Viterbo – Cittadinanza onoraria a Liliana Segre, la senatrice sopravvissuta all’Olocausto e attiva testimone della Shoah italiana. La proposta è arrivata a firma dell’opposizione stamattina in commissione. Idea sposata da tutti, anche dalla maggioranza e dal sindaco. Nessuno, però, o quasi, pare avere letto lo statuto comunale che vieta di assegnare questo riconoscimento a chi non è viterbese, o che comunque non ha nessun legame con la città. Solleva il caso il consigliere comunale, Massimo Erbetti (M5S), l’unico a porre nella giusta prospettiva tutta la questione: “Lo statuto non prevede che la cittadinanza onoraria possa essere conferita a un non viterbese o comunque a qualcuno che non risieda nel territorio comunale”. Questo, ovviamente, senza nulla togliere allo spessore umano, civile, morale e di esempio per tutta la comunità di una figura come Liliana Segre. La norma statuaria, infatti, ha un suo perché: “Se fosse possibile dare la cittadinanza a tutti, ogni giorno ne dovremmo dare una – spiega il sindaco Arena – sono tante le persone che si distinguono per meriti scientifici e umani. Sono favorevole, tuttavia, a trovare una soluzione per poter concedere la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Potremmo pensare di individuare, nel caso specifico, un elemento di straordinarietà”, dice Arena. E questo potrebbe essere la particolare attenzione rivolta dall’Anci alla senatrice oggetto di insulti sul web, tanto da indire una manifestazione nazionale il 10 dicembre a Milano in segno di solidarietà e sostegno nei suoi confronti. Da qui diversi Comuni italiani le hanno conferito la cittadinanza onoraria. Su questa scia avrebbero assunto analoga iniziativa i consiglieri di opposizione di Viterbo, presentando in commissione la pratica. Senza tenere conto, però, il dettato dello statuto comunale, che non contempla il conferimento del titolo a chi non ha legami con la città, per quanto possa essere autorevole la sua figura. A margine, qualche consigliere, confessa di averlo letto lo Statuto comunale, ma la proposta è stata comunque portata in commissione, senza citare la non praticabilità a livello statutario, fino all’intervento di Erbetti che ha scoperto le carte. L’importante è parlarne. Magari, con questo atto in barba allo statuto, avranno voluto sollecitare una “modifica” di una delle carte fondamentali che regolano la vita dell’ente comunale, anche se nessuno, prima dell’intervento del pentastellato, aveva sollevato il problema. “Concretizziamola al più presto – dice Ciambella – non facciamo che resti in fondo al cassetto per troppo tempo, come avviene, per esempio, con l’intitolazione delle piazze”. E se ci vuole parecchio per mettere un nome a una via, figuriamoci per una pratica che richiede la modifica dello statuto comunale, quali potranno essere i tempi. Forse, per questo, sono stati “bruciati” avanzandola già in commissione, nonostante il “no” della norma statutaria. A meno che, ci sia già un’idea sul famoso “elemento di straordinarietà” che, in base a quanto detto dal sindaco, potrebbe giustificare l’eccezione. Se c’è, in commissione, tuttavia, non è emerso. La discussione è proseguita con un emendamento, proposto da Luisa Ciambella, a “istituzionalizzare campagne di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani, da portare e tenere nelle scuole primarie di primo e secondo grado, affinché si possa contribuire a insegnare ai giovani di essere contro ogni forma di discriminazione e violenza“. Nella formulazione originaria si faceva riferimento preciso alle Shoah. Ma dai banchi dell’opposizione, Vittorio Galati (Lega) e Antonio Scardozzi (FdI) hanno fatto notare che “non esistono morti di serie A e morti di Serie B” chiedendo anche l’inserimento delle foibe. Insomma, in un emendamento contro la discriminazione, discriminare le vittime della storia becera e cieca, non sarebbe stato un bell’esempio. Ma questa è un’altra storia. L’emendamento è stato approvato citando esplicitamente, come esempio, entrambi i massacri perpetrati sulla pelle di poveri innocenti. Se Segre riceverà o no la cittadinanza onoraria dal comune di Viterbo ancora non si sa. Ciò di cui si può far tesoro, di quanto emerso da questa commissione, è che al di là degli statuti, dei riconoscimenti e delle onorificenze, il primo luogo in cui i valori di tolleranza, solidarietà e rispetto devono essere recepiti e praticati affinché possano guidare la nostra società, è quello della sfera personale di ciascuno, in ogni gesto della vita quotidiana.
Tiziana Mancinelli
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