Home Cultura Maltempo e quartiere semibuio, ma il museo civico fa il pienone e riaccende le luci su una parte di città dimenticata.
Maltempo e quartiere semibuio, ma il museo civico fa il pienone e riaccende le luci su una parte di città dimenticata.

Maltempo e quartiere semibuio, ma il museo civico fa il pienone e riaccende le luci su una parte di città dimenticata.

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ViterboQuasi cento persone, in una giornata segnata dal maltempo, con pioggia, vento, strada allagate, qualche problema con la corrente elettrica in zona Cappuccini. Eppure, quelle quasi cento persone, ieri sera, erano di fronte alla porta del museo civico “Luigi Rossi Danielli” a fare la fila alle 21.30 per vedere le tavole di Sebastiano del Piombo e tutte le altre opere, pregiate, della struttura museale del Comune, dimenticata in questi ultimi anni e da qualche mese riscoperta grazie a una serie di iniziative promosse dall’assessorato alla Cultura, come quella delle aperture serali con visita gratuita. Cento persone che, causa la mancanza dell’elettricità e quindi il buio di alcune sale, sono rimaste attente e concentrate con la luce del telefonino in mano a seguire la spiegazione delle tavole di Sebastiano del Piombo. Sono circolate interessate nel chiostro, con la luce a intermittenza che se da un lato ha reso poco evidenti alcuni particolari delle opere spiegate, dall’altro ha gettato sulla visita notturna una sorta di suggestione a sorpresa di matrice noir. Vista l’affluenza le guide hanno dovuto fare due gruppi. Quello, però, che va evidenziato è la nuova vita che, se si proseguirà in questo modo, potrebbe essere restituita al museo civico di Viterbo, prospettiva che smentisce alcune delle ipotesi fatte in passato: come quella, ad esempio, che il suo scarso successo fosse addebitabile alla sua localizzazione, peraltro centrale, se si considera la città nel suo complesso, ma che diventa “marginale” se, invece, vogliamo stabilire, con una scelta miope e “riduttiva”, il perimetro culturale esclusivamente con quello di San Pellegrino, dove il museo, o, peggio, parte dei suoi pezzi migliori, hanno rischiato di finire, con il risultato di ingolfare una parte della città dove già si concentrano molte cose, e spogliando, invece,  quella che ha i suoi motivi per essere nuovamente riscoperta e focalizzata nell’itinerario turistico, come appunto la parte che racchiude: Teatro dell’Unione, Museo Albornoz, casa di Santa Rosa, scuderie Sallupara e la stessa piazza Crispi,  anch’essa “centro storico”, ma quel “centro storico” sempre più dimenticato negli anni nel suo significato. Pensare che il successo di pubblico di una struttura che conserva in sé il genio di Sebastiano del Piombo e Michelangelo, oltre a opere di Andrea della Robbia, Cesare Nebbia, Antonio del Massaro, e tanto altro possa dipendere dalla sua ubicazione “fisica”, rasenta il comico. Quel che è mancato finora al museo civico sono state semplicemente le idee e la promozione, come dimostrano le quasi 100 persone ieri sera ferme ad aspettare sotto un tempo carico di pioggia l’apertura del portone in legno e che non hanno rinunciato alla visita neppure con i problemi alla corrente elettrica. Cento persone grazie alle quali il museo civico, seppur avvolto nel semibuio ieri sera, ha restituito la vita a una parte di città che merita di essere scoperta e valorizzata, e soprattutto raccontata.

 

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.