Viterbo, 24 settembre 2020 – Suona la campanella: tutti a scuola! Le strade stamattina sono tornate a brulicare di ragazzi di ogni età, il traffico ha ricominciato a congestionarsi. Squilli di clacson. Sportelli che si aprono e si richiudono veloci, il tempo di far scendere il proprio ragazzo con lo zaino in spalla e liberare la corsia. Ma nessuno perde la pazienza. Sul volto dei genitori la tensione e la consapevolezza che questo sarà un anno in cui di pazienza ce ne vorrà parecchia. Insieme a un po’ di sacrificio, tanto coraggio e manciate di ottimismo con la speranza che andrà tutto bene. Oggi, dunque, le scuole hanno riaperto i battenti anche a Viterbo. In strada stormi di ragazzi corrono qua e là. Si ritrovano. Si salutano. Aspettano. Pazienti, anche loro. Quasi tutti con la mascherina. Gettano lo sguardo oltre il cancello all’istituto Paolo Savi, provando a immaginare come sarà questo anno scolastico. Poi suona la campanella, è il momento di di scoprire la realtà. Si compattano in gruppi e superano quel portone rimasto chiuso da marzo. Il primo giorno di scuola è sempre emozionante. Ma quello di oggi ha un sapore speciale: si torna in classe dopo sei mesi di stop. Si torna a guardare negli occhi gli amici. Anche se il compagno di banco quest’anno sarà un po’ più distanziato. Le scuole del capoluogo si sono organizzate alla perfezione: all’istituto Paolo Savi frecce verdi e rosse in terra stanno lì a indicare i due sensi di “marcia” dei ragazzi uno in entrata, l’altro in uscita. Gel apposti ovunque. Per le mascherine: «Arrivano da casa con la loro – dice la dirigente scolastica del Paolo Savi, Paola Bugiotti – arrivati qui, a chi non ce l’ha, gliela forniamo noi». Cautela massima per gestire il flusso di studenti in entrata: «Abbiamo utilizzato le 5 entrate – dice ancora Bugiotti – scaglionato gli orari. Gli studenti entrano a gruppi». Nessuno vuole pensare al peggio, ma se dovesse presentarsi, la scuola è pronta. Ogni classe sarà un organismo autonomo: in caso di contagio sarà più facile contenere così la rete dei contatti e la propagazione del virus. All’ingresso un registro per tracciare chi entra e chi esce oltre agli studenti.








