Home Attualità Rinnovo di Palazzo Gentili: una roulette con caselle di molti colori

Rinnovo di Palazzo Gentili: una roulette con caselle di molti colori

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Bocche cucite dalla segreteria provinciale del Pd. Il segretario Andrea Egidi non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali. Intanto, a scattare una foto della situazione all’indomani del voto dell’11 giugno, ci pensano i risultati usciti dalle urne.

Innanzitutto quello di Tarquinia dove, dopo dieci anni di governo Mazzola (Pd), i democratici non arrivano nemmeno al ballottaggio, conquistato da due candidati di centrodestra: da una parte Pietro Mencarini (26,60%) il più votato in assoluto, sostenuto da  Forza Italia e Lega, dall’altro Gianni Moscherini (19,36%), portato da Fratelli d’Italia. Sarà, dunque, una sfida tutta interna al centrodestra.

L’amarezza che starebbe montando in casa Pd, invece, sarebbe rivolta a quell’addizione non avvenuta tra i voti ottenuti da Anselmo Ranucci (16,87%), candidato dem, e quelli di Renato Bacciardi (16,42%) candidato di Moderati e Riformisti. Insieme avrebbero ottenuto il 33,29% superando gli altri due che hanno ottenuto l’accesso al ballottaggio. Tutto ciò non è avvenuto. E in politica niente capita a caso. Nemmeno le alleanze mancate. La divisione, al di là dei personalismi che potrebbero esserci stati,  resta comunque un episodio sintomatico di uno scenario ancora più ampio che potrebbe aprirsi di qui a breve su altri campi di confronto politico, innanzitutto quello provinciale, dove le carte, in questi giorni, sarebbero in pieno rimescolamento.

Un enorme punto interrogativo pesa su candidature ed alleanze, dove una delle grandi incognite, in grado di segnare il “colore” di Palazzo Gentili potrebbe essere proprio Moderati e Riformisti. E non solo.

Quella provinciale è un’elezione di secondo livello, dove il voto spetta a sindaci e consiglieri comunali. Il peso maggiore è esercitato dal comune di Viterbo, dove lo scarto tra maggioranza e opposizione si è ridotto di molto, arrivando, allo stato attuale, a soli tre consiglieri comunali.

Se a questo si aggiunge il voto dell’11 giugno, che modifica la geografia politica di alcuni comuni, alcuni tra i più popolosi, è chiaro che su Palazzo Gentili, in questi giorni, inizia a delinearsi un grosso punto di domanda.

Se il presidente uscente era un democratico, sul nuovo inquilino del palazzo provinciale, è impossibile, allo stato attuale fare delle previsioni, considerando che il conteggio “numerico” è influenzato da enormi variabili sulle strategie che decideranno di intraprendere alcune forze centriste, senza contare le correnti interne ai singoli partiti.

Tutto ciò, ricomposto in un quadro di insieme, ci riconsegna un rebus dalla soluzione non ancora scritta.

Uno dei corridoi principali su cui transiteranno possibili alleanze per Palazzo Gentili è Palazzo dei Priori, dove è ancora aperto, e non è un caso, il tavolo del rimpasto di giunta. Se, come ipotizzato da più parti in questi mesi, sarà Mario Quintarelli, Pd, area Serra panunziani, il nuovo assessore della giunta Michelini, chi avrà fatto un passo indietro in Comune, potrebbe volerne fare uno in avanti in Provincia. Non tanto, e non solo, sulla scelta del candidato presidente, quanto in quella, più strategica e determinante nell’attività futura amministrativa dell’ente provinciale, della composizione della lista di candidati consiglieri. Su questo punto ritorna la variabile più imprevedibile di Moderati e Riformisti che, in teoria, potrebbe assumere qualunque “valore”: allearsi con il Pd, o con le forze di centrodestra, o anche esprimere un candidato presidente proprio, ma sicuramente protesa, come ogni altra forza, a conquistare spazio in consiglio provinciale. Sempre che, l’esito del voto di Tarquinia, non faccia saltare tutto, innescando tensioni dovute alla drastica rottura di quell’asse Pd-Mo.Ri che governa Palazzo dei Priori e che, invece, nel Comune del litorale si è drammaticamente spezzato, segnando la fine del dominio Mazzola, area Panunzi.

Ritornando alla composizione del consiglio comunale di Viterbo, e alla sua incidenza sulla composizione di quello provinciale, va anche sottolineato che pure sul fronte dell’opposizione la frammentazione impera. Accanto a Forza Italia, Fratelli d’Italia, ci sono esponenti di liste civiche il cui collocamento in previsione delle elezioni provinciali è ancora tutto da vedere, ma anche di altri movimenti con un rappresentante dei Cinque Stelle, Gianluca de Dominicis, uno del Psi, Sergio Insogna.Quello che emergerà dal fronte dei consiglieri di opposizione al comune di Viterbo non sarà quindi un voto compatto.  Insomma, su Palazzo Gentili, la consultazione dell’11 giugno ha ufficialmente dato il via a una roulette che, nei prossimi giorni, girerà parecchio prima di bloccare la pallina sulla casella rossa o nera. E niente esclude che possa essere pure di un altro colore.

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.