Viterbo –Venticique milioni circa di bollette da incassare da utenti morosi, ma anche 35 milioni di euro circa da pagare ad Arera, altri 30 milioni circa da versare a Suez, l’azienda che gestisce la manutenzione dei potabilizzatori. Le cifre di Talete sono da capogiro. Una fila di zeri per una società importante, tanto quanto lo può essere una che gestisce il servizio idrico di un’intera provincia, quella di Viterbo. Una situazione drammatica per certi versi. Il nuovo presidente del consiglio di amministrazione, Andrea Bossola, non usa mezzi termini. Parla di “situazione finanziaria fragile”, anche se il conto economico è in utile, che non consente a Talete di “adempiere al suo mandato aziendale, che è quello di espletare nella dovuta maniera il servizio idrico integrato“. C’è poi la circostanza di “un Ato debole” che rende il servizio idrico nella Tuscia piuttosto oneroso. La soluzione? Passa da “un’assunzione di responsabilità” dei sindaci dei Comuni-soci. Più facile a dirsi che a farsi. Per far funzionare Talete ci vogliono soldi. Parecchi soldi. Il presidente Bossola parla di 22 milioni di euro di investimenti all’anno. Chiederli ai Comuni, molti di piccole dimensioni, e con bilanci contenuti, è come sfregare la lampada di Aladino, ma senza il genio. E, dunque, la privatizzazione sembra proprio dietro l’angolo. Forse, dopo il discorso introduttivo del presidente Bossola, qualcuno già la intravede, tanto da specificare: “Abbiamo ascoltato le comunicazioni riguardo il futuro di Talete – dice il sindaco di Canepina – Molti di noi erano ben edotti sulla situazione finanziaria, visto che siedono su questi tavoli da qualche anno. Abbiamo attraversato periodi di criticità assoluta, come Comuni siamo soci e a volte anche creditori. Le sue parole – dice rivolto a Bossola – non ci risultano nuove e ci devono dare il senso di responsabilità che ci compete. Questa società deve fare ogni sforzo per continuare ad essere pubblica, sappiamo però che i sacrifici che lei ci ha chiesto sono di difficile portata per i Comuni, che non navigano nell’oro. Il principio dell’acqua pubblica, però, deve essere difeso”. In assemblea stamattina anche i nuovi sindaci dei due Comuni che, dopo quello di Viterbo, hanno il loro peso nella compagine dei soci: Tarquinia, rappresentata dal sindaco, Alessandro Giulivi, e Civita Castellana, rappresenta dall’ assessore, Carlo Angeletti. Entrambi si sono astenuti dal votare il bilancio di Talete. “Ci siamo insediati solo da 15 giorni non conosciamo nulla del bilancio e della gestione passata“. Per loro, quindi, una decisione prudenziale e comprensibile, ma anche una posizione lievemente critica sulla gestione del servizio idrico da parte dei due Comuni, uno, quello sul litorale, alle prese con i problemi di depurazione, l’altro, Civita Castellana con i problemi dei contatori. Lo stesso Giulivi fa presente la necessità di procedere a una verifica degli acquedotti per il timore che da molti di essi si possano verificare delle perdite. Timore fondato: “Ci sono circa il 40-60% di perdite – dice Bossola che altrettanto candidamente afferma – i tubi rotti sono i vostri, l’acqua è dello Stato“. Una visione resa in maniera cruda, ma reale. “A Talete voglio bene, perché da un mese è la mia società“, afferma Bossola. Ma in questo caso l’amore non basta. Ci vogliono i soldi. E così Bossola annuncia la via immediata da perseguire per salvare Talete: aggredire immediatamente il montante dei crediti non riscossi. “Non andremo a staccare il contatore alla signora che deve pagare 150 euro”, dice. Si punterebbe, quindi, a chi ha cifre da pagare da mille euro in su. Riscuotere quando non pagato dagli utenti sarà nei prossimi mesi l’azione prioritaria. Poi c’è la questione investimenti e ripristino del capitale sociale. Anche qui Bossola non addolcisce la pillola, ma somministra la medicina amara così com’è: per Talete servirebbe aprire una linea di credito di 200 milioni di euro. Cifre da paura per i Comuni della Tuscia. Le parole di Bossola nella sala del consiglio provinciale cadono come una doccia gelata, che, nonostante le temperature infernali, non è stata piacevole per nessuno. Il bilancio di Talete è stato approvato, con l’astensione dei comuni di Tarquinia e Civita Castellana.