Viterbo – Circa un milione e mezzo di storni stimati sui cieli viterbesi. Da mesi tengono tutti con gli occhi puntati verso il cielo a fissare basiti e meravigliati le loro straordinarie e inspiegabili coreografie. Ma, come tutte le cose, c’è sempre il risvolto della medaglia. In alcuni punti il guano ha raggiunto concentrazioni elevate e ha richiesto l’intervento del comune e della provincia di Viterbo innanzitutto per la pulizia. Gli enti locali hanno, poi, decido di allontanare gli storni. Il primo con i dissuasori, il secondo con delle poiane. Ma, la missione, come gli esperti immaginavano, si sta rivelando quasi impossibile. Lo stormo, più che andarsene, si sposta da una parte e l’altra della città, infastidito dalle azioni messe in atto dalle istituzioni locali. Gli storni, insomma, ancora ci sono. E resteranno, fin quando madre natura non suggerirà loro di volare altrove. Nel frattempo, però, essa ha già messo in atto i suoi meccanismi, affinché i suoi eterni cicli, di cui anche l’uomo è parte e non artefice, si perpetuino in perfetto equilibrio. L’alta densità di storni, infatti, avrebbe richiamato il falco pellegrino, non quello della Provincia, costato qualche migliaia di euro, ma quello libero in natura che, attirato dal ricco banchetto imbandito sui cieli della Tuscia, avrebbe iniziato anche lui a solcare l’azzurro orizzonte della Città dei Papi. Gratis.
“L’allontanamento degli storni rientra in quelle lotte uomo, natura“, dice il dirigente Eugenio Monaco. Partite in cui l’uomo non vince mai. E, infatti, il rimedio più efficace per allontanare gli storni si rivelerà, probabilmente, quello “naturale”: il cambio delle temperature, per cui il gruppo dei volatili, con un batter d’ali, virerà verso altri paesi. Lo storno, infatti, è un uccello migratorio. La sua presenza su Viterbo è stata determinata “da un innalzamento delle temperature e del tasso di umidità – spiega Monaco -. Ci sono poi le olive che quest’anno non sono state tutte raccolte e, quindi, si sta banchettando. Il Comune ha comprato 12 dissuasori della migliore marca – dice Monaco -. La situazione sta migliorando. Abbiamo liberato le aree dal guano, la pulizia proseguirà tutti i giorni”. Ma la cosa più incredibile, non è quella messa in atto dall’uomo, bensì dalla natura. “Con un milione e mezzo di storni stimati – dice Monaco – si ricomincia a vedere il falco pellegrino. E non mi riferisco a quelli di Arena”, ironizza il dirigente, in merito all’uso di rapaci per allontanare gli storni a cui è ricorsa la Provincia d’accordo con il Comune. La natura, insomma, se lasciata in pace, è in grado di riequilibrarsi da sé. Peccato che questo venga molto spesso dimenticato dall’uomo. Intanto gli storni continuano a disegnare le loro forme nel cielo, per la felicità di quanti, tanti, apprezzano lo spettacolo, guano a parte, prima di migrare altrove.
Tiziana Mancinelli
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