Home Attualità Mala movida a San Pellegrino? Coprifuoco del Comune a tutti i bar: stangata a chi resiste nel centro storico. Parte la petizione.
Mala movida a San Pellegrino? Coprifuoco del Comune a tutti i bar: stangata a chi resiste nel centro storico. Parte la petizione.

Mala movida a San Pellegrino? Coprifuoco del Comune a tutti i bar: stangata a chi resiste nel centro storico. Parte la petizione.

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Viterbo – Per contrastare quei maleducati che si attardano fino all’alba a vomitare, urinare, schiamazzare nei pressi delle abitazioni di San Pellegrino, era necessario stendere a tutti i bar della cinta muraria il coprifuoco? È questa la domanda a cui l’amministrazione di Giovanni Arena dovrà presto dare una risposta, per evitare che il Ferragosto diventi veramente rovente, con i titolari di bar colpiti dall’ordinanza di chiusura anticipata, rispetto all’orario di prima, collaborativi, ma pronti con il piede di guerra. E sì, perché del protocollo di intesa che doveva consentire ai locali “virtuosi”, cioè quelli che rispettano quiete pubblica e decoro cittadino, di restare aperti qualche ora in più, non ce n’è ancora traccia. O meglio: esiste una bozza. Che in questi giorni tale è rimasta, lasciando campo libero all’ordinanza del sindaco che all’una abbassa le saracinesche a tutti i bar del centro storico, in pieno periodo estivo, con la clientela fuori la porta, e con essa gli incassi.  Come se non bastassero le saracinesche già abbassate di giorno, e definitivamente, in strade oramai desolate come via dell’Orologio Vecchio e via Saffi. Era necessario arrivare a imporre il coprifuoco a tutta la cinta muraria? Non c’erano altre soluzioni per contenere, contrastare e cancellare la cattiva educazione di alcuni che vanno a trascorrere una serata a San Pellegrino pensando di stare in un ghetto, rendendo la vita impossibile ai residenti? Una città che forse non è riuscita a controllare a dovere il suo territorio, chi fa schiamazzi, chi si comporta contrariamente all’educazione civica e all’ordine pubblico anche nelle ore notturne in un quartiere piccolo e ancora popolato come San Pellegrino, può ricorrere così semplicisticamente alla soluzione drastica di abbassare le saracinesche e non pensarci più? Forse no. Ma, in questo momento, in mancanza del protocollo di intesa che potrebbe “mediare” gli interessi divergenti di residenti e gestori dei locali, è proprio quello che sta avvenendo. Una situazione che se non sarà “gestita” al più presto, finirà con il precipitare definitivamente, innescando conflitti sociali, ma soprattutto logorando e inasprendo i rapporti tra il Comune e una vasta categoria di portatori di interessi quale quella dei gestori dei tanti locali che all’interno della cinta muraria continuano a tenere viva una scintilla di vita, senza la quale, il degrado, quello vero, che oramai si è impossessato di zone come il Sacrario, ad esempio, rischia di allargarsi a macchia d’olio, laddove a mezzanotte si spengono le luci e le strade si svuotano. E mentre la politica va in vacanza, il protocollo di intesa che permetterebbe ad alcuni locali di estendere le aperture notturne, rispettando determinate condizioni, giace in un cassetto, imponendo le “ferie” pure a chi, in queste notti di piena estate, concentra gran parte del suo lavoro annuale. Un bel pastrocchio, che l’amministrazione Arena, forse sta sottovalutando. Nei giorni scorsi l’assessore allo Sviluppo Economico, Alessia Mancini (Fondazione) che ha aperto il solco a questa regolamentazione con il Piano del commercio, ha iniziato alcune riunioni con i rappresentanti di categoria. Ma il protocollo firmato ancora non c’è. Quando ci sarà? Ma ci sarà? Domande da super-quizzone. Nell’attesa i gestori dei bar si sono riuniti e hanno lanciato una petizione su www.change.org per ripristinare gli orari di apertura dei locali, impegnandosi al rispetto di condizioni fondamentali che renderebbero possibile la convivenza con i residenti.È più sicura una città deserta, al buio, senza nessuno che gira per strada, o una città viva?”, è questa un po’ la sintesi del pensiero con cui i locali si rivolgono ai cittadini, chiedendo una firma a sostegno delle loro ragioni. Intanto il tempo passa, l’estate volge al termine, e con l’arrivo dell’autunno gli orari diventeranno ancora più stringenti. Ore di lavoro perse, posti di lavoro a rischio, scontrini che diminuiscono, in un’area, quella antica, dove chi decide di svolgere un’attività, andrebbe, invece, aiutato e sostenuto.

“Siamo convinti – scrivono gli esercenti nella petizione – che i nuovi orari stabiliti dal piano del commercio per la “zona fucsia” del quartiere San Pellegrino di Viterbo e poi estesi a tutta la cinta muraria abbiano generato delle criticità evidenti invece che fungere da soluzioni ad un sano sviluppo turistico della città, al diritto alla quiete e alla sicurezza. Siamo convinti che una città viva sia più sicura di una città vuota a mezzanotte di inverno e all’una d’estate. Siamo convinti che sia piu facile controllare la movida lasciando i locali aperti con impegno da parte dei gestori a educare la clientela“, è riportato nella petizione. In cambio della possibilità di lavorare qualche ora in più i gestori dei bar si impegnano:

  • adozione di misure idonee ad evitare comportamenti degli avventori che possa determinare un disturbo alla residenza e/o ad altre attività, e a garantire che l’afflusso della clientela all’esercizio non costituisca disturbo della quiete pubblica, anche avvalendosi di personale incaricato all’ordinato svolgimento delle attività d’impresa, alla prevenzione dei rischi, alla mediazione dei conflitti;
  • svolgere attività di informazione e prevenzione sugli effetti dell’abuso di alcolici, anche mediante la distribuzione di materiali informativi e la promozione di specifiche iniziative di sensibilizzazione,promuovendo il bere responsabile;
  • fornire a richiesta dell’autorità competenti e del Comune di Viterbo, nel rispetto della normativa sulla Privacy, l’elenco dei dipendenti e dei collaboratori ed il nominativo del soggetto che detiene la documentazione relativa ai rapporti di lavoro;
  • favorire la possibilità di usufruire dei servizi igienici del locale anche ai non clienti e segnalare la presenza di eventuali servizi igienici pubblici collocati nelle aree limitrofe;
  • provvedere alla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani con modalità definite in accordo con il soggetto gestore del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti;
  • rispettare specifici orari di apertura al pubblico degli esercizi di somministrazione;
  • rispettare le normative sulla tutela dei lavoratori in materia previdenziale e di sicurezza dei luoghi di lavoro;
  • garantire per un’ordinata e corretta gestione dell’attività l’assistenza e l’informazione alla clientela nel rispetto dei diritti degli abitanti della zona in termini di prevenzione del rumore e di decoro dell’area adiacente il proprio locale utilizzando appositi strumenti comunicativi;
  • Impegnarsi a limitare disturbi della quiete pubblica attraverso una controllata gestione degli intrattenimenti musicali, rispettando le disposizioni del Regolamento Comunale per le attività rumorose;
  • assicurare la pulizia e il decoro della zona antistante e limitrofa al rispettivo locale, nonchè serrande durante l’orario di apertura, nonchè collaborare con gli enti e aziende preposte alla pulizia e raccolta rifiuti;
  • aprire, secondo dei turni prestabiliti, nelle giornate di sabato e domenica durante l’orario diurno
  • utilizzare bicchieri e cannucce di materiale riciclabile o biodegradabile o compostabile o riutilizzabile.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.