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Dies Natalis: la nuova Macchina di santa Rosa.

Dies Natalis: la nuova Macchina di santa Rosa.

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Viterbo, 18 settembre 2023 – Presentata ieri la nuova macchina di santa Rosa presso il teatro dell’Unione. Cala il velo sull’ultimo sforzo creativo di Raffaele Ascenzi, e in platea scende il silenzio. Dies Natalis, questo il nome della nuova macchina, è una vera e propria opera d’arte: una cattedrale dedicata a Rosa. Austera,  colossale, solenne, ricca, preziosa. In una sola parola: meravigliosa. Un’idea che si ispira alla  tradizione più antica, per rompere gli schemi affermati nelle epoche più recenti. Si attinge dalla lezione del passato per rivoluzionare il futuro. Dies Natalis riscrive il canone delle Macchine di santa Rosa,  introduce un’idea inedita di bellezza, dove la Macchina non è solo quel “campanile” che cammina, ma diventa un luogo in cui entrare e rivivere la storia mistica di santa Rosa e del suo tempo. Dies Natalis è un mondo che parla il linguaggio arcano  del Gotico, per esporre il mistero dell’ oltre terra, l’emotività della storia di Rosa, il fascino del tempo scomparso che torna potente, nel riscrivere il futuro.

Come nasce Dies Natalis (Storia e dettagli nella Relazione tecnica)

Il 6 marzo 1251 la giovane Rosa muore nella sua casa attigua al monastero di San Damiano e ogni anno questa data è dedicata al suo ricordo con celebrazioni nella basilica che oggi porta il suo nome. Per la Chiesa il giorno della nascita dei suoi figli è il giorno della morte, pertanto stabilisce che la memoria liturgica sia celebrata nel momento in cui, alla fine del viaggio terreno, la nostra anima è immortale e il corpo è chiamato alla resurrezione, alla fine dei tempi. La concezione che  la Chiesa ha della morte, è quasi gioiosa e piena di speranza, è la porta che ci introduce alla nuova vita al cospetto di Dio. Il corpo di Rosa viene sepolto nel cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio e fu fatto riesumare il 4 settembre 1258 da papa Alessandro IV, allora residente a Viterbo, in seguito a un sogno nel quale, si narra, il pontefice ricevette la supplica della fanciulla di far spostare le sue spoglie all’interno  ella chiesa dove in vita aveva chiesto di entrare in clausura.

Oggi, il corpo trovato miracolosamente incorrotto, è custodito all’interno di una preziosa urna in vetro, ed è venerato dai fedeli che la ritengono Santa per acclamazione popolare. La prima processione con il corpo di Rosa trasportato a spalla da quattro cardinali della Crocetta al Monastero di santa Chiara, fu accompagnata dal Papa e viene ricordato come il primo trasporto da cui ebbe origine la secolare tradizione.

La prima macchina di santa Rosa.

Tra il 1258 e il 1664, anno in cui viene realizzata la prima Macchina, esistono a Viterbo solo testimonianze di processioni religiose in onore di Santa Rosa. Il primo disegno, che è ancora conservato negli archivi cittadini, è del 1690 e raffigura un baldacchino che inizia a slanciare le architetture barocche verso l’alto con in cima la statua della Santa. Dal 1700 in poi, l’immagine di Rosa viene posta all’interno delle architetture ispirate in sequenza alternata al Gotico o al Neoclassico che, con cadenza quasi annuale, vengono rinnovate nelle forme e negli stili. Gli autori compongono il loro progetto sempre enfatizzando la grandiosità scenografica con sovrabbondanza di decorazioni e virtuosismi tipici del periodo, esaltando la sfida che unisce la forza fisica dei facchini con le tecnologie costruttive di cui disponevano. Le costruzioni erano in legno e in pochi anni raggiunsero altezze da rendere la festa viterbese un fatto quasi unico al mondo. Per oltre due secoli e mezzo la Macchina ha avuto l’aspetto di un campanile classico, illuminato di notte a fiamma viva dal bagliore di centinaia di candele, con statue e quadri all’interno di nicchie e guglie raffiguranti la vita e i miracoli della giovane santa viterbese. Suggestivo è il progetto del 1827 di Angelo Papini, che riporta alla base la scena della riesumazione del corpo di Rosa con un personaggio armato di piccone nell’atto di scavare, con, a poco distanza, la figura interessata del papa Alessandro IV che aveva chiesto di esaudire il sogno di Rosa. La giovane Santa viene spesso raffigurata insieme ad angeli che la accompagnano in cielo. I disegni di più di ottanta diverse Macchine di questi primi secoli costituiscono un prezioso patrimonio culturale identitario che il progetto proposto vuole rielaborare in una versione contemporanea ma conservando le linee compositive che li hanno ispirati.

