Home Cronaca Giulio della Rocca: “Abbiamo pitturato la parete. Scempio impresentabile”.
Giulio della Rocca: “Abbiamo pitturato la parete. Scempio impresentabile”.

Giulio della Rocca: “Abbiamo pitturato la parete. Scempio impresentabile”.

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Viterbo, 31 dicembre 2024 – “Abbiamo pitturato con il colore  esistente la parete. Le orribili e pericolose finestre con pezzi di vetro e  tufi in vista sono state coperte da opere d’arte che rappresentano la Tuscia”. A dirlo è Giulio della Rocca, il celebre professore viterbese con una cattedra di matematica a Los Angeles, riguardo alla pittura color rosa della parete del palazzo  di proprietà della regione Lazio, ex sede dell’Ospedale Grande degli Infermi sulla fiancata che delimita il corridoio di uscita su piazza San Lorenzo dell’ascensore di Valle Faul. Una  facciata segnata da calcinacci caduti e macchie che non mancava di sollevare critiche e proteste oramai da anni per lo stato di evidente degrado. E’ una ferita al mio ed al cuore di tutti i cittadini che non approvano il brutto. Sono anni che cerco di fare qualcosa”, dice Giulio della Rocca. “Dal 2017 ho sofferto un lungo periodo di “spirto guerrier ch’entro mi rugge” che mi ha portato a fare alcuni passi. Ogni due anni – racconta – ho scritto alla Asl lamentando la triste presentazione della città ai turisti che, uscendo dall’ascensore di valle Faul, si trovavano finestre chiuse con i tufi, vetri rotti e pareti con grossi ammanchi di stucco. Mi  offrivo di rendere almeno decente la parete a sinistra salendo. La prima risposta è stata, parafrasando, “hai ragione, ti facciamo sapere noi”. Poi, più nulla. Così Giulio della Rocca: “Dopo 7 anni” ha intes fare come “il silenzio-assenso ed ho pensato di fare cosa buona e giusta”. Vale a dire tinteggiate la facciata da soli, utilizzando il colore indicato dall’ “analisi con  tintometro digitale su campione del colore esistente. Massima attenzione nella scelta della tinta perché è giusto rispettare l’esistente. Anzi esaltarlo. Le finestre non erano esaltatili”, continua. Il risultato ottenuto, però, non lo soddisfa ancora: “Non molto”, dice, “La parete è appena accettabile. Molte finestre restano chiuse da tufi. Il cemento in terra è impresentabile. Vicino c’è il monumento orgoglio storico-culturale della città. Ogni persona in buona fede sa che adesso è meglio ma migliorabile. Il mio intervento – prosegue – è solo “migliorativo e rispettoso dell’esistente”. Nulla di impattante.  Non è perfetto ma non possiamo lasciar che la perfezione sia l’ostacolo per risolvere problemi facili”. Nonostante i buoni propositi,  però, ora questo gesto di zelo verso il decoro cittadino, rischia di andare incontro con probabili sanzioni, anche se Della Rocca, in proposito, si dice tranquillo. “E perché mai?”, replica, “Ho migliorato l’esistente nel rispetto di quanto ho trovato. Ho nascosto ai turisti un po’ di “panni sporchi” che dovevano essere lavati da noi. Non si poteva più aspettare”, commenta. Alle critiche esplose in seguito al suo gesto replica: “Ad ognuno il proprio parere. Il colore è lo stesso. Le opere sono rimovibili. Non vedo possibili contraccolpi. Già oggi pomeriggio ( 29.12.2024 ndr) in strada molti mi ringraziavano. Ho visto turisti guardare i punti indicati. Per allungare la permanenza degli ospiti-proventi del turismo- dobbiamo offrire la Tuscia come destinazione.  Prima ancora della tre P, Parcheggio, Pipì e Pappa, il turismo necessita di città pulita ed ordinata, accogliente e se possibile con tante vetrine accese ed aperte. Quello scempio era impresentabile. Mi sorprende che non fosse stato fatto prima. Credo che fare le cose facili sia un dovere morale”. Della Rocca, insomma, non solo non disconosce l’accaduto, ma rilancia: “Che ci lasciassero fare di più. La parete è solo accettabile. Se qualcuno più ferrato di me ci indicasse il colore giusto in quel contesto, sono sicuro che troveremmo tutte le energie necessarie  e molti artisti pronti a rappresentare il proprio paese su quadro a copertura delle altre finestre. Un amico, architetto e vecchio politico viterbese, mi ha proposto di “far diventare l’uscita dell’ascensore una galleria a cielo aperto”. Magari. Io non sono nessuno e questo intervento era da farsi, ma dobbiamo imparare a fare di più e litigare di meno. Viterbo vuole essere capitale della Cultura europea, credo nel bello non nel brutto. Se qualcuno ci chiedesse potremmo fare di più.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.