Civita Castellana (VT) – Conclusa l’operazione Panacea: scoperto dalla Guardia di Finanza di Civita Castellana un poliambulatorio all’interno della Cittadella della Salute del Comune viterbese con «medici di medicina generale unitamente a medici specialisti dipendenti di strutture pubbliche non autorizzati dalle proprie ASL di appartenenza allo svolgimento di attività privatistica». Lo comunica la stessa Guardia di Finanza: «Si è conclusa – scrive – l’Operazione denominata PANACEA, condotta dai militari della Compagnia di Civita Castellana, coordinati dal Comando Provinciale di Viterbo, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Viterbo.
L’indagine nasce da «una attività info-investigativa della Guardia di Finanza che ha portato all’individuazione di un poliambulatorio all’interno della Cittadella della Salute di Civita Castellana», dove, secondo i finanzieri, presterebbero «la propria attività lavorativa medici di medicina generale unitamente a medici specialisti dipendenti di strutture pubbliche non autorizzati dalle
proprie ASL di appartenenza allo svolgimento di attività privatistica, tanto che percepiscono indennità di esclusiva». La Guardia di Finanza riporta che: «L’attività svolta dallo studio medico è pubblicizzata attraverso una bacheca sita nella sala d’aspetto». La Guardia di Finanza precisa che: «secondo la normativa nazionale e regionale, i medici ospedalieri hanno la possibilità di esercitare privatamente la propria professione ma, per farlo, sono soggetti ad una autorizzazione da parte del proprio Ente di appartenenza (A.L.P.I. – Attività Libero Professionale Intramuraria). L’esclusività del rapporto d’impiego viene premiata da una specifica indennità compresa tra i 1.065,00 e i 1.421,00 € mensili, mentre nel caso di svolgimento della libera professione sono tenuti a versare una percentuale di quanto riscosso dai pazienti all’ente di appartenenza.
Inoltre, per esplicita determinazione sancita dalla Legge n. 412/1991, l’autorizzazione da parte della A.S.L. può essere concessa esclusivamente per prestazioni erogate presso “studi medici privati” e non all’interno di studi convenzionati con il S.S.N., come invece è quella oggetto del controllo.
Le indagini – continua la nota – sono state svolte con la collaborazione dell’Ufficio di Controllo della Direzione Generale della ASL di Viterbo e della Regione Lazio.
Al vaglio degli inquirenti è anche la posizione dei medici di base i quali», secondo la Guardia di Finanza «oltre ad aver consentito l’esercizio non autorizzato ai loro colleghi specialisti», sarebbero «venuti meno ai loro obblighi di medici convenzionati con il S.S.N. In particolare, allo studio oggetto del controllo è stato riconosciuto per anni, dalla competente ASL, lo status di “Unità di Cure Primarie”, che comporta tra l’altro l’erogazione in favore dei singoli medici di una indennità superiore a 1.000 euro al mese, variabile a seconda del numero degli assistiti». 
Al termine dell’attività di indagine, la Guardia di Finanza informa che «sono stati denunciati n. 16 medici all’Autorità Giudiziaria per le ipotesi di reato previste dall’art. 640, 1 e 2 co. n.1 (Truffa aggravata), art. 479 (Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici), art. 489 (Uso di atto falso) e art. 495 (Falsa attestazione o dichiarazione ad un P.U. sull’identità o su qualità personali proprie o di altri) C.P., art. 193 R.D. 1265/1934 (T.U. Leggi Sanitarie)».