Home Cultura Tutti pazzi per Gloria, l’abbraccio della città al Sodalizio
Tutti pazzi per Gloria, l’abbraccio della città al Sodalizio

Tutti pazzi per Gloria, l’abbraccio della città al Sodalizio

0
0

Tutti pazzi per Gloria. La macchina di Raffaele Ascenzi conquista tutti. Nel suo nuovo abito di luci, più calde rispetto a quelle più bianche dell’anno scorso per il primo Trasporto,  l’idea di Ascenzi ieri notte ha rivelato appieno quel fascino che aveva immediatamente espresso il disegno mostrato negli uffici comunali quale vincitore del bando per la nuova macchina di santa Rosa.\r\n\r\nE così ieri sera, quell’idea sulla carta, pare essersi staccata e materializzata davanti alla folla in visibilio. Il gioco di chiaro scuri è perfettamente ponderato per far emergere la sfarzosa, ma elegante, ricchezza della linea tipicamente gotica. E Gloria incanta.\r\n\r\nAccanto al successo della macchina c’è quello dei facchini. Il percorso quest’anno è più lungo, ma esso si riempie lo stesso in ogni più piccolo centimetro. E non è solo per la macchina. E’ anche per sostenere quel gruppo di uomini che si caricano quella struttura mastodontica sulle spalle e la portano in giro per la città, per dimostrare che uniti, nella fratellanza, si può fare qualunque cosa, che solo con il sacrificio si diventa allo stesso tempo forti ma anche più sensibili, e che vale sempre la pena di credere in qualcosa.\r\n\r\nIn un quadro di valori sempre più in disfacelo, i facchini diventano il baluardo della retta via. E la gente lo ha capito. Il loro impegno sotto la macchina diventa anche uno stile di vita, quello che hanno imparato stando fianco a fianco con i compagni, a marciare tutti insieme allo stesso passo come fossero solo uno, a sostenersi l’uno con l’altro: se qualcuno inciampa lungo il percorso della macchina, gli altri lo sostengono e insieme arrivano al traguardo. E tutto ciò, negli anni passati sotto la macchina, si trasforma da un modo di fare a un modo di essere. Ma l’amore della città, che oggi ha avvolto i facchini in un grande e  affettuoso abbraccio, nasce anche dal loro impegno sempre maggiore nella vita pubblica e nelle opere di carità. Le cene in piazza che si svolgono oramai da anni sono diventate un appuntamento immancabile, al quale la città e il Sodalizio si incontrano e stringono un legame sempre più forte.\r\n\r\nLo comprendi immediatamente: lungo il percorso della macchina il tifo per il Sodalizio è di quelli da stadio. La gente applaude, incita, urla, chiama i nomi di chi sta sotto e magari è un fratello, un figlio, un amico, un marito o un fidanzato, o semplicemente un facchino, che sta faticando sotto quella macchina, enorme da fare paura, anche per te, per dimostrarti che solo se dai tutto te stesso in qualcosa in cui credi, diventi veramente migliore, e quel qualcosa finisce per tirati fuori il cuore. E’ questo il grande miracolo del Trasporto.\r\n\r\nSubito dopo l’arrivo dei messaggeri di Lux Rosae, la fiaccola è stata posta su Gloria in Excelsis e, esauriti i discorsi di rito delle autorità civili e religiose, il capo facchino, Sandro Rossi, ha chiamato fila per fila i facchini sotto la macchina prima di gridare il primo “Sollevate e fermi”.\r\n\r\nDa questo momento in poi la marcia di Gloria chiama a sé tutta la città che è lì pronta in ogni centimetro urbano disponibile, in attesa da tutto il giorno, per partecipare a quello straordinario spettacolo di bellezza e di fede.\r\n\r\nA piazza Fontana Grande la prima sosta. La macchina prosegue poi verso piazza del Comune dove compie le girate poi si ferma. I facchini riprendono fiato. A qualcuno sembra che la macchina sia più pesante dell’anno scorso. Sono tutti entusiasti di essere i protagonisti di questa straordinaria esperienza.\r\n\r\nIl tratto del corso è una prova da manuale. Gloria ha un profilo frastagliato quindi sono stati fatti calcoli al millimetro per farla passare senza intoppare in grondaie e cornicioni che le passano veramente vicino. L’effetto è da brividi. Un gioco prospettico fa sembrare che stia per toccare gli spigoli dei tetti, ma proprio quando stai per portare le  mani alla bocca per frenare un grido di spavento, la vedi passare senza nemmeno sfiorarli.\r\n\r\nFondamentale in questi casi è il ruolo delle guide che guardano in alto e dirigono i facchini. In terra, inoltre, nel primo tratto del Corso sono state disegnate delle strisce bianche e i facchini, costretti a guardare in basso, le seguono e portano a termine una manovra da manuale: prima schivano una grondaia e poi un’altra e Gloria, infine, arriva davanti al Suffragio per la sosta, guidata con una perizia che la fa spostare leggera come una barchetta di carta in un secchiello d’acqua.\r\n\r\nFinito il tratto più stretto di Corso, la strada si amplia e le aggiuntive si uniscono con un gioco di massima sincronia.\r\n\r\nL’arrivo a piazza del Teatro è accolto, come ovunque del resto, da un tripudio di applausi e grida. Fin qui, niente di nuovo. Il tratto inedito arriva ora: via Marconi e Sacrario. Non si arrivava a questa piazza dal 1952 con la macchina di Salcini. Gloria è pronta a entrare nella storia. E i facchini anche. Se la caricano in spalla, senza alcun timore dell’ignoto che rappresenta questo tratto, e la portano fino a piazza della Repubblica, dove era già arrivata  la precedente macchina, Fiore del Cielo, due anni fa per celebrare il riconoscimento Unesco.\r\n\r\nMa quello che ora si apre davanti è un tratto di strada fatto 64 anni fa, e i protagonisti di quel giorno non ci sono più. Per i facchini attuali è tutto da scoprire. Tornano sotto la macchina, il capofacchino grida “Sollevate e fermi” e Gloria riparte con passo sicuro. La macchina di Ascenzi sembra ricoperta di una cascata di pietre preziose e il suo bagliore fende la notte , facendosi strada nella coltre di buio denso puntellata da piccole luci dei telefonini delle persone che assistono al suo passaggio. Sono infiniti. Pare quasi che il cielo si sia capovolto sulla terra con tutte le sue stelle. Gloria incede imperiosa e si piazza al centro della grande area urbana, offrendo uno spettacolo che, chi c’era, non dimenticherà mai più.\r\n\r\nI facchini hanno oltrepassato un altro confine, e ora tornano a Piazza del Teatro. Si aggiungono le corde, due per parte, tenute da file di facchini che hanno il compito di tenerle senza tirate per accompagnare dolcemente la macchina senza strattoni.\r\n\r\nTra il Sacrario e piazza del Teatro c’è una pendenza di dieci metri e dopo arriva la salita da fare di corsa verso il santuario di santa Rosa.\r\n\r\nDopo la breve sosta in largo Marconi Gloria procede verso la sua penultima tappa, piazza Verdi. La folla esulta, grazie al nuovo percorso la vede due volte: all’andata e al ritorno. Terminata l’ultima sosta i facchini tornano sotto, altri afferrano le corde. Rossi grida “Sollevate e fermi” e la macchina dopo qualche minuto sembra staccarsi da terra e volare sulle gambe dei facchini che stanno correndo verso la cima della salita.\r\n\r\nArrivano lì dove la macchina stava per cadere   nel 1986 . Ma sta per diventare solo un lontano ricordo. Gloria scivola via verso il traguardo, superando il punto della sfiorata tragedia di trent’anni fa. Arriva sul sagrato e viene posata sui cavalletti. Ma i facchini restano tutti sotto. I loro volti sono ancora contratti dall’enorme fatica. Passa qualche minuto e il capofacchino Rossi grida l’ultimo, straordinario, “Sollevate e fermi” per commemorare quell’anno in cui la macchina si inginocchiò sulla salita e i facchini riuscirono a tirarla nuovamente su. Arrivati sul sagrato si accorsero che la macchina era stata deposta con le spalle alla chiesa. Così Nello Celestini chiese un ultimo sforza ai facchini per sollevarla di nuovo e girarla, ordinando, quindi un nuovo “sollevate e fermi, all’arrivo. Ieri notte hanno fatto lo stesso, poggiandola sui cavalletti e poi riprendendola in spalla. Padroni della grossa mole, con questo gesto simbolico che è anche un invito a reagire per le popolazioni piegate dal terremoto, scacciano ogni fantasma del passato.\r\n\r\nDa quel giorno è stata introdotto per la macchina l’obbligo della “pesata” che ha stabilito limiti massimi alle dimensioni e al peso della struttura e il Trasporto è stato affidato al Sodalizio.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n 

tags:
Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.