La macchina del XX e XI secolo.

Nel 1952 Rodolfo Salcini, architetto viterbese, propone un progetto che rivoluzionerà le tecniche costruttive e compositive delle macchine a spalla, sostituendo le strutture in legno con l’utilizzo di tralicci metallici che permisero di passare da 19 a 27 metri di altezza. Solo dal 1967 il Volo d’Angeli segnò il passaggio definitivo alle forme attuali, superando i trenta metri e portando la Santa in cima alla Macchina per farla svettare sopra i tetti dei palazzi che si affacciano sul percorso. Altre sette macchine seguirono questa impostazione fino al modello attuale, con architetture iscritte all’interno di un volume troncoconico intorno all’asse centrale.

Il progetto

Il processo compositivo del progetto proposto, non valuta solo la storia recente ma si fonda su un’attenta analisi di tutti i modelli che hanno contribuito a raggiungere il prestigioso riconoscimento da parte dell’Unesco nel 2013, che ha definito il trasporto della machina di Santa Rosa patrimonio immateriale dell’Umanità. Nel rapporto tra superfici esterne, volutamente riconducibili a forme e geometrie del passato, e nucleo centrale, dove invece compare una diversa forma di dialogo architettonico più legato a materiali e soluzioni contemporanee, si cerca di stabilire un legame armonioso tar due diversi linguaggi. La patina argentea che ricopre le statue al centro della Macchina e la struttura centrale a tubo che attraversa i fori apicali delle volte e culmina nella parte più alta ai piedi della croce, accentua questo confronto tra stili e stimola lo spettatore a una rilettura dell’intero organismo, non si tratta di una riproposizione anacronistica di un’architettura che non appartiene più al nostro tempo, ma è il tentativo di far rivivere la più antica tradizione che ha animato per secoli le notti del settembre viterbese. La sfida di questa macchina è arrivare ai limiti di altezza consentiti, raddoppiando quindi le dimensioni delle strutture ottocentesche grazie alle più attuali tecniche costruttive, mantenendo le armonie e la ricerca esasperata del dettaglio dello stile barocco delle macchine devozionali. Il progetto vuole raccontare con forza una storia, e propone a tre livelli ascendenti il giorno in cui la Santa, per la Chiesa, ha raggiunto la vita eterna. Il passaggio dalla via terrena, nel giorno della sua morte alla rinascita tra gli angeli e i santi del paradiso, in questo percorso la Santa viene accompagnata da figure angeliche che scendono alla base della struttura e vegliano il corpo adagiato su una pietra, mentre intorno, come fatto terreno, compaiono figure che piangono la prematura scomparsa della giovane Rosa viterbese, ma al contempo gioiscono per la certezza della sua resurrezione. I personaggi esterni assumono una grande importanza nella composizione, ma sono volutamente inseriti in una scala diversa dalla scena centrale come pure la loro collocazione finale che la associa, anche nelle  cromie, alle architetture di pietra in stile gotico, richiamanti il grigio chiaro del peperino. I progettisti del passato si rifacevano a modelli architettonici non necessariamente presenti nella città di Viterbo, ma prendevano spunto nella composizione da elementi dell’architettura ecclesiastica di varia natura e origine. Solo a partire dalla metà del ‘900 quasi tutti i modelli inseriscono parti della città medioevale, alternando architetture, modellazioni plastiche e sculture di angeli, allontanandosi pertanto dal metodo che orientava la realizzazione dei campanili descritti in precedenza. Questo progetto, anche se volutamente ricondotto alle origini della tradizione, cerca di svelare alcuni angoli della città, trovando una sintesi tra le differenti teorie compositive.

 

Piastra di base e travi in legno (H36 cm) peso stimato 1450 Kg.

