Home Cronaca Mammagialla: Delfino ucciso per “un accendino”. Disposta perizia psichiatrica.
Mammagialla: Delfino ucciso per “un accendino”. Disposta perizia psichiatrica.

Mammagialla: Delfino ucciso per “un accendino”. Disposta perizia psichiatrica.

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Viterbo – “Tre botte forti, tre volte aiuto”, poi più nulla dentro la cella di Mammagialla dove Giovanni Delfino ha perso la vita sotto tre colpi di sgabello inferti dal suo compagno di cella, Sing Khajan, reo confesso, di 34 anni, di origine indiana.  Sono alcuni stralci delle testimonianze rese  ieri in Corte d’assise durante il processo per l’omicidio avvenuto all’interno del carcere viterbese Mammagialla il 29 marzo scorso.

Non ho visto nulla, ho solo sentito tre forti botte, bum, bum, bum, il signor Delfino ha chiesto aiuto. Poi non ho sentito più niente“, dice uno dei testimoni, un detenuto che si trovava nella cella accanto. “Il signor Delfino ha chiesto aiuto tre volte“, dice il test, “Poi non ho sentito più niente. Abbiamo subito citofonato agli agenti di Polizia penitenziaria che sono arrivati dopo circa 15 minuti“. L’episodio sarebbe scaturito dalla richiesta di un accendino da parte dell’assassino al suo compagno di cella. “Quando è arrivato in carcere – dice un altro  test – mi hanno detto: ‘tu parli la sua lingua, vedi se puoi calmarlo, è un po’ matto. “Quella sera era molto nervoso. Voleva il tabacco – dice l’uomo che si trovava in una cella vicina –  Chiamai l’agente per fargli portare delle gocce. Ma non arrivarono”. Arriva, invece, il momento dell’omicidio: “Ho sentito delle gabellate – prosegue -. A quel punto ho chiamato Sing Khajan, gli ho detto: “Che hai fatto?”. Lui mi ha risposto: “L’ho ammazzato, perché non mi dava l’accendino“. Il test, quindi, avrebbe chiamato “gli agenti che sono arrivati subito”. I testimoni riferiscono che Delfino avrebbe più volte richiesto di essere spostato da quella cella, per timore, evidentemente del suo compagno. “Era matto”, dice il testimone. “Si tirava giù i pantaloni e urinava nel corridoio. Era matto. Tirò un piatto di pasta in faccia a un ispettore“. Sulla sua personalità “borderline” concorda anche lo psichiatra della procura, Alberto Trisolini, secondo il quale: “quella sera Sing Khajan aveva una capacità di intendere e di volere fortemente scemata”.  Quello dell’imputato sarebbe: “un disturbo di personalità, con tratti antisociali. Essendo vissuto borderline, al confine con disturbi più gravi psicotici, ogni tanto sconfina in sintomi di natura più complessa. Ha una predisposizione a indisponibilità relazionale. Questo tipo di persone hanno un disturbo temperamentale. È come se la coscienza ordinaria subisse una fessura, in cui entrano dinamiche affettive inconsce molto forti che prendono il sopravvento.  Hanno le cosiddette scissioni. Non essendo uno psicotico grave, ma avendo un disturbo borderline, l’esame della realtà non è totalmente compromesso, come può avvenire in uno schizofrenico che sente voci che non esistono e  vede cose che non ci sono. Quelli come l’imputato sono individui che possono avere periodi normali e momenti di scissione in cui possono compiere atti lesivi”. Secondo lo psichiatra, quindi, il killer di Delfino: “Aveva già avuto comportamenti aggressivi in passato, anche per questioni banali. Ha  un’aggressività cronica. Per me  è parzialmente incapace di intendere e di volere. È parzialmente scemato il filo con la realtà: è socialmente pericoloso. Nel giro di poco tempo sono avvenuti ripetuti episodi di aggressività che sono andati ad accentuarsi”. Del caso di Sing Khajan si era occupata anche  l’equipe multidisciplinare del carcere di Mammagialla, il 13 e lo stesso 29 marzo. Visitato anche all’ingresso, per lui era stata richiesta:   “grandissima sorveglianza, in cella da solo e privato di oggetti atti ad offendere”. Anche secondo la difesa e le parti civili, “Sing doveva stare in isolamento“. Subito dopo l’omicidio, “sembrava non avesse capito cosa avesse fatto. Non c’era reazione emotiva“, dice il dottor Roberto Monarca, fino a dicembre responsabile sanitario di Mammagialla.  “Il caso di Sing è stato esaminato in commissione multidisciplinare, alla presenza anche del direttore del carcere – prosegue -. Dalle relazioni del 20 febbraio 2019 della psichiatra e della psicologa risultavano gli eventi precedenti, il tentato omicidio di Cerveteri e la duplice aggressione nel carcere di Civitavecchia. Il detenuto era in cura con gli psicofarmaci”. Per lui la corte d’assise, presieduta dal giudice Gaetano Mautone, ha disposto una perizia psichiatrica affidata al professor Giovanni Battista Traverso il 6 febbraio.

 

 

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.