Home Cronaca Piazza del Plebiscito, strati di scheletri, forse un pezzo di un cimitero molto più grande. Gli scavi si allargano.
Piazza del Plebiscito, strati di scheletri, forse un pezzo di un cimitero molto più grande. Gli scavi si allargano.

Piazza del Plebiscito, strati di scheletri, forse un pezzo di un cimitero molto più grande. Gli scavi si allargano.

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Viterbo, 2 marzo 2025 – La scoperta è di quelle importanti, lo testimoniano quegli scheletri riaffiorati in superficie con gli scavi archeologici effettuati in questi mesi nel cantiere per la ripavimentazione di piazza del Plebiscito, così come i resti murari di quella che era l’antica città medioevale, periodo a cui può datarsi anche l’area della necropoli venuta alla luce.

I resti della città medioevale

La Sovrintendenza dopo mesi di lavoro in silenzio, ha reso noto quanto è stato ritrovato, aprendo al pubblico le porte del cantiere sabato mattina, quando ha informato la cittadinanza della rilevanza dei reperti emersi. Gli strati di scheletri ritrovati potrebbero essere solo l’inizio di una realtà antica sepolta  e molto più ampia. Qualche giorno fa c’era stato l’annuncio dell’assessore ai Lavori Pubblici, Stefano Floris, circa la chiusura delle indagini la prossima settimana. Da quanto emerso da parte degli archeologi, però, questa tempistica appare veramente improbabile, si potrebbe dire addirittura impossibile.

Quello che è stato ritrovato pare, invece, la punta di un iceberg che ancora giace nel sottosuolo, oramai nell’imminenza di  rivelarsi, visto che prossimamente, anziché chiudere, la Sovrintendenza amplierà l’area dello scavo fino a via Ascenzi. Considerando quello che è stato trovato finora, c’è da aspettarsi veramente di tutto, anche che la necropoli si estenda in altre parti della piazza.

Il pezzo di necropoli venuto alla luce

Accanto alla notizia del rinvenimento che assume i connotati dello straordinario per una città come Viterbo, va anche rilevato che quello che si sta effettuando a Piazza del Plebiscito è il primo studio di questo tipo che viene eseguito in questa area. “Non sono mai stati fatti scavi stratigrafici all’interno di piazza del Comune”, ha detto l’archeologa Alessandra Spina incaricata di seguire le operazioni di scavo preliminare in occasione dei lavori di pavimentazione, che ha coordinato le visite sabato mattina  insieme all’archeologa Beatrice Casocavallo, ispettrice della Sovrintendenza e l’architetto Federica Cerroni, ispettore per i Beni architettonici. Ci si chiede, a questo punto, cosa potrebbe esserci sotto quella lingua che corre di fronte alla chiesa di Sant’Angelo in Spatha, dove qualche tempo fa è stata rinnovata la pavimentazione, evidentemente senza fare un’indagine di questo tipo.

Lo scheletro di un bambino di età compresa tra uno e tre anni.

La storia della piazza.  L’edificio più antico” ha detto l’archeologa Spina, “è la chiesa di Sant’ Angelo in Sphata, costruita intorno al 1050 D.c. circa. La piazza era diversa dall’assetto che ha oggi, così come anche la chiesa, attualmente con un impianto neoclassico, risultato del rifacimento fatto nel 1744, quando fu demolita e ricostruita, cambiando anche l’assetto interno da tre a una navata. Era una chiesa di impronta romanico lombarda – spiega ancora l’archeologa con un portico nella parte anteriore, un po’ come la chiesa di Sant’Andrea a Pianoscarano. Il portico viene distrutto nel 1231  insieme ad alcuni alberi, così viene riportato dalle fonti, per far posto alla piazza. Nel 1230  già iniziano le prime distruzioni, non soltanto  di strutture murarie come questa, ma anche di abitazioni perché  venivano espropriate e distrutte  per iniziare a creare  l’assetto che vediamo oggi della piazza.

Il cimitero medioevale. Stiamo cercando di definire il periodo di utilizzo. Sicuramente il termine ultimo  per le sepolture all’interno dei centri abitati è l’editto di Saint Claude, quello fatto da Napoleone nel 1804″, spiega l’archeologa Spina, “fino a questa data era consuetudine seppellire all’interno delle chiese le sepolture più privilegiate che spettavano ai membri del clero e della nobiltà.   Queste sepolture ritrovate, hanno tutte un orientamento che è quello convenzionale delle sepolture cristiane, con il cranio a ovest e i piedi a est, perché in realtà non era tanto importante la posizione del cranio, quanto lo sguardo del defunto che doveva essere rivolto ad est, come lo è anche la chiesa, anche essa influenzata dai punti cardinali, perché a est sorge Cristo e la luce.  La posizione del defunto era tale in vista della resurrezione dei corpi nel giorno del giudizio.

Strati di scheletri, per ora rinvenute 25 sepolture di cui 3 bambini e un neonato. Saranno rimosse. Stiamo facendo un lavoro certosino molto delicato e importante”, ha proseguito l’archeologa, durante la visita al cantiere, “C’è un livello di terra molto sottile che copre le ultime sepolture che sono state deposte,  sono le prime che abbiamo cominciato a rimuovere, mettendo in luce, sotto, altre sepolture meglio conservate, perché quelle superficiali sono state schiacciate anche dal peso  dei mezzi e dalle varie operazioni  di pavimentazione e frequentazione della piazza. Le sepolture più basse presentano una tipologia un po’ più ricca nell’ambito delle sepolture povere, perché recano una copertura in tegola che aveva la funzione di proteggere il corpo e renderlo facilmente visibile nel momento in cui  i fossororis, i moderni becchini, andavano a scavare per mettere un altro corpo. Sono stratificazioni di corpi, fasi di sepoltura, in epoca con mortalità alta, per cui questi luoghi venivano sfruttati per molto tempo. Le sepolture dovevano essere meno ingombranti possibili, ecco perché non vediamo casse lignee o sarcofagi,  perché non c’era spazio per poterli mettere. Molto spesso c’era una sepoltura con un sarcofago che veniva riaperto per rimuovere le ossa poste e porle negli ossari, in modo da poterlo utilizzare per deposizioni ricorrenti.

