è ancora un obiettivo della giunta Frontini e se sì, in che modo si sta realizzando. Riguardo all’allungamento della permanenza media, che pareva un po’ il pilastro di tutta la costruzione progettuale nel settore del turismo, c’è stato, in effetti, un primo resoconto a metà novembre 2023 da parte dell’assessore Silvio Franco “Non siamo ancora soddisfatti. La permanenza media purtroppo ancora non è cresciuta come vorremmo”, aveva detto con massima trasparenza, fornendo anche qualche dato, l’assessore Silvio Franco: c’è stato l’ “aumento di un decimale da 1,5 a 1,6. Non è entusiasmante, è il più basso della provincia che si attesta su 2,7 e 2,8 giorni“. E proprio riguardo alla provincia ci sarebbe da capire a che punto sia quel sistema turistico integrato che avrebbe dovuto dare vita a una rete su tutta la Tuscia con Viterbo al centro, in modo da tenere il turista più tempo sul territorio. Ad oggi, dunque, il turismo meriterebbe un resoconto “qualitativo” delle misure intraprese, comprovato, ma non sostituito dal solo dato numerico, come l’introito della tassa di soggiorno che, da solo, ben poco può raccontare di tutto questo.