La misurazione della Macchina parte dalla spalla del facchino di santa Rosa, dove sono le travi in legno ancorate a una griglia in acciaio, disposte su 7 file ortogonali al senso di marcia per i Ciuffi e due laterali per le Spallette. Generalmente viene riutilizzata la stessa della macchina precedente e riadattata con piastre di ancoraggio per far partire le nuove strutture.

Base (4,3 x 6m h. 2,29m) eps e poliurea peso stimato 500 KG struttura + parti scenografiche e impiantistiche 970 Kg = 2220 kg.

Un parallelepipedo scavato con quattro scale che salgono  a croce verso il centro della macchina con mosaici cosmateschi incisi sulle superfici perimetrali, costituisce il solido basamento dove avviene la prima scena. Il corpo di Rosa adagiato su una pietra squadrata e priva di eccesivi ornamenti, è posto al centro dello spazio e diventa la vera anima della celebrazione, focalizzando tutte le attenzioni dei fedeli riuniti in preghiera. Le architetture della macchina sono tutte rivolte verso la Santa, con il compito di rievocare il primo trasporto voluto da Papa Alessandro IV nel 1258. I viterbesi, da quel giorno, ogni anno, percorrono gli stessi sentimenti di venerazione e compiono lo stesso gesto di amore. Gli elementi decorativi alla base, come le stelle cuspidate o i cubetti in serie, sono presenti in vari palazzi del centro storico e nello specifico sono ripresi dal loggiato di Palazzo Alessandri a San Pellegrino. Sul fronte anteriore sono posti i loghi in rilievo della città di Viterbo, Sodalizio facchini di santa Rosa, Unesco, Gramas e Giubileo 2025.

Primo tronco (pianta quarata 3,58 m h. 8,84 m) eps poliurea Peso stimato 250 KG struttura alluminio + 500 Kg parti scenografiche e impiantistiche 750 kg.

Riprende lo stile Gotico del sepolcro di Papa Clemente IV nella chiesa di San Francesco con colonne  tortili e archi a sesto acuto che sostengono una torre ottagonale alla cui sommità, per allargare la base di appoggio del tronco superiore, sono inseriti archi a tutto sesto e modanature sovrapposte con coronamento aggettante, visibili nella parte absidale della chiesa di Santa Maria Nuova. L’asse centrale è interamente svuotato e lascia spazio a un traliccio di acciaio rivestito di sottili lamierine accartocciate di metallo che permetteranno alla luce intensa, proiettata verso il corpo della Santa di filtrare e creare una retroilluminazione che dall’interno della macchina tenderà ad uscire attraversando le architetture perimetrali, avrà anche una funzione strutturale, innestandosi nelle colonne e trasmettendo i pesi della macchina,  distribuendo i carichi con raggio più ampio in corrispondenza delle quattro colonne  collegate alla base. Accentuerà il senso di ascensione al cielo e stabilirà un legame tra la figura alla base senza vita e quella oramai protesa verso la vita ultraterrena dei santi. Il tunnel centrale permetterà anche al personale addetto al montaggio della macchina di raggiungere le parti più alte senza ostacoli.

Secondo tronco (pianta ottagonale iscritta in un diametro di 2,9 m h6,20 m) eps e poliurea. Peso totale 175 kg struttura alluminio + 400 kg parti scenografiche e impiantistiche 575 kg.

La seconda scena vede la santa in estasi, avvolta dalla luce e accompagnata in cielo da cinque angeli. Le otto guglie poggiano su pilastri polistili e sono superate in altezza da pinnacoli ornati di foglie, protesi verso l’alto per accentuare il disegno verticale della Macchina.

Terzo tronco (pianta ottagonale iscritta in un diametro di 2,5 m h 3,75m) eps poliurea peso totale 100 kg struttura in alluminio + 380kg parti scenografiche e impiantistiche 480 kg.

Quattro angeli si affacciano tra gli archi e con lo sguardo proteso al cielo preannunciano la terza scena.

Quarto tronco (pianta ottagonale iscritta in un diametro di 2,3 m h 6,56m) eps poliurea Peso totale 75 Kg struttura in alluminio + 200 g parti scenografiche e impiantistiche 275 kg

Il corpo e l’anima di Rosa sono pronti a parlare con Dio e a proteggere la città nell’alto dei cieli. La statua inginocchiata e sorretta in alto a due angeli abbracciati, è posta, come in passato, all’interno della macchina, la cupola ha un foro apicale chiuso solo da una fitta rete metallica che sostiene la croce in cima alla struttura e consente alla luce di uscire dall’alto.