Gli scavi continuano e si ampliano per cercare altri corpi e testimonianze. “Ci aspettiamo, levando lo stato superficiale, di trovare l’estensione della necropoli  e di intercettare un livello  dove le ossa sono meglio conservate nei punti più bassi. Queste ci potranno dare informazioni molto importanti a livello demografico e anche sullo stato di salute, l’età, la morte e le cause. Alcune informazioni si possono raccogliere già in fase di scavo, altre le dedurrò in laboratorio”, ha spiegato Spina.

Il cimitero dei bambini.  Ritrovata anche una “Piccola area cimiteriale infantile, dove ci sono dei sub adulti, dei bambini che hanno superato l’anno di vita, diciamo che si trovano tra uno e tre anni. Ce n’è uno molto piccolo, probabilmente un feto a termine o un neonato morto nell’arco dei primi due mesi di vita. Non abbiamo ancora capito – ha affermato Spina – in che periodo sono state realizzate, potrebbero essere state messe lì in un momento critico in cui non si utilizzava più la necropoli. Sintomatica la presenza di bambini cosi piccoli in una necropoli medioevale. Solitamente hanno uno spazio dedicato a parte, potrebbero essere stati messi lì in un momento in cui l’area non era più utilizzata. Stiamo continuando questa indagine, quando finirà lo scavo, lo studio si sposterà oltre che in laboratorio, negli archivi per analizzare il libro delle anime e provare non dico a collegare i nomi di alcune persone con i defunti realmente sepolti, ma cercheremo di capire se ci sono altre aree sepolcrali oltre a quella che stiamo scavando e altre informazioni. “Dobbiamo dare dignità a queste sepolture”, ha detto Casocavallo, “quindi le dobbiamo in qualche modo scavare e togliere”. Ritrovati solo gli scheletri senza alcun corredo. “Si tratta di persone che appartengono al ceto più basso della popolazione”, ha spiegato l’archeologa Spina, “non avevano possibilità. Gli unici elementi di corredo che potrei aspettarmi di trovare, sono quelli appartenenti al vestiario, bottoni, fibie. Non gioielli, non venivano messi, perché avrebbero incrementato spogli e tombaroli”. “Le sepolture vanno rimosse”, ha proseguito Spina, “non possiamo lasciare l’indagine allo stato attuale in cui si trova ora, tutti gli scheletri in vista vanno recuperati e dobbiamo reperire più informazioni possibili.

Continueremo a scavare: lo ha affermato ieri l’archeologa, precisando, “non so dire quanto, non posso parlare di durata dei lavori. Per prima cosa il meteo ci ha fermato per quattro giorni, con il week end è diventata una settimana di stop. Sicuramente dobbiamo proseguire le indagini in questa area, ma la durata precisa dei lavori non posso darla. Il Comune ha delle sue proiezioni, le aveva anche all’inizio, poi sono cambiate nel corso del tempo in base ai rinvenimenti. Abbiamo sempre lavorato in accordo e in armonia, collaborando con tutti gli enti. Ci siamo sempre confrontati con il Comune prima di aprire delle aree, concordando le modalità dell’intervento.

L’area dello scavo si amplia fino a via Ascenzi.  “Abbiamo delimitato questa area”, ha detto ieri l’archeologa, indicando il riquadro contenente gli scheletri rinvenuti, “perché c’è il problema logistico di non poter camminare sulle ossa e per cercare di pulirla, approfondirla per verificarne l’estensione. Ci sono elementi moderni come la canaletta, creati per rafforzare il terreno durante lavori di pavimentazione e un altro tubo. Non sappiamo se proseguendo lo scavo, troveremo altre infrastrutture moderne legate o meno a questo ciclo delle acque chiare e scure. Sicuramente dovremo ampliare l’area di scavo. Di questo il Comune è stato già informato, abbiamo sempre effettuato i vari interventi in accordo. Ovviamente la Sovrintendenza ha la direzione scientifica ed è essa che definisce in quale punto va approfondito o meno lo scavo, sicuramente nell’area verso via Ascenzi.

Progetto laser scanner. “C’è un progetto laser scanner”, ha annunciato l’archeologa, “darà sostanzialmente una riproduzione plastica di ciò che si vede ora. Questo è l’unico modo per renderlo permanentemente fruibile alla cittadinanza. Le altre ipotesi sarebbero state quelle di lasciarlo aperto o coperto da un vetro, soluzioni già vagliate, ma non fattibili. Il laser scanner è un sistema non invasivo, riprodurrà insieme ai rilievi effettuati, la documentazione fotografica e le foto fatte con il drone per tradurre nel tempo questa immagine dello scavo come si vede oggi.

Tutte le strutture emerse sono molto importanti. “Tutte le strutture rinvenute sono rilevanti. Finito lo scavo nel terreno, il lavoro si sposterà  in archivio, dove inizierà lo studio, consultando le pergamene per riuscire a dare un nome a queste strutture, cosa motlo difficile. Potrebbero essere degli edifici che sono stati distrutti per ampliare la piazza e fare posto a via Cavour, come altre demolizioni che sono state effettuate nel tempo a questo scopo. Molto probabilmente sono strutture residenziali”, ha concluso l’archeologa.

 

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.