L’orologio sulla torre del comune Amatrice si ferma alle ore 3.36 di un giorno che rimarrà scolpito per sempre nella storia dei suoi abitanti. Tre e trentasei, quelle lancette si sono fermate lì per sempre, come la vita di molte persone. A quell’ora, infatti, arriva una fortissima scossa di terremoto, seguita più tardi da un seconda e tante altre ancora che radono al suolo il piccolo centro nella provincia di Rieti, la patria dell’amatriciana.\r\n\r\nE proprio a ridosso della festa del paese, il pittoresco borgo, abitato da circa duemila persone, si era riempito di turisti fino all’inverosimile pronti a gustare i famosi spaghetti. Una giornata di festa che non arriverà mai. Quelli che si stanno vivendo ad Amatrice sono momenti di morte, lutto e disperazione.\r\n\r\nQuella forza oscura, invisibile, risalita dalle profondità della terra ha spazzato via tutto. Ha colpito nel momento giusto per fare il maggior numero di morti: nella notte, quando tutti dormivano, vulnerabili nel proprio letto, in un periodo in cui le case di Amatrice pullulavano di turisti.\r\n\r\nAnche per questo oggi è impossibile calcolare con precisione il bilancio della tragedia che si è abbattuta anche sui vicini comuni di Accumuli e Arquata.\r\n\r\nImmediatamente, appresa la notizia, si è scatenata una vera e propria gara di solidarietà.\r\n\r\nAnche a Viterbo sono state innumerevoli le iniziative intraprese per portare aiuto alle persone colpite dal sisma.\r\n\r\nTra gli altri, Umberto Fusco, coordinatore delle province del Lazio per Noi con Salvini è immediatamente partito con altri del suo gruppo alla volta di Amatrice per fare una prima ricognizione e portare il loro contributo di aiuti. “Acqua, hanno bisogno innanzitutto di acqua, e poi latte, pannolini, coperte, salviette”, dice Fusco che oggi con il suo gruppo ha consegnato ad Amatrice 126 casse d’acqua con 24 bottiglie ciascuna. “L’ospedale è quasi inagibile – commenta – ma abbiamo trovato un dispiegamento di forze di soccorso e dell’ordine veramente incredibile. Una nostra tesserata che abita a Roma è di Amatrice e ci ha portato qui”.\r\n\r\nFusco ha toccato con mano il clima che si respira sul luogo del disastro. “C’è tanta forza, tanta attesa di ritrovare le persone disperse”. Forza e speranza sono le torce accese nella notte buia del terremoto, un faro in un mare di desolazione. La paura, quanto basta, resta a fare da sottofondo a uno stato di attonimento di chi, probabilmente, ancora non ha avuto il tempo di realizzare l’accaduto.\r\n\r\nMa la rabbia no, quella non tace e grida forte perché la furia della terra ha colpito proprio nel momento in cui questi luoghi brulicavano di anime, turisti arrivati, ignari e puntuali, a un terribile appuntamento con il destino.\r\n\r\nIl terremoto del reatino è stato qualcosa di spaventoso. Molti dicono addirittura peggiore di quello de L’Aquila con il quale condivide un particolare inquietante: tre e trentasei, l’ora della tragedia. In quel punto dell’orologio dove le lancette di Amatrice si sono fermate per sempre, anche quelle del capoluogo abruzzese hanno terminato, anni prima, la loro corsa, finita, anch’essa, in un abisso di morte e dolore. Erano le tre e trentanove. \r\n\r\n“Nelle zone colpite si è innescata la massima collaborazione – commenta Fusco – Stanno per arrivare anche i militari per pattugliare la zona. C’è veramente una presenza massiccia delle forze dell’ordine e di soccorso. Moltissima Protezione Civile e numerosissimi volontari”.\r\n\r\nSono già state allestite le tende, ma le temperature da queste parti scendono molto di notte. “Siamo in territorio montuoso, ci sarà bisogno anche di molte coperte”, dice Fusco prima di tornare a parlare delle vittime: “Il centro storico di Amatrice è letteralmente raso al suolo – spiega – ci sono moltissime case vecchie cadute giù e chissà quante persone erano lì dentro”.\r\n\r\nDomani il gruppo di Noi con Salvini, che opera tramite l’associazione Risorsa Verde, sarà di nuovo nei luoghi del disastro per portare il suo aiuto.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli
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