205° festa dei carabinieri: “I nostri alamari a servizio della Patria”. Palma: “La più bella soddisfazione la cattura di Pang”
Viterbo – “I nostri alamari d’argento a difesa della Patria, con fedeltà assoluta”. È riassunta qui la vita di un carabiniere. Al di là dei gradi. Al di là del tempo che passa. Della società che cambia. Un carabiniere è sempre lì. Sulla strada. Di notte e di giorno. Quando piove o c’è il sole. In un giorno qualunque della settimana. E anche in quelli di festa. Sulla strada, che nel senso ampio del termine vuol dire il suo lavoro, un carabiniere può anche lasciarci la vita. Lo sa. Lo accetta. Non per lui, ma per gli altri, per quella società in cui vive. E che difende. È questo il messaggio in sintesi del lungo discorso tenuto oggi dal comandante del comando provinciale dei carabinieri di Viterbo, il colonnello Giuseppe Palma, in occasione del 205esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei carabinieri. Due secoli di storia. Un lungo tempo in cui il Paese è cambiato. Ma l’Arma è rimasta la stessa: con il suo patrimonio di valori che l’accompagna, ieri, oggi e domani. Il discorso del colonnello Palma è lungo, toccante, incisivo, ricorda i valori, i doveri, i caduti. E al termine della giornata ognuno se ne va con rinnovato attaccamento e orgoglio a quella divisa, dopo un momento di condivisone così profondo dello spirito che essa incarna. “Ogni giorno ci troviamo ad affrontare vicende umane difficili e dolorose che incontriamo sulla strada o che vengono a bussare alle porte della nostra caserma – dice Palma -. La nostra è un’azione instancabile, che molto spesso si protrae anche oltre l’orario di servizio, altre volte si traduce in atti di straordinario coraggio e generoso altruismo che portano anche al supremo sacrificio. Così è stato per il vice brigadiere, Emanuele Reali, e il maresciallo maggiore, Vincenzo di Gennaro, che si vanno ad aggiungere ai tanti commilitoni precedentemente caduti in ogni tempo. Il senso profondo della nostra missione è stare vicino allo Stato, ai cittadini, ai più deboli, ponendo al centro la nostra umanità. Da 205 anni diamo seguito al nostro giuramento. I nostri alamari d’argento sono a servizio della Patria con assoluta fedeltà. Questi secoli hanno cambiato la nostra amata Italia. Ma il nostro compito è rimasto lo stesso: esserci sempre. Noi possiamo aiutarvi”. Palma, poi, entra più nello specifico delle funzioni della caserma che da un po’ di tempo “condividiamo – dice – con il colonnello Marco Avanzo, comandante del gruppo forestale dei carabinieri di Viterbo. L’arma dei carabinieri è presente con 69 caserme in quasi tutti i comuni della Tuscia”. E al riguardo “saluto – dice – i sindaci qui presenti oggi con i loro gonfaloni. Un segno di vicinanza nei nostri confronti da parte della popolazione” Un discorso, quello di Palma, dettato inizialmente dal cuore, e poi dalle cifre, come è giusto che sia, quando si deve tracciare un quadro fedele dell’attività svolta. E qui i numeri parlano chiaro. Anche se il sentimento non scompare del tutto e parla con la grande soddisfazione avuta con l’arresto del presunto omicida di Norveo Fedeli. “Averlo assicurato alla giustizia in meno di 24 ore è la più bella soddisfazione che si può dare al proprio comandante – dice Palma -. Un risultato conseguito proprio grazie alla capillarità con cui siamo presenti sul territorio. Al lavoro oscuro che facciamo in silenzio, ogni giorno, senza clamori, che ci porta vicino al cittadino, a conoscerlo, e a conoscere ogni angolo della nostra provincia. I nostri uomini hanno subito riconosciuto il volto immortalato dalle videocamere e, immediatamente, si è attivata la linea di comando per individuarlo e fermarlo”. Palma riconosce in ciò anche il merito delle “altre forze di polizia con cui è subito scattata un’azione coordinata”. Tornando ai numeri ci sono: “11.213 interventi in un anno su 60.580 chiamate alla centrale operativa, una media di 166 al giorno, cioè una ogni 8 minuti, su poco più di 300 mila abitanti. In 12 mesi, e precisamente dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019 abbiamo effettuato 33 mila servizi perlustrativi, 91 al giorno, con 65.131 militari impegnati, oltre 50 mila veicoli controllati e 63 mila persone con 1400 servizi di ordine pubblico, 3.729 carabinieri in campo. La nostra attenzione è stata massima per i reati predatori che sono quelli maggiormente percepiti dalla popolazione. Negli ultimi 12 mesi c’è stata una diminuzione dei furti del 10%, anche le rapine sono passate da 40 a 32 con un calo del 20%. Palma ricorda, poi, la sala aperta presso la caserma dove le vittime di violenza di genere possono ricevere assistenza, sposando in collaborazione con il Soroptmist international, un progetto su scala nazionale. E anche l’arresto, prima che scappasse nel suo paese d’origine facendo perdere le tracce, dell’autore di “una brutale violenza a Montalto di Castro nei confronti di una donna, un fatto che ha scosso la popolazione”, ricorda Palma. C’è poi il capitolo relativo alla “lotta al traffico e allo spaccio di stupefacenti: 207 arresti e 149 persone denunciate. L’operazione “Drive In” con cui è stato sgominato un traffico di droga proveniente da Arezzo, e più su, dal Piemonte, i 14 chili di cocaina trovati a Monteromano presso una coppia di insospettabili anziani olandesi. Gli arresti eseguiti, hanno portato al sequestro complessivo di oltre 71 chili di droga e più di 1.600 piante”. Di recente, poi, è avvenuto il clamoroso “arresto di un albanese, pregiudicato trovato in possesso di una somma di denaro proveniente dallo spaccio di droga. L’uomo è il fratello di uno degli indagati per l’operazione Erostrato”. In riferimento a quest’ultimo, Palma può fregiarsi di un risultato importante. I carabinieri, infatti, hanno “scoperto l’esistenza di un sodalizio criminale pericolosamente infiltrato sul territorio che si stava radicando. Cinque mesi fa abbiamo avuto 13 misure di custodia cautelare emessa dalla direzione antimafia di Roma per associazione di tipo mafioso – dice – rubricando, per la prima volta, questo articolo nella provincia di Viterbo”. Un’operazione quella di Erostrato che ha messo a dura prova gli uomini del colonnello Palma: “Alcuni militari sono stati pesantemente minacciati, ad altri è stata incendiata l’auto sotto casa”. Ma la macchina dei militari non si è fermata, e in virtù di quel giuramento che si ripete da due secoli, dalla fondazione dell’Arma, sono andati avanti, hanno portato alla luce una realtà marcia che stava diffondendosi in città, risparmiando a Viterbo, nei prosismi anni, delle pagine veramente brutte di storia. Grazie ai carabinieri, invece, quella storia, ora, è cambiata.
Tiziana Mancinelli
info@quintaepoca.it
*video in corso di pubblicazione.




