Home Cronaca Pasquetta: città deserta. Bianchini: «Dal 7 aprile riapriamo i ristoranti».

Pasquetta: città deserta. Bianchini: «Dal 7 aprile riapriamo i ristoranti».

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Viterbo, 6 aprile 2021 – Sedie impilate una sull’altra, legate con catene e lucchetti, tavoli vuoti, saracinesche abbassate, ombrelloni ripiegati, il sole che batte sulle strade e le piazze vuote: un’altra Pasquetta se n’è andata in silenzio, lasciando l’amaro ricordo di una cartolina tristemente nota.

Ristorante Piazza Unità d’Italia

Per le strade di Viterbo non si vedono turisti e nemmeno i viterbesi, a parte chi esce con il cane o con le scarpe da ginnastica per fare un po’ di attività motoria. Poche decine di persone a camminare sui Cimini e in zona Capretta. Il decreto Draghi consentiva di spostarsi nelle seconde case e, dunque, molti potrebbero essersi recati nelle loro abitazioni di campagna. A Pasquetta hanno riscosso parecchio successo le escursioni: l’attività motoria tra il verde era un’alternativa consentita e ha registrato diverse adesioni a differenza del tradizionale pic nic: vietato. Nessun assembramento in giro per la città, dove è calato di nuovo il silenzio.

Monti Cimini

Un’atmosfera  surreale che però, oramai, ha un sapore familiare. Una nuova normalità pare aver scardinato le precedenti abitudini e quello che era usuale è entrato, mese dopo mese, in una dimensione straordinaria:  uscire, incontrarsi con gli amici, fare un aperitivo o una scampagnata, oramai è uno strappo alla regole. Attimi rubati alle rigide norme che hanno cancellato qualsiasi socialità, a parte quella consentita dalla rete. Mancano le strette di mano, gli sguardi, le chiacchiere guardandosi in faccia senza l’intermediazione di uno schermo. E manca l’aria, la vita, centellinata dietro a una mascherina. Il silenzio ha trasformato la voce dei luoghi: nel centro storico di Viterbo si sente solo l’acqua che sgorga dalle fontane, e il battito di ali degli uccelli che popolano le mura antiche. I passi rimbombano sul selciato, mentre il respiro batte sulla mascherina e diventa anch’esso suono.

San PellegrinoDa più di un anno oramai l’Italia è in lockdown o qualcosa di simile, salvo qualche piccola parentesi in cui sono state allentate le misure di contenimento del contagio. Gli italiani hanno dovuto rinunciare al Natale, con la promessa che sarebbe servito a migliorare la situazione, ma anche Pasqua è finita nel tunnel della zona rossa. Le attività di ristorazione oramai sono allo stremo, mentre altre, come le palestre, i cinema, i teatri non riaprono più da moltissimi mesi. Un anno fa la gente cantava la speranza dai balconi. Oggi le persiane sono chiuse e dietro intuisci solo rassegnazione e sconforto.

Paolo Bianchini

Lungo le strade di una Viterbo deserta, Paolo Bianchini, presidente del M.I.O, “Movimento, imprese e ospitalità” che si sta battendo per le riaperture di bar e ristoranti, si concede una passeggiata. «Noi dal sette riapriamo – dice – non per forzare o andare contro la legge, ma perché abbiamo necessità di iniziare a lavorare. Tanti di noi non hanno più i soldi per andare avanti. Io riaprirò il 9 aprile, perché martedì e mercoledì ho degli appuntamenti a Roma». Bianchini commenta lo scenario deserto della città: «Tutto chiuso tranne i negozi cinesi che sono aperti – dice -. Questa situazione non è più sostenibile.

La pandemia va di pari passo con la crisi, non possiamo più continuare con queste chiusure. È un sistema che dopo 13 mesi possiamo dire che ha fallito. Le nostre aziende rischiano il fallimento. Non hanno più ossigeno.  Speranza ha introdotto la variante “Imprese” e farà più danni della pandemia. L’ unico vaccino è tornare a lavorare in sicurezza.  Stanno arrivando decine e decine di sfratti esecutivi in tribunale, ci sono i costi fissi, le bollette corrono e i cassetti sono vuoti. O si torna a lavorare o dovremo portare i libri in tribunale.  Il centrodestra deve interrogarsi se mantenere ancora come ministro della Salute, Roberto Speranza. Qui c’è un Paese che rischia di fallire e continuiamo a tenere uno che ha fallito». Bianchini commenta anche il fatto che per le festività pasquali non ci si possa spostare da un Comune all’altro, ma si può andare all’estero. «C’è la volontà di qualcuno, forse, di far morire l’economia italiana?  Puoi andare alle Baleari, in Grecia, ma se voglia andare al cimitero a Soriano a trovare mia nonna no, mi multano. Tutto ciò è veramente assurdo. E la politica deve iniziare a trovare le responsabilità di tutta questa vicenda».

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.