VITERBO – Sembrava che la telenovela dentro il Pd fosse finita, e invece, pur quando sembrava che non ci fosse veramente più nient’altro da dire o da inventarsi ecco un altro colpo a sorpresa. I semi, in realtà, erano già stati buttati qualche mese fa con un ricorso presentato da Martina Michela che in questi giorni ha portato la commissione garanzia dell’unione regionale del Partito Democratico del Lazio a espellere otto esponenti Pd tra cui quello stesso Francesco Serra candidato sindaco con due liste civiche che ha superato il candidato ufficiale Luisa Ciambella del Pd. Quello stesso Pd che oggi “caccia” , tra virgolette, gli otto candidati perché lo stesso Francesco Serra fa sapere di non essere nemmeno iscritto pe rl’anno 2018. “Non c’è stato ancora il tesseramento”, spiega. Dunque l’espulsione si sostanzierà in una non “iscrivibilità” qualora decidessero di richiedere la tessera. Circostanza confinata nel campo delle ipotesi oramai, dopo il decreto di espulsione, e il clima arroventato, decisamente improbabili. La spaccatura dentro il Pd, dunque, non solo resta, ma viene “vergata” con parole, e “decreti” di fuoco. Una divisione che si riproporrà anche all’interno del consiglio comunale dove il Pd si presenterà con Luisa Ciambella, Alvaro Ricci e Martina Minchella, e nei banchi a fianco i “civici” Francesco Serra, Lina delle Monache e Patrizia Frittelli, Pd forse ancora nell’anima, ma non più sulla “tessera”. “Avrei fatto comunque un gruppo civico e distinto in consiglio comunale”, commenta Serra, una linea che ora si rafforza con la decisione dell’espulsione. Si dice che il dramma a volte unisca, ma in questo caso lo sfascio politico invece di far riflettere e spingere a tentare di ricomporre il quadro, ha ulteriormente esasperato contrasti e divisioni fino ai cocci finali, e, a questo punto, definitivi. “Vincono con le tessere e perdono nei seggi”, dice Serra, toccando quello che oramai è un nervo scoperto del Pd a livello italiano e cioè quello di parlare una lingua comprensibile solo ai suoi circoli esclusivi e sempre più sparuti, piuttosto che all’uomo della strada. “Questo provvedimento fa tenerezza – continua Serra – rispetto alle difficoltà generali del partito”. E Serra le ha capite: “Se si guardano intorno non c’è più nessuno. Ma non se ne sono accorti. Si preoccupano di eseguire purghe ed espulsioni. Sopravvivrò senza particolari traumi. Proseguirò nel mio impegno politico con una passione civica laddove sarà possibile.” Si consuma così l’ultimo dramma dem, ridotto fino all’ultimo coccio. E forse non è rimasto più nemmeno quello.
Tiziana Mancinelli
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