Fu sede di discordia, teatro di un conclave durato anni che non riusciva ad accordarsi per il nome di un nuovo papa, finché qualcuno non chiuse tutti i cardinali dentro e scoperchiò il tetto, inducendoli a una decisione. E da quel giorno fu chiamata la Sala del Conclave, per averne ospitato il primo e più lungo.\r\n\r\nOggi quel luogo diventa il solenne, osservatore silenzioso, della celebrazione di un legame fortissimo che tiene uniti i cuori di centinaia di uomini: i facchini di santa Rosa. Nella sala del Conclave, scelta per il raduno prima del giro delle sette chiese ci sono tutti, ma c’è soprattutto il loro grande cuore. Quello che fa sciogliere un gigante come il capofacchino Sandro Rossi che, non appena riceve il microfono dal presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, accenna una parola, guarda in faccia i suoi compagni seduti in platea, allarga le mani come per dire “non ci riesco”, l’emozione ha la meglio sulle parole e riesce a parlare meglio di esse. Così Rossi posa il microfono sul tavolo e gira le spalle a quella distesa ordinata di fazzoletti bianchi pronti a muoversi come un’immensa onda all’unisono ai comandi della sua voce nella più completa fiducia. Il capofacchino li guarda sempre negli occhi durante il percorso della macchina, invece adesso si gira, come per trattenere quel cuore che ora gli batte così forte che potrebbe schizzargli via, e in quel gesto di voltarsi è contenuto tutto l’amore del capofacchino per i suoi fratelli, tutta la forza di un’emozione che spazza via le parole e parla con la voce dei sentimenti.\r\n\r\nQuella che si respira all’interno del Conclave tra i facchini è l’aria di una famiglia. Ma non di una famiglia ordinaria. Di una pronta ad accogliere chiunque bussi alla sua porta con il desiderio di legarsi ad essa. Non ci sono solo gli uomini con il fazzoletto bianco, le spalle forti e il cuore grande. Ci sono i super facchini, i ragazzi diversamente abili che indossano quel magico copri capo che gli accende una luce nuova negli occhi, perché in quel momento hanno sugellato il loro legame con il Sodalizio e non sono più soli. Ora fanno parte di qualcosa. Appartengono ad essa. Ci sono i comitati di quartiere con i mini facchini. Ci sono tutti quelli che lavorano per e intorno al Trasporto, nelle tante iniziative e attività che gli fioriscono accanto nell’unico spirito e sentimento che ha lasciato la lezione di Rosa. E’ una grande famiglia, che pensa ai “cugini” terremotati. E’ una solida famiglia che non è legata da vincoli di sangue, ma da quelli più forti del cuore. Lo senti battere nell’intervento di Raffele Ascenzi, ex facchino, e quindi anche lui legato per sempre a questa stupenda magia. Anche il suo cuore prende il sopravvento sulle parole non appena l’ideatore di Gloria prende in mano quel microfono. Ringrazia tutti, Raffaele, la Chiesa, le istituzioni, l’Unesco, ma “Quelli che ho profondamente nel cuore – dice – sono tutti i facchini, dal primo all’ultimo. Nuovi facchini – dice rivolgendosi ai nuovi arrivati – voi ora avete dei fratelli che saranno sempre con voi. Quando giro per Viterbo vedo quegli occhi di chi ha portato, porta e porterà in futuro la macchina, quella è la forza che mi fa progettare e mi manderà sempre avanti ricordando santa Rosa”. E il pensiero ai facchini, Raffaele, lo ha anche scolpito su Gloria.\r\n\r\nEd è ancora il cuore che parla quando Lorenzo Celestini, presidente emerito, ricorda, trattenendo una lacrima, il suo primo Trasporto con Volo degli Angeli. L’emozione di continuare a sfilare con i facchini anche oggi che non lo è più, tiene viva l’intensità di quelle sensazioni vissute sotto la macchina.\r\n\r\nSolo la forza del cuore riesce a richiamare nella Sala del Conclave la memoria di Nello Celestini, e a farlo sentire così presente in quegli attimi che ti pare di vederlo andare a sedersi tra i facchini, sorridere incoraggiante in quel momento che il figlio dice ai suoi “fratelli”, “Nonno Nello è con voi”, guida e protezione per tutta la famiglia dei facchini.\r\n\r\nAlla forza del cuore si appella il capo facchino Sandro Rossi prima di chiudere il raduno del Conclave e iniziare il giro delle sette chiese che porterà i facchini, dopo una pausa presso il boschetto, direttamente sotto Gloria per compiere un Trasporto che è entrato nella storia.\r\n\r\n“Quella di stasera non sarà una prova di forza – dice Sandro Rossi – ma una prova del cuore, perché la salita in via Marconi si fa solo con il cuore. Grazie a quel sentimento forte che ci tiene tutti uniti possiamo fare qualsiasi cosa. Solo grazie al vostro grande cuore stasera riusciremo a fare una cosa meravigliosa. E’ un legame che ci unisce e che unisce a noi la città. Viterbo ci aspetta, ci acclama e ci sostiene, perché questa sera siamo tutti facchini, anche quelli che non sono vestiti di bianco, ma hanno nel cuore quello che abbiamo anche noi. La città ci aiuterà a fare questo Trasporto straordinario che racconteremo ai nostri figli. Non lasciate che lo leggano da qualche parte, ma raccontateglielo voi, guardandoli negli occhi e trasmettendogli la forza delle emozioni che avete provato”.\r\n\r\nAlessandro un facchino super chiede a Sandro Rossi cosa succede quando grideranno “Evviva santa Rosa”, il capofacchino gli risponde, “guarda, qui dovrebbe tremare tutto”\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n
0
0
tags:
santa rosa