Viterbo – Cinquecentocinquantadue anni di amore devoto del popolo viterbese verso la Madonna della Quercia. Oggi, come avviene da secoli, il sindaco del comune di Viterbo, Giovanni Arena, ha rinnovato il Patto d’Amore, dando continuità a una tradizione che i suoi predecessori hanno alimentato, così come faranno i suoi successori. Il legame tra la bianca Signora che dimora, per gli uomini, nella maestosa basilica santuario della Quercia e la città ha un valore non solo spirituale, ma anche civile, confermato pure dalla presenza di una sala dedicata alla Madonna della Quercia a Palazzo dei Priori, sede dell’amministrazione comunale. A Lei è stata affidata la città. La Madonna della Quercia è stata nominata custode di Viterbo, un’investitura avvenuta nel 2017 con la donazione delle chiavi delle porte cittadine. Come hanno fatto tante volte, oggi pomeriggio, 8 settembre 2019, le confraternite hanno percorso il lungo viale che lega il capoluogo al piccolo borgo della Quercia, un agglomerato di case cresciuto nel tempo ai piedi della grande basilica che domina il paesaggio. Il corteo ha visto la partecipazione anche dell’associazione culturale Pilastro con il corteo storico delle famiglie nobili viterbesi sbandieratori e musici. Alle finestre dei palazzi affacciati sul lungo viale stendardi con il simbolo di Maria, sulle panchine tante persone in attesa del passaggio della processione. Al suo termine tutti hanno preso posto all’interno della chiesa per la celebrazione presieduta dal vescovo Lino Fumagalli. E qui il sindaco Giovanni Arena ha rinnovato il Patto d’Amore, recitando in piedi in mezzo alla navata la preghiera alla Madonna della Quercia. Il vescovo da parte sua ha ricordato l’importanza di tenere fede a questo Patto, diventando così comunità responsabili che alimentano il forte senso di appartenenza alla città e alla Chiesa. Il vescovo ha espresso l’auspicio che si possa andare verso delle comunità sempre più contemplative, che possano trovare sempre maggiore spazio alla riflessione e capire quale sia il disegno di Dio per le singole persone e per l’intera comunità. “Avete mantenuto questo Patto per 552 anni – ha detto il vescovo – dobbiamo continuare a onorarlo andando verso la formarne di comunità vive, profetiche, responsabili”.













