Viterbo – Viterbo ha un antico tesoro: che se ne va. Opere disperse, smarrite, andate chissà dove. Il tempo passa, l’uomo dimentica. E testimonianze, a volte anche preziose, del passato, vengono dimenticate, scivolano in un abisso buio, come se non fossero mai esistite, dove ognuna trova il suo personale destino, quello di essere distrutte per sempre, nel peggiore dei casi, oppure di finire in qualche altro posto, che non è quello in cui dovrebbero stare: patrimonio pubblico della città che l’ha viste nascere e a cui appartengono. L’argomento del “tesoro” posseduto da Viterbo, spesso ignorato, o smarrito, è tornato di attualità stamattina con la presentazione degli affreschi restaurati di Santa Maria in Volturno nella Sala Gualtiero di Palazzo dei Papi a Viterbo, dove resteranno esposte dal 27 dicembre al 27 gennaio. Si riaccende la luce su questi capolavori del passato e si fa strada un’idea: «Dare a queste opere e alle altre che saranno recuperate uno spazio espositivo permanente. Un museo che dà ancora tanto lavoro a questa città».
L’annuncio è lanciato dall’architetto Margherita Eichberg, la soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti, Paesaggio, per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Insieme a lei, ieri mattina, a salutare le opere ritrovare, restaurare ed esposte anche il vescovo Lino Fumagalli, il sindaco Giovanni Arena, il vice Enrico Maria Contardo, gli assessori Barbieri e Allegrini. «La mia preoccupazione – ha detto il vescovo Lino Fumagalli – è che tante delle opere di Viterbo possano andare disperse. È stato fatto un inventario dalla soprintendenza, ma il mio timore è che non possa essere sufficiente. Il rischio che dei lavori di interesse storico artistico possano andare dispersi è reale e concreto». Sullo stesso tema anche il sindaco Arena: «Speriamo di poter dare un minimo di risposta a questo sforzo di andare a recuperare questo tesoro che abbiamo nelle nostre parrocchie. È un peccato ignorarne a volte anche l’esistenza». Sul punto torna l’architetto Eichberg: «Il recupero di opere disperse sta tornando un argomento di grande attualità – spiega -. Sembra di essere piombati nel secondo dopo guerra, quando le cose venivano disperse e nessuno sapeva dove fossero finite. Queste opere si trovavano nel coro della chiesa di Santa Maria in Volturno, poi denominata Sant’Agostino, afferente a un monastero agostiniano femminile, esse ci danno l’occasione di parlare di questo siano andati dispersi questi patrimoni così importanti per Viterbo, città ricchissima di edifici sacri, complessi abbelliti da figure di primo piano: tutti i pontefici hanno offerto a Viterbo i loro migliori artisti. Spesso i viterbesi non si rendono conto di essere depositari di un tesoro così importante, che ha una relazione diretta con Roma e con Siena, è un tramite culturale tra diverse realtà artistiche. La chiesa e il convento a cui questi affreschi appartenevano, sono stati cancellati da una serie di eventi sfuggiti di mano agli enti di tutela e proprietari. Gli affreschi erano all’interno del coro del monastero femminile di Santa Maria in Volturno e sono stati praticamente staccati subito prima della demolizione di questo complesso, probabilmente perché se ne percepiva il valore, all’indomani della seconda guerra mondiale. Al suo posto sono sorte delle case popolari. Mi auguro di poter organizzare uno spazio espositivo permanente per queste opere insieme alle altre, e a tutto quello che verrà recuperato. C’è un tesoro disperso tra viterbesi, vari enti ecclesiastici, parrocchie, confraternite e parroci e via dicendo. Ci auguriamo di poter dare vita a questi musei. La nostra riforma ministeriale ha riunito tutte le competenze intorno a un tavolo per questi temi: storici dell’arte, architetti, archeologi, ora riescono a collaborare mettere insieme tutti i pezzi anche gli atti, i documenti, i pezzi di carta, finalmente li possiamo ritrovare anche chiedendo aiuto agli enti locali che hanno la loro parte di documentazione e speriamo di dare vita a un museo, che ancora dà tanto lavoro, a questa straordinaria città nella quale oggi ci troviamo». A illustrare gli affreschi l’ex ispettore di zona della soprintendenza Giannino Tiziani: «A Viterbo c’è poca organizzazione per un potenziale enorme che continua a non essere valorizzato. Con grande dispendio per l’offerta turistica che, invece, rappresenta. Tosini è l’autore del ritrovamento delle opere insieme a santino Tosini, responsabile dell’ufficio dei beni culturali della curia. A restaurarli è stato invece Vittorio Cesetti.
Le opere sono il putto che rivela a Sant’Agostino l’insondabilità del mistero trinitario, Sant’Agostino e Santa Monica che ascoltano la predica di Sant’Ambrogio, la morte di Santa Monica, tutte della prima metà del XVII secolo.