Punti di ancoraggio per una eventuale esposizione in luoghi aperti.

Le strutture saranno opportunamente calcolate per poter sopportare carichi accidentali dovuti agli agenti atmosferici, se collegate a punti di ancoraggio esterni, mediante i posizionamenti di anelli saldati in punti nascosti del traliccio portante, a partire da un’altezza di 15 metri da terra per collegare cavi e tiranti in acciaio.

Alla base in acciaio della macchina verranno collocate delle catene ancorate a zavorre in c.a. per evitare il ribaltamento.

Peso totale della Macchina 5.000 Kg baricentro a circa 6,8m da terra. Strutture portanti: 1450 kg basamento e travi in legno + 1100 kg, traliccio misto in acciaio e alluminio, parti scenografiche e impiantistiche 2450 kg, tempo previsto per l’esecuzione 6 mesi.

Stima sommaria dei costi di realizzazione dell’opera.

La struttura portante sarà costituita da un traliccio reticolare semplice di aste per lo più di sezione quadrangolare, di spessore variabile per ottenere una corretta distribuzione della rigidezza anche in funzione delle masse costituite dall’allegoria e dalle luci della macchina che presenta piani di simmetria verticali. Sarà coperto quasi interamente dalle allegorie in eps e a vista solo intorno all’asse verticale al centro della macchina. Sarà realizzato parte in acciaio e soprattutto in alluminio in più tronchi giuntati tra loro per mezzo di bulloni e piastre per consentirne la costruzione e l’immagazzinamento per parti all’interno di capannoni, oltre che la trasportabilità con i comuni auto articolati. La struttura metallica, nel suo complesso, verrà interamente verniciata per quanto riguarda l’acciaio, mentre le parti in alluminio saranno protette con il processo chimico della passivazione. Costo stimato 90.000 euro.

La tinteggiatura a smalto delle  architetture perimetrali e delle statue poste sul paramento esterno, avrà sfondo sfumato nelle tonalità del grigio chiaro e velature quasi a riprendere i cromatismi del peperino viterbese. Le parti interne saranno di colore argento con riflessi bronzati. Costo stimato 40.000 euro.

 

Illuminazione  di fondo è ottenuta mediante proiettori con lampade Led di varia intensità, disposte principalmente alla base di ogni modulo ed orientate in seno verticale, microproiettori a led saranno inseriti nei punti meno visibili all’interno delle sculture e nelle parti più esterne delle guglie per illuminare verso il corpo centrale della macchina nascondendo i vari punti di emissione luminosa, al fine di evidenziare meglio gli elementi fortemente caratterizzanti. Nel solido di base, saranno disposti dei tubi a led all’interno di cavità realizzate nelle modanature per fornire una luce radente. Costo stimato 70.000 euro.

Allegorie, materiali e tecniche di realizzazione: circa il 90% degli apparati scenografici sarà ottenuto con blocchi in EPS autoestinguente di densità 20-25 kg/mc con certificazione CAM (Criteri ambientali minimi D.M. 11.01.2017). Per favorire la sostenibilità ambientale parte della materia prima deve provenire da elementi riciclati. Per la resistenza al fuoco le superfici in eps saranno ricoperte da uno strato di Poliurea certificata a spruzzo con sistemi bi-mixer ad alta pressione e temperatura. Le sculture saranno realizzate con fresatrici a controllo numerico e macchine per il taglio a filo caldo per la lavorazione dell’eps e seguiranno le geometrie imposte dai modelli 3d da fornire con il progetto esecutivo. Le allegorie più piccole saranno realizzate con stampi e schiume di poliuretano ad alta densità. Bicchierini in alluminio con supporto e di fissaggio e stoppino per cerca liquida + candelieri a stelo alto in tubi di alluminio n. totale 800. Costo minimo stimato 450.000 euro.

COSTO STIMATO TOTALE DELLA MACCHINA PROGETTATA 650.000 oltre IVA (le somme descritte potranno variare all’interno delle singole categorie ma non dovranno superare la cifra totale stimata)

Nel presente studio di fattibilità si sono rispettati i limiti dimensionali, di costo e di peso, come stabilito nell’art. 2 comma 2 lettere a-b-c-d del Regolamento di concorso.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.