Roma, 15 settembre 2021 – Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, è intervenuta oggi alla Camera dei Deputati per l’informativa sul rave party di Valentano. La responsabile del Viminale ha ricostruito i fatti minuto per minuto.
Avvistamento della fila di camperisti. «Verso le ore 20: 45 del 13 agosto sulla strada statale Aurelia tra Livorno e Cecina le forze dell’ordine hanno controllato un gruppo di camperisti, circa 40 camper con una cinquantina di persone a bordo. Seppur sollecitate, non hanno fornito indicazioni circa il luogo verso il quale erano diretti, limitandosi ad affermare genericamente che si stavano dirigendo verso sud, facendo vaghi cenni alla regione Puglia. Durante le fasi del controllo non è stata riscontrata a bordo dei veicoli la presenza di materiali ovvero di strumenti per la diffusione sonora. Non emergendo, peraltro ,evidenze circa forme di illegalità che legittimassero misure restrittive o di carattere cautelare – continua Lamorgese – non sarebbe stato possibile adottare nei confronti delle persone controllate provvedimenti che avrebbero potuto impedire giustificatamente il proseguimento del viaggio. Alcuni dei soggetti fermati sono risultati al controllo gravati precedenti di polizia per invasione di terreni ed edifici, reato tipicamente oggetto di contestazione nei confronti di organizzatori e di partecipanti ai rave party. Tale sospetta circostanza ha suggerito di attuare un articolato servizio di osservazione e monitoraggio allo scopo di accertare, in mancanza di altro elemento informativo, quale fosse il luogo di destinazione finale. Di tale dispositivo veniva informata la sala del dipartimento di Pubblica sicurezza che a sua volta chiedeva di esser costantemente aggiornata sulla consistenza del gruppo e sulla sua destinazione.
La “scorta” ai camperisti. “Alcune ricostruzioni giornalistiche – prosegue Lamorgese – nel riprendere un’espressione contenuta in un rapporto di polizia e poi replicata in una successiva nota del prefetto di Viterbo, diretta a conclusione dei fatti al mio ufficio di gabinetto, hanno definito tale dispositivo di monitoraggio come una scorta. Ora è ben noto che tale termine, usato impropriamente nell’occasione, definisce un dispositivo di tutela ravvicinata a persone esposte a rischio, riguardando, quindi, una misura che ha finalità per niente attinenti, anzi, del tutto opposte a quelle del dispositivo preventivo e investigativo posto in essere in quelle circostanze.
La telefonata di un ex frequentatore di rave party. “A Mezzanotte e mezza del 14 agosto perveniva alla compagnia dei carabinieri di Tuscania una telefonata di un giovane qualificatosi come ex frequentatore di rave party che riferiva di un possibile rave nei pressi di un lago, senza essere in grado di indicare esattamente il luogo dell’evento – spiega Lamorgese – . Lo stesso giovane comunicava che il luogo scelto per il rave sarebbe stato indicato ai partecipanti dagli organizzatori solo dopo il posizionamento dei mezzi e l’avvio della diffusione sonora della musica. Infatti solo un minuto prima dell’una, in una successiva telefonata, sempre indirizzata allo stesso presidio dell’Arma dei carabinieri, il precedente interlocutore indicava le coordinate del rave un zona rurale isolata a nord nel lago di Mezzano. A seguito di quest’ultima chiamata, la compagnia di Tuscania, pochi minuti dopo, all’una e zero cinque, del 14 agosto, inviava una una pattuglia di carabinieri della stazione di Valentano in perlustrazione nella zona del lago, dove si riteneva che potesse essere localizzato il rave, allo scopo anche verificare se fossero in movimento verso l’area mezzi pesanti e camper provenienti da arterie circostanti.
La segnalazione di un cittadino del movimento sospetto di mezzi. “Nel frattempo – prosegue Lamorgese – un’ulteriore telefonata giungeva all’1.34 alla questura di Viterbo da parte di un cittadino che segnalava un andirivieni sospetto di mezzi nella zona di Valentano. All’ 1.55, dopo circa 40 minuti di ricerca, la pattuglia di carabinieri riusciva ad individuare in aperta campagna l’area segnalata, riscontrando la presenza già di moltissime persone non esattamente quantificabile per il buio, ma certamente in numero non inferiore a diverse migliaia, nonché con impianti di diffusione installati. Pressoché contemporaneamente il gruppo di camperisti precedentemente individuati, dopo aver percorso vari chilometri dal primo avvistamento, giungeva a ridosso del confine della provincia di Viterbo e si disperdeva, frazionandosi in numerose strade sterrate, prive di illuminazione, utili a raggiungere diverse località, per poi ricompattarsi presso il lago di Mezzano.
L’area interessata dista 50 km da Viterbo e 100 da Grosseto, è alquanto vasta ed estesa. Si estende per 80 ettari ed è ubicata in aperta campagna, priva di recinzione, accessibile da numerose strade poderali sterrate senza illuminazione, circostanza che la rende non visibile da strade ordinarie. L’ insieme di queste caratteristiche ha di fato contribuito a celare l’iniziativa, tant’è che in questa prima fase nessuna segnalazione, né dell’evento né di movimentazione sospette era giunta al numero di soccorso pubblico. Una volta individuata l’area, le forze dell’ordine a dispoi dell aut loclai con patt convergere sul posto provvedevano a una parziale chiusura della vata zona, la cinturazione della stessa area veniva successivamente rafforzata grazie all’invio di ulteriori contigenti disposti dal dipartimento di Pubblica sicurezza con il preciso scopo di impedire, pur diff contesto, l’arrivo sia dal versante grossetano ia da quello viterbese di altri partecipanti al rave. Preciso – continua Lamorgese – che i rinforzi inviati tra il 14 e il 19 agosto sul luogo del rave ammontano compless a circa 900 unità, nella sola giornata conclusiva quella del 19 agosto erao presneti usl sit 300 unità aggiuntive. gr usufruire n ms mnroe unità di rinforzo. solo Alle prime luci del 14 agosto il personale operante poteva effettivamente quantificare il numero di presenze che ammontavano a oltre 4 mila persone comprese famiglie con bambini. I servizi di controllo e cinturazione hanno avuto l’effetto di scongiurare che nell’area prescelta si concentrasse un numero di persone ben superiore, ipotizzato fino a 30 mila, secondo le confidenze raccolte dalle forze di polizia tra gli stessi partecipanti. Peraltro, il mancato raggiungimento delle presenze preventivate dagli organizzatori, sarebbe proprio da ricondurre all’attività svolta in quelle ore dalle forze di Polizia che avrebbero fatto recedere numerose persone, in particolare giovani prov da altri paesi, dall’iniziale intento di partecipare al rave».
L’area ha favorito il raduno. Secondo Lamorgese «Le difficoltà di controllo dell’area, legate alla conformazione del territorio, alla sua notevole estensione, non hanno potuto impedire l’afflusso consistente di partecipanti al rave che nella sua punta massima ha contato tra 7 e 8 mila persone.
Escluso il ricorso alla forza. In considerazione della portata dell’evento, nella mattina dello stesso 14 agosto, veniva convocata una prima riunione del comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica di Viterbo, nel corso di dette riunioni è stata messa a punto la più idonea linea di azione che ha dovuto tenere conto di tutti i fattori di contesto, effettuandone una ponderata valutazione, atteso l’elevato numero di soggetti coinvolti tra cui anche minori, le caratteristiche dell’area, la consistente presenza di auto, anche di grandi dimensioni, veniva valutato opportuno di avviare da subito un’attività dissuasiva e di pressione sui partecipanti, considerando controindicata un’azione di forza, un intervento di sgombero dell’area con il prevedibile ricorso a mezzi speciali quali idranti, artifizi lacrimogeni, attesa la conformazione rurale con massiccia presenza di stoppie facilmente incendiabili e allestiti sistemi elettrici del tutto precari, avrebbe potuto determinare rischi di ordine pubblico e seri pericoli per incolumità pubblica. Il concreto rischio di propagarsi di incendi aveva suggerito fin da subito la necessità di prevedere sul sito un presidio di persone e mezzi dei vigili del fuoco mantenuto fino al termine dell’evento.
Per quanto riguarda la linea di comando data dagli organi centrali del Viminale a quelli periferici, prefetto e questore, è bene chiarire che eventi e fatti locali che rientrano nella sfera dell’ordine e della sicurezza pubblica rimangono di piena e diretta responsabilità decisionale e gestionale di prefetti e questori, questo è l’impianto della legge 121 che non a caso configura il prefetto e il questore come autorità di pubblica sicurezza, dotati dei necessari poteri, compresi quelli del prefetto di disporre della forza pubblica. Tuttavia le valutazioni emerse nel corso dei comitati provinciali tenuti dal prefetto di Viterbo sono state ampiamente condivise dal dipartimento della pubblica sicurezza che in simili evenienze opera a supporto dell’autorità provinciale, proprio in ragione delle grave conseguenze che avrebbe potuto comportare l’uso della forza. Io stessa ho seguito passo passo il corso della vicenda, non appena si sono delineati i suoi precisi contorni, rapportandomi con il capo della polizia e con il prefetto di Viterbo e da ultimo anche con il sindaco di Valentano. Abbiamo ritenuto che la scelta operativa non avesse alternativa. La strategia seguita dalle autorità di pubblica sicurezza si è indirizzata non verso un rischioso tentativo di forzosa evacuazione dell’area, bensì nell’esercitare una continua e costante pressione per rompere il fronte dei partecipanti sollecitando la maggioranza più resipiscente e isolando la frazione più irriducibile i cui propositi sarebbero stati quelli di proseguire a oltranza il rave. Tale strategia ha avuto l’effetto non solo di scongiurare il degenerare della situazione sul piano dell’ordine e della sicurezza pubblica ma anche di evitare il proseguo ella festa fino al 23 agosto.