Viterbo, 10 giugno 2020 – È destinata a diventare uno dei fulcri dell’itinerario turistico, grazie al progetto del polo museale che metterà al centro Palazzo dei Priori, futura sede, tra l’altro, delle tavole di Sebastiano del Piombo, ora al museo Civico: Piazza del Plebiscito. Ma a vederla oggi, non si direbbe proprio destinata a un futuro così radioso. Uno scempio di buche e catrame. Come pensare di impressionare favorevolmente il turista con lo spettacolo di una piazza centralissima diventata una vera e propria groviera tempestata di buche e rattoppata con interventi da due soldi? L’immensa area urbana che si apre sullo sfondo della sede del governo locale cittadino e del Palazzo della Prefettura offre il desolante spettacolo di un luogo devastato dal degrado, abbandonato a se stesso nella migliore delle ipotesi, nella peggiore, rattoppato con orripilanti trame di catrame. La
distesa di grigio peperino appare mitragliata da innumerevoli buche, spazi lasciati vuoti dai tanti sampietrini divelti, che si è pensato di riempire con sbrigative ed “economiche” colate di catrame, ottenendo il paradossale risultato di accentuare ancora di più l’interruzione della trama del peperino che realizza precisi disegni geometrici. A fare le spese di interventi tanto rozzi, anche i magnifici simboli pitagorici che campeggiano ai quattro vertici della piazza e che ancora oggi offrono un’ irresistibile attrazione per i turisti, un dettaglio velato che si lascia scoprire dai più curiosi e attenti, conferendo alla piazza una misteriosa suggestione. Si tratta di quattro stelle inscritte in un cerchio, il cosiddetto Pentalfa, simbolo ideato da Pitagora, rappresentante i quattro elementi (terra, fuoco, aria, acqua) ai quali il celebre filosofo greco abbinò il quinto elemento: lo spirito. Il Pentalfa venne ideato da Pitagora dopo la risoluzione del numero aureo. Il simbolo rappresenta anche il microcosmo, l’uomo, capace di dominare con mente e volontà i cinque sensi. Anche se, nel caso di Piazza del Plebiscito, l’intelletto non ha di certo dato il meglio di sé. Il disegno di uno dei Pentalfa si stava sgretolando a causa dello fuoriuscita di alcuni sampietrini che ne delineavano la forma: un logorio a cui si è provveduto a dare il colpo di grazia stendendo un grosso strato di catrame. Così come su un altro dei quattro simboli. Una passata di spugna a un tratto somatico con cui questa piazza raccontava al mondo di essere unica, ma che, con una botta di catrame oggi, e un’altra domani, finirà per essere una delle tante, un anonimo spettacolo di degrado e trascuratezza come tanti altri in Italia. È questo il biglietto da visita con cui Viterbo, ad oggi, si presenta al turista appena arrivato, all’inizio del percorso verso il quartiere medioevale, che inizia spesso proprio da qui.



