Viterbo, il turismo e lo scempio di piazza del Plebiscito. Allegrini: “Interverremo al più presto”
Viterbo – Una città turistica è una città che deve innanzitutto prendere coscienza di se stessa, della storia che ha, di ciò che di bello ha. Una città che sa come raccontarsi. Che gli piace farlo. Ma soprattutto una città che si prende cura di sé. Una città turistica è tutto questo, racchiuso nell’immagine di un luogo che appare bello da vedere e piacevole da visitare. La cultura che veicola una città turistica è anche una cultura del decoro. Una coscienza del bene pubblico che difficilmente può concepire lo scenario che si apre a piazza del Plebiscito, un’area centralissima dell’itinerario turistico della Viterbo medioevale, ai piedi di Palazzo dei Priori, candidato a diventare presto un complesso in parte museale, a ospitare le tavole di Sebastiano del Piombo, la pinacoteca del museo civico e un museo in 3D della macchina di santa Rosa. Ai piedi di tutto ciò: lo scempio. Colate di catrame, rattoppano senza alcun senso del bello, né della storia, la trama in alcuni parti mancante della pavimentazione di piazza del Plebiscito. Un cammino osceno che accompagna il turista all’ingresso dello storico Palazzo, che lo introduce con sgarbo alla bellezza delle sale in esso contenute, tra le più belle d’Italia. Una dichiarazione di ignoranza del pensiero che ha mosso le mani di chi ha ideato questa piazza e ha voluto inserire ai quattro lati di essa quattro simboli ben precisi: un pentalfa iscritto in un cerchio, simbolo della scuola Pitagorica, che con esso esprimeva una sintesi di armonia e bellezza, al cui interno è racchiuso il cosiddetto numero d’oro, utilizzato dagli architetti medioevali nella costruzione delle cattedrali gotiche. Un messaggio antico di armonia, offeso da un rattoppo stonato, specchio di un’epoca lacerata tra la mancanza di gusto e quella di soldi. Un mondo, racchiuso in un metro circa di sampietrini, minacciato da un paio di colate di catrame e di ignoranza, rispetto alle quali, è riuscito a difendersi e a sopravvivere, solo grazie all’intervento miracoloso e casuale della buonasorte, la cui mano deve essersi mescolata a quella di chi ha eseguito quel lavoro pacchiano, facendo sì che esso si arrestasse proprio ai bordi di quel messaggio, lasciando indenne il simbolo disegnato con un sapiente incrocio di sampietrini. Sulla questione interviene la neo assessore ai lavori Pubblici del comune di Viterbo, Laura Allegrini, che in questi mesi di amministrazione di centrodestra ha restituito la dignità, insieme alla percorrenza, a molte strade del capoluogo, colpite in questi anni, verrebbe da pensare, da una pioggia di meteoriti, tante e di tali dimensioni, erano le buche che le ricoprivano. La ex senatrice, dimostrando sensibilità a quella cultura del decoro, ha dichiarato di volersi “prendere l’impegno a sistemare queste parti della piazza del Plebiscito, ripristinando i sampietrini“. La piazza potrebbe, quindi, recuperare presto il suo antico e più autentico significato, oltre ad offrire al turista quell’immagine in grado di trasmettere la sensazione e insieme la certezza che Viterbo sia una città che merita di essere conosciuta e visitata. Ma, soprattutto, il ripristino del disegno originario della piazza sarà un pezzetto di storia restituito ai viterbesi.
Tiziana Mancinelli